24 Maggio 2019 3 commenti

In the Dark: la bad-girl non vedente che prova a farci sorridere di Roberta Jerace

Poteva spaccare come Atypical ma non fa il salto di qualità

Ben Mark Holzberg benmark.ca

Ubriacona, sarcastica, bulla, opportunista e manipolatrice, insomma una cattiva ragazza, anzi una vera e propria stronza. Lei è Murphy, la protagonista. E la serie si chiama In The Dark. Nel titolo risiede un’altra caratteristica fondamentale di Murphy, cioè il fatto che tra le altre cose, sia una giovane donna non vedente, probabilmente nel periodo più buio della sua esistenza.

Negli ultimi anni, il racconto della disabilità si è fatto spazio tra le serie tv, mettendo al bando per sempre l’immagine, foriera di facili pietismi, del disabile buono d’animo ma sempre ai margini della società e della serialità stessa. Speechless, Atypical e il recentissimo Special, sono esempi di show che hanno scelto audacemente di usare come oggetto principale della loro narrazione proprio la disabilità e sono stati capaci di farci percepire l’umanità dei protagonisti grazie al loro essere tutt’altro che corretti e mansueti. Imperfetti, dunque, non per i loro handicap fisici o mentali, ma semplicemente perché umani.

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In the dark, seppure tenta di percorrere la strada già solcata da questi modelli, non riesce a eguagliarli in valore, poiché si perde in una successione di imprecisioni e indecisioni, che la collocano in un limbo qualitativo e potrebbero non farla sopravvivere alla ghigliottina del rinnovo.

In onda su The CW e prodotta tra gli altri da Ben Stiller, la serie è curata dalla showrunner Corinne Kingsbury (Fam; The Newsroom) che sembra non riuscire ad affrancarsi pienamente dal flop di Fam (dove, chiaramente in preda ai fumi dell’alcol, aveva scritto il ruolo principale di una commedia per quella “simpaticona” di Nina Dobrev). Qui, la parte della protagonista è affidata a Perry Mattfeld (Shameless; Stitchers), che con i suoi grandi ed espressivi occhi verdi chiede un eccessivo atto di fede allo spettatore che fatica a riconoscere, nel suo, un autentico sguardo cieco.

La Mattfeld veste i panni di Murphy, antieroina che indossa un’armatura di cinismo e ribellione, nel tentativo di liberarsi dal senso di impotenza che la sua condizione comporta e che mal si accorda con il suo personale carattere e con le scelte iperprotettive dei genitori. Entrambi hanno, presumibilmente, abbandonato i propri lavori per aprire una scuola di addestramento cani-guida e sostenere la figlia adottiva che non è sempre stata cieca, ma che ha perso la vista durante l’adolescenza.

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Il racconto prende il via da una circostanza che assesta un ulteriore colpo alla vita della giovane protagonista: una sera infatti, trova nel vicolo sotto casa il corpo esanime del suo più caro amico. Tyson è uno spacciatore adolescente che le ha salvato la vita qualche anno prima ed è, insieme alla sua amica di sempre e coinquilina Jess (Brooke Markham), l’unico con il quale Murphy si concede di abbassare le difese.

SPOILER di poco conto. Quando la polizia arriva sul luogo del delitto, il corpo non c’è più ed è difficile dare un seguito investigativo a un crimine che non sembra sia mai avvenuto, dando per giunta credito a una testimone oculare cieca. Murphy decide di trovare da sola l’assassino, imbarcandosi in una serie di situazioni ad alto potenziale comico, che non vengono sfruttate adeguatamente. FINE SPOILER

L’inquadramento dello show lo inserisce nel genere dramedy (parola che qui a Serial Minds non amano, la dico sottovoce), ma registi e sceneggiatori non spingono sufficientemente sull’acceleratore; non imprimono quello sprint dissacratorio, che avrebbe fatto di In the Dark un esempio ispirato e di Murphy una figura femminile capace di ricavarsi uno spazio tra i nostri beniamini e generare profonda empatia.

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Tra gli aspetti che generano più dubbi, c’è quel substrato crime al quale sembra che la serie voglia aderire senza particolare convinzione e che ci fa legittimamente chiedere dove la storia si dirigerà quando il delitto avrà trovato soluzione. Va anche detto che la narrazione rifugge il facile cliché del non vedente che sviluppa altri sensi diventando un detective superumano, e di questo non possiamo che essere grati.

In the dark ha sicuramente il pregio di muoversi con garbo nel racconto di alcuni aspetti, come la co-dipendenza che intercorre tra Murphy e Jess, fatta di una quotidianità necessaria e di una moltitudine di attenzioni abituali, o l’indisponibilità affettiva della protagonista, che diviene anche rifiuto fisico ed emotivo dissimulato dal sesso facile e impersonale. Murphy in fondo è una brava ragazza, che tenta di rimediare ai suoi pasticci facendoci sorridere con scene di comicità involontaria, mentre una malinconica tristezza pervade il suo mondo. Sfortunatamente, però, il rischio è di dimenticarci presto di lei, destinata a essere eclissata dalla potenza televisiva di ben altri personaggi. Peccato!

Perché seguire In the Dark: Se vi sono piaciuti certi film di Ben Stiller come I sogni segreti di Walter Mitty, dove una vaga mestizia viene punteggiata da momenti di quotidiana comicità.

Perché mollare In the Dark: Perché è una serie un po’ allo sbando, senza un’identità precisa, che rischia di non arrivare da nessuna parte.

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