7 Settembre 2021

What if…? – Ma questi universi paralleli Marvel servono o no? di Diego Castelli

Una serie animata sulle versioni alternative del Marvel Cinematic Universe, che di certo non arriva in un momento casuale

Per parlare di What if…?, prima serie animata dei Marvel Studios, stavo aspettando che arrivasse un episodio che mi piacesse “sul serio”, pur sapendo che poteva anche non arrivare mai. Invece ho dovuto aspettare solo quattro settimane, perché la quarta puntata, dedicata a una versione alternativa delle vicende del dottor Strange, mi ha abbastanza entusiasmato, anche se pure la terza, in cui si raccontava un Universo Marvel in cui gli Avengers morivano tutti prima di riuscire anche solo a dirsi “ehi, siamo gli Avengers”, aveva avuto il suo perché.

Però aspetta, facciamo un passo indietro. Che cos’è What if…?? (devo mettere due punti di domanda perché uno è compreso nel titolo della serie).
Per dirla semplice, è una serie animata e antologica, creata da A.C. Bradley e disponibile su Disney+, nella quale vengono aperte brevi finestre ipotetiche su universi alternativi, ma in qualche modo cugini, a quel Marvel Cinematic Universe che ha dominato il box office cinematografico degli ultimi anni. Il tutto sotto l’occhio di un misterioso Osservatore, entità aliena che ama osservare le vicende umane, senza però 8quasi) mai intervenire per influenzarle in qualche modo.
Per esempio, nel primo episodio si prova a immaginare cosa sarebbe successo se il siero del supersoldato, che nella timeline “ufficiale” ha trasformato il gracile Steve Rogers in Captain America, fosse finito nelle vene di Peggy Carter, che di Steve era collega e poi compagna. Oppure, nel secondo episodio, si contempla la possibilità che Star-Lord, il leader dei Guardiani della Galassia solitamente associato al personaggio di Peter Quill (e alla faccia di Chris Pratt al cinema), coincida con T’Challa, il principe del Wakanda normalmente identificato con il supereroe Black Panther, interpretato dal compianto Chadwcik Boseman (il cui doppiaggio di questo episodio, uscito postumo, è di fatto la sua ultima apparizione nel Marvel Cinematic Universe).
L’idea non è nuova, e anzi viene proprio dai fumetti, dove una serie non regolare chiamata proprio “What if…?” compare sugli scaffali fin dagli anni Settanta.

A cambiare, rispetto agli esperimenti cartacei, è il fatto che quelli d’animazione possono essere considerati esperimenti fino a un certo punto. O meglio, la serie ha tutte le caratteristiche dell’antologia, in cui i singoli episodi rimangono teoricamente indipendenti da tutto il resto, ma a cambiare, rispetto alle esperienze degli scorsi decenni, è il contesto in cui quelle puntate di inseriscono.
Noi esseri umani di carne e ossa viviamo in una timeline in cui Disney è un colosso gigantesco che ha fagocitato molti “pezzi” della cultura pop, trovando il modo di elevarne ulteriormente il valore commerciale e la spendibilità sul mercato, con risultati artistici su cui possiamo certamente discutere, ma sulla cui efficacia economica c’è poco da questionare.
In questo senso, il Marvel Cinematic Universe, nella sua facilità di accesso ma anche nella complessità della sua struttura, è un mondo in cui più nulla è lasciato al caso, e in cui tutto ha un posto prefissato che magari servirà per qualcosa di più grande in futuro.
Da questo punto di vista, gli universi alternativi esplorati in What if…?, che in quanto serie animata è ulteriormente “a lato” rispetto ad altri progetti, arrivano però in un momento molto particolare, dove lo stesso concetto di “universi paralleli” non è solo la reminiscenza delle storie dei fumetti, ma un punto cardine del futuro del MCU.



Come sapete, infatti, il prossimo film di Doctor Strange sarà tutto dedicato al concetto di dimensioni parallele, ed è proprio sul piccolo schermo, con la prima stagione di Loki, che abbiamo toccato con mano il tema dell’esplosione del multiverso e delle conseguenze che essa avrà su quella che a oggi consideriamo la storia “ufficiale” dei supereroi Marvel nella loro versione cinematografica.
Non mi stupirei, insomma, se proponendo i racconti teoricamente autoconclusivi di What if…?, le alte sfere della Marvel stessero anche proponendo dei sondaggi con cui esplorare nuove possibilità narrative che magari, a un certo punto, potrebbero anche diventare parte della storia principale.
Anzi, se ne parla già: se l’ipotesi di una Peggy Carter supersoldata sembra poco percorribile per un tot di ragioni (ma la sua proposta nella serie animata serviva anche a dare alternative più inclusive alla classica narrazione di Captain America), già si parla della possibilità che effettivamente si veda una trasposizione live action delle due versioni di Strange viste nel quarto episodio di What if…?, quello in cui l’ex chirurgo interpretato da Benedict Cumberbatch non perde l’uso delle mani, subendo però un trauma sentimentale (la morte della donna amata) tale da condurlo su una strada oscura che può condurre alla distruzione dell’intero universo.
Nello specifico, guardando il comportamento un po’ strano dello Strange presente nel trailer del prossimo Spider-Man: No Way Home, qualcuno ha sospettato che non si tratti del “solito” Stephen Strange, ma proprio della sua versione oscura vista nella serie animata. Ipotesi azzardata, probabilmente, ma che dà l’idea di come What if…? sia percepito dal pubblico come qualcosa di non necessariamente inavvicinabile al MCU regolare (giova ricordare, a questo proposito, che What if…? è considerato canone, racconta cioè vicende che effettivamente esistono da qualche parte del MCU propriamente inteso).

