6 Novembre 2019 16 commenti

His Dark Materials: HBO e BBC per una serie grossa, attesissima, ma con margini di miglioramento di Diego Castelli

La serie tratta dai romanzi di Philip Pullman esordisce con un pilot ricco e vistoso, a cui manca forse una punta di carattere

Una nuova, ambiziosa serie fantasy.
Di HBO.
Con grandi effetti speciali.
Tratta da una serie di romanzi scritti negli anni Novanta.
No, non è il 2011 e non stiamo parlando di Game of Thrones. Siamo nel 2019 e parliamo di His Dark Materials, la serie tratta dall’omonima saga di Philip Pullman, che già nel 2007 venne trasposta nell’audiovisivo grazie al film La Bussola d’oro, che non diede il via a una saga cinematografica un po’ per flop, e un po’ per critiche varie ricevute, dopo vedremo meglio, da sponde completamente opposte.
La trama, per lo meno quella del primo libro che fa da sfondo alla prima stagione, racconta di un mondo alternativo al nostro dove l’anima delle persone ha una forma materiale, un animale parlante che ogni essere umano porta sempre con sé. Non fa eccezione Lyra Belacqua, ragazzina tutto pepe che vive al Jordan College di Oxford, e che ha davanti a sé un destino molto, molto più grande ed epico di quello che lei possa pensare. Un destino che la porterà a combattere forze misteriose, a incontrare personaggi incredibili, e a scoprire verità impensabili sul mondo in cui vive e sull’universo stesso.

His Dark Materials non ha deluso al debutto, anzi, ha fatto proprio il botto, per lo meno in Inghilterra (in Italia arriverà il primo gennaio, su Sky Atlantic e NOW TV). Coprodotta con BBC, nel Regno Unito il primo episodio ha sbancato, facendo registrare il 31,9% di share e risultando il miglior debutto della rete dal 2014. Decisamente più tiepida l’accoglienza su HBO, forse spiegabile con il target più fanciullesco della serie, a fronte di un pubblico di riferimento del canale più adulto e maschile: solo 424 mila spettatori, la metà della premiere di Watchmen, per esempio (ma vengono i brividi a paragonare entrambe con l’ultimo episodio di Game of Thrones, che piazzò l’asticella a 13 milioni e rotti).
Più in generale, però, proprio l’accoppiata Watchmen-His Dark Materials rappresenta il tentativo, da parte di una HBO orfana di Jon Snow e compagni, di rappresentare ancora il più efficace baluardo della tv tradizionale contro la concorrenza rumorosa delle piattaforme streaming, che hanno visto da poco il debutto di Apple Tv+ e fra pochi giorni accoglieranno anche la corazzata Disney.

Su una cosa non c’è paura di sbagliare: con His Dark Materials HBO e i suoi partner non hanno badato a spese. Il pilot è grosso e vistoso, pieno di effetti speciali quasi sempre convincenti (legati soprattutto alla resa dei daemon, i suddetti animali-anime), di ambientazioni ampie e ariose, di attori molto in parte, a iniziare da Dafne Keen (interprete di Lyra) e passando per volti assai più noti come James McAvoy (Lord Asriel) e Ruth Wilson (la signora Coulter). L’idea dichiarata è quella di rimanere fedele ai libri, e per quanto alcuni dettagli anche significativi siano stati cambiati o riassunti (l’ambientazione è più moderna e meno vittoriana, e la figura di Lord Asriel, almeno per il momento, appare raccontata in modo un po’ diverso), i lettori del romanzo ritroveranno “quella storia lì”, con “quei personaggi lì” e, almeno all’apparenza, “quel sapore lì”.



Qualcosa che stona però c’è, qualcosa che ci impedisce di lasciarci andare subito a un entusiasmo incontenibile per quello che, dati alla mano, potrebbe diventare un nuovo fenomeno televisivo, anche se magari per un pubblico diverso da quello di altre hit di HBO (e diverso dalla stessa Watchmen, di cui è in questo senso complementare).
C’è un problema semplice e non preoccupante, e un altro più tignoso.
Il problema più semplice riguarda il fatto che il pilot, per quanto abbastanza ricco, non abbonda di eventi clamorosi. Ma questo è un “difetto” che ha origine nel romanzo: La Bussola D’Oro è un libro con molte idee e una buona epica, ma i suoi elementi più potenti arrivano un po’ dopo l’inizio, che invece è molto preparatorio. Stessa cosa succede con questo pilot, in cui pure la storia è stata un po’ sfrondata, ma che appare comunque più pacato e tranquillo rispetto alla media dei classici “primi episodi seriali”.

Il secondo problema è leggermente più preoccupante, perché a questo pilot manca qualcosina di più profondo. Gli manca, manco a farlo apposta, un po’ di anima. È naturalmente un giudizio più soggettivo e variamente contestabile ma, a fronte di un notevole dispiegamento di mezzi produttivi, e pur con una storia che ha una sua densità e profondità, al pilot di His Dark Materials manca un po’ di cuore, non c’è una scena che emozioni in modo realmente genuino, che lasci col fiato sospeso o la bocca spalancata. Certo, io e molti altri abbiamo letto il libro, e sappiamo che con ogni probabilità il bello deve ancora venire. Ma ci si chiede se uno spettatore digiuno del romanzo, e che magari non appartiene proprio al target dello show (un pubblico giovane, generalista, familiare), sarebbe convinto al 100% da questo pilot. A guardare i dati d’ascolto inglesi si direbbe di sì, a guardare quelli americani, non tanto.
A mio giudizio, la serie è partita con buona solidità, ma per diventare una bomba ha bisogno di qualche guizzo in più, qualche emozione più vera e istintiva, che vada oltre quello che sembra un lavoro a tavolino ben costruito, ma un pochino freddo. Poi oh, c’è tutto il tempo per migliorare..

Ultimo paragrafo per il tema-Chiesa: per quanto non sia esattamente la Chiesa della nostra realtà, quella di His Dark Materials è una Chiesa pericolosa e opprimente, vagamente medievale, che Pullman non tratta certo coi guanti bianchi. Il risultato, abbastanza paradossale, è che il film La Bussola D’oro fu criticato sia da chi riteneva che l’atteggiamento anti-clericale fosse stato troppo edulcorato, rendendo il film troppo bambinesco, sia da chi, non conoscendo manco il libro, ritenne che il film fosse comunque troppo duro con la religione cristiana e cattolica. Certo, bisogna pure ricordarsi che questi se la presero anche con Harry Potter per la stregoneria, quindi insomma, non è gente che sta tanto bene con la testa. Però sarà interessante vedere come His Dark Materials affronterà il tema nel corso della prima stagione e se e quanto vorrà scatenare un po’ di polemica anche venti e passa anni dopo l’uscita del romanzo.
Ad ogni modo, un prodotto da tenere rigorosamente d’occhio.

Perché seguire His Dark Materials: un fantasy dalle nobili origini, di grande ambizione, girato con ampio sfuggio di mezzi produttivi. Roba che un serialminder che si rispetti non può non tenere d’occhio.
Perché mollare His Dark Materials: resta una serie probabilmente più fanciullesca di altre, e il pilot, per quanto ricco, poteva essere emozionante.

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