12 Maggio 2020

Mrs. America: la storia del femminismo con un cast stellare di Francesca Mottola

Hulu confeziona una miniserie storica dall’alto valore culturale, senza dimenticare l’importanza di un racconto che ti prenda allo stomaco

Non ha ancora una data di uscita italiana la miniserie drama Mrs. America, prodotta da FX e distribuita su Hulu a partire dallo scorso 15 aprile. Ed è un peccato, perché negli Stati Uniti ha convinto il pubblico e ricevuto un’ovazione dalla critica.

Scritta dall’autore della serie cult Mad Men Dahvi Waller e diretta dai registi di Billions e The Affairs Anna Boden e Ryan Fleck, Mrs. America racconta da un punto di vista completamente inedito un momento storico determinante quanto controverso della storia americana. È il 1972 e al centro del dibatto politico c’è l’Equal Rights Amendment (ERA), una proposta di emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti che proponeva di garantire pari diritti a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso. Su questa proposta di legge – il cui fallimento avrebbe influenzato profondamente la cultura e la storia americana, tornando con prepotenza al centro del dibatto in questi ultimi anni – si scontrano le due forze uguali e opposte raccontate in Mrs America: da una parte l’agguerrito movimento di liberazione femminile incarnato da Shirley Chisholm (Uzo Aduba, Orange is the New Black), prima donna di colore al Congresso e a candidarsi alla presidenza, Gloria Steinem (Rose Byrne), Jill Ruckelshaus (Elizabeth Banks) e Bella Abzug (Magro Martindale); dall’altra il vero focus dello show, il movimento anti-femminista capeggiato da Phyllis Schlafly, interpretata dalla sempre ineccepibile Cate Blanchett.

I nove episodi della serie, come anticipano i titoli delle singole puntate, seguono ciascuno un personaggio particolare: l’episodio pilota ci introduce al personaggio di Phyllis, che incontriamo per la prima volta a una raccolta fondi, mentre sfoggia un luccicante bikini con i colori della bandiera americana e viene annunciata sul palco come “Mrs. J. Fred Schlafly”, ossia con il nome del marito avvocato (John Slattery, l’indimenticabile Roger Sterling di Mad Men). Madre di sei bambini e laureata in scienze politiche al Radcliffe College, Phyllis ha alle spalle una candidatura fallita per il Congresso ma è determinata a ripetere la corsa, armata di una preparazione ferrea sul tema della sicurezza nazionale. Nonostante gli incoraggiamenti, in particolare dell’amica Alice (Sarah Paulson), Phyllis non mostra inizialmente interesse per l’ERA. Il cambio di rotta avviene durante un incontro a Washington con il repubblicano Barry Goldwater sul nucleare: nonostante la sua evidente competenza in materia, le viene chiesto di limitarsi a prendere appunti per gli altri senatori, al pari di una normale segretaria. Qui Phyllis comprende che l’ERA è l’unico dibattito politico in cui avrebbe la possibilità di esprimere il proprio punto di vista liberamente: sembra dunque che Phyllis diventi la leader del movimento anti-femminista non tanto perché genuinamente interessata all’argomento, ma perché lo consideri l’unico modo per far sentire la propria voce.



Il pranzo madri-figlie del DAR (Daughters of the American Revolution) diventa l’occasione per plasmare la propria leadership contro l’ERA: davanti a una platea di donne di ogni età, Phyllis lancia una potente invettiva contro l’emendamento sulla parità dei diritti, appellandosi a gran voce alla necessità delle donne di essere ciò a cui Dio le ha destinate: mogli e madri, che se costrette a intraprendere una carriera si troverebbero a svolgere due lavori a tempo pieno. Chi non è d’accordo sulla natura di caregiver primarie delle donne dovrebbe “parlarne con Dio”, tuona Phyllis: l’obbligo di lavorare renderebbe le donne esauste al punto di non volere avere più figli. E non a caso, infatti, i liberazionisti sono guidati da Gloria Steinam, una donna “single e senza figli che ha quasi quarant’anni”. Il pubblico applaude rapito mentre ascolta Phyllis accusare le femministe di riversare nel movimento di liberazione la loro frustrazione per non aver trovato marito, e invocare – con toni che ricordano piuttosto da vicino quelli dell’attuale presidente americano – il diritto divino a essere e rimanere libere dalla preoccupazione di dover portare a casa il pane o di venire arruolate improvvisamente nell’esercito. Con queste argomentazioni Phyllis conquista il sostegno incondizionato del pubblico, che la porterà a vincere una delle battaglie più cruciali nella storia delle rivendicazioni femminili.

Mrs. America è il ritratto di un’America contraddittoria e lacerata da scontri che hanno contribuito a definire le complessità del presente. Phyllis Schlafly è una figura che in controluce mostra una tragica ironia: quella di una donna che guida con instancabile tenacia una causa pur esemplificando alla perfezione tutto ciò che rifiuta. Mrs. America sembra focalizzarsi proprio sulle accuse – realmente ricevute dalla Schlafly – di rappresentare il femminismo contro cui ha lottato con tanto fervore. E a sottolineare questo aspetto intervengono fin dall’episodio pilota alcuni momenti assolutamente incisivi, come quando la madre le chiede di ringraziare il marito per gli aiuti economici e sul viso di Phyllis si dipinge un’espressione di rigetto e fastidio, o come quando durante il già citato incontro con Goldwater viene interrotta mentre espone le sue argomentazioni e invitata a cercare carta e penna per prendere appunti.

Il cast all stars e le premesse per un racconto incredibilmente attuale e complesso sono la forza dell’episodio pilota di Mrs. America, che attraverso uno spaccato a molti sconosciuto della storia americana trova nuova linfa per riflettere su uno tema assolutamente centrale – e ancora pieno di complessità – come quello del femminismo moderno. Gli episodi successivi, poi, non fanno che confermare questa impressione, in un racconto capace di coniugare grande forza espressiva, con un valore storico e documentaristico che in tv vediamo raramente.

Perché guardare Mrs. America: perché racconta un episodio centrale della storia del femminismo da un punto di vista inedito e originale, che probabilmente vi farà arrabbiare (e va bene così).
Perché mollare Mrs. America: perché a volte i tecnicismi legati alla politica americana rendono il racconto poco fluido e la visione a tratti impegnativa.



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