22 Febbraio 2022

Wolfe – Sky: l’incontro impossibile tra Shameless e CSI di Marco Villa

Si può scherzare su morti triturati e cadaveri che esplodono? Wolfe ci prova e raggiunge pure un buon risultato

Fate un esercizio, provate a pensare alle due serie più lontane tra loro per genere, argomento, stile di scrittura, regia, personaggi, dialoghi. Ma diversissime eh, senza punti di contatto. Trovate? Adesso vi dico le mie: Shameless e CSI. La prima una storia famigliare caotica, esplosiva, sempre in rincorsa; la seconda un crime procedurale freddo, preciso, distaccato. Ecco, adesso prendete queste due serie così lontane e mettetele insieme: il risultato è Wolfe, non a caso creata da Paul Abbott, che a suo tempo firmò anche la Shameless originale, quella inglese.

Produzione originale inglese di Sky, Wolfe è andata in onda a settembre in Inghilterra ed è arrivata il 13 febbraio in Italia, canale Sky Investigation. Wolfe è il nome di Wolfe Kinteh (Babou Ceesay), capo della scientifica di Manchester e docente di medicina legale. Sul lavoro è bravissimo, mentre fa più fatica nella vita personale, visto che sta divorziando dalla moglie Val (Natalia Tena) e sta cercando di creare un rapporto maturo con la figlia Flick (Talitha Wing). 

La componente lavorativa e quella famigliare si mescolano in continuazione, perché Wolfe è un entusiasta, che fatica a tenersi e a mantenere dei confini. Non è un caso che anche il gruppo di lavoro che coordina sia quasi una famiglia. E si comporta come tale, con piccoli litigi qua e là, ma anche grandi momenti di distensione. Sui primi ok, è ordinaria amministrazione in qualsiasi posto di lavoro, ma i secondi avvengono in qualsiasi situazione, anche con battute su gente finita all’interno di macchine industriali o cadaveri che esplodono per i gas accumulati. 

E questo è il vero punto di incontro tra Shameless e CSI, cui si accennava prima: così come Shameless è una serie che già dal titolo dichiara il suo non voler fare concessioni al buon senso, anche Wolfe non vuole fermarsi di fronte a nulla.

E questo rende la serie estremamente godibile: nei primi episodi, Wolfe fila via serenissima, offrendo un intrattenimento di qualità, anche grazie a interpreti a fuoco. Ceesay si ferma un attimo prima di trasformare in macchietta il suo personaggio, mentre Tena dà sfogo alla sua parte più comedy, che spesso ha dovuto tenere a bada.

Si vede che Wolfe non è una serie improvvisata, ma che al contrario ha una mano esperta dietro: in questi casi il rischio è sempre che il mestiere abbia la meglio sullo slancio e forse è proprio questo che accade, ma è bello poter reagire con un certo livello di chissenefrega, perché Abbott è riuscito comunque a creare un micro-cosmo piacione e un po’ ruffiano, ma