Ok, questo era il quadro generale, giusto per capire perché una serie apparentemente così sbarazzina e slegata da tutto il resto, potrebbe non essere nessuna delle due cose.
Però nel qui ora di un inizio di settembre 2021, in cui abbiamo visto quattro episodi in croce, ha pure senso dirci se ci sono piaciuti o meno.
Da questo punto di vista, What if…? è una serie che funziona, ma potrebbe funzionare ancora meglio. Ci sono alcune singole cose che le riescono benissimo: scene d’azione splendidamente coreografate, un ritmo sempre sostenuto, e la solita capacità di condensare in singole mezz’ore sia l’epica supereroistica sia la leggerezza commediosa a cui la Marvel cinematografica ci ha abituato negli anni.
Dal punto di vista strettamente visivo, l’animazione supervisionata da Ryan Meinerding ha suscitato reazioni contrastanti, probabilmente perché molto efficace nelle scene d’azione e nella resa espressiva dei personaggi, e più legnosa nelle scene di dialogo. In generale, comunque, non una sperimentazione rivoluzionaria, ecco.
Come detto, poi, il singolo episodio può piacere di più o di meno a seconda di parametri davvero soggettivi: per esempio, il pilot mi ha interessato meno di altri, ma come d’altronde mi ha sempre interessato meno la vicenda di Captain America nel mondo della Seconda Guerra Mondiale. Lo sdoppiamento di Doctor Strange, invece, mi ha regalato una mezz’ora di poderosi incantesimi e una battaglia dal sapore vagamente anime, che mi ha entusiasmato molto di più (perché il mio gusto va in quella direzione).
Se poi andate su internet troverete facilmente numerosi meme che ironizzano bonariamente su questo o quell’aspetto: particolarmente divertente notare come nell’episodio con T’Challa/Star-Lord ci sia un Thanos rimasto “buono” e molto meno potente rispetto al villain più tosto del MCU, mentre invece lo Strange malvagio del quarto episodio è ben più pericoloso della sua controparte positiva (come a dire che, se cerchi il vero potere, sempre al lato oscuro ti devi rivolgere).

Se c’è qualcosa che manca, o per lo meno che manca “sul serio” (perché sulla singola scena o scelta narrativa possiamo dire tutto e il contrario di tutto), potremmo dire che What If…? non sta ancora facendo venire voglia di cambiare il corso del MCU tradizionale. Per dirla in altri termini, quando si guarda una serie di questo tipo il massimo risultato sarebbe costruire universi paralleli così efficaci, nella loro limpida brevità, da farci quasi desiderare che fossero proprio quelli gli universi ufficiali.
Mi sento di dire che questa cosa non è (o non è ancora) avvenuta. Gli episodi finora distribuiti di What if…? sono divertenti, e sono andati anche in crescendo, ma non sono riusciti a staccarsi dal loro carattere di piccolo esperimento curioso, entrandoci sottopelle con l’urgenza dei piccoli capolavori. Siamo più dalle parti del “Beh dai, carino, però non è quello vero”, e il fatto che noi si possa dire “non è quello vero” di fronte a un mondo narrativo completamente inventato, è la croce e la delizia di un universo che è stato costruito negli anni con forza espressiva encomiabile, ma che ora, a causa della sua stessa dimensione ed espansione, ha assunto un peso granitico che lascia poco fiato a queste piccole deviazioni.
Un peso che, va detto anche questo, si fa sentire soprattutto nella impossibilità di cambiare davvero il tono della narrazione: lo Star-Lord di T’Challa non è poi così diverso da quello di Peter Quill, perché si tratta sempre di un ragazzotto affascinante e simpaticone. Non c’è insomma la volontà di sperimentare sul mood, oltre che sui semplici incastri narrativi, e questo perché l’approccio Marvel al supereroismo audiovisivo è ormai inevitabilmente fedele alla formula che finora ha funzionato così bene, ma che proprio in una produzione così laterale come questa potrebbe (o dovrebbe) trovare maggiore spazio di sperimentazione.

Vale comunque la pena di continuare a seguire What if…?, perché una mezz’oretta settimanale di esperimenti pazzerelli resta una proposta gestibile e complessivamente godibile, che in certi casi può anche sorprendere. Se volesse diventare davvero “memorabile”, però, servirebbe uno sforzo in più, prima di tutto nel tentativo di spiazzare davvero gli spettatori, che invece troveranno un MCU diverso da quello a cui sono abituati, ma non certo “alieno”. Ma d’altronde è Disney, è il carrozzone gigante che ha bisogno di alcuni punti fermi per poter continuare a produrre la sua magia, concedendosi qualche svolta, ma non vere e proprie sbandate. A meno di cambi di rotta ad oggi imprevedibili e che forse non sarebbe neppure ragionevole chiedere.

PS mi ero dimenticato di dire che praticamente tutti i personaggi più famosi sono doppiati dagli attori e attrici che effettivamente li hanno interpretati sul grande schermo. In termini produttivi, qui c’è solo da applaudire, perché non era scontato.

Perché seguire What if…?: sono deviazioni curiose dal MCU tradizionale, ben messe in scena e con un bel cast di voci.
Perché mollare What if…?: le scelte fatte sono tutte potenzialmente interessanti, ma di vero “coraggio” se ne vede poco.



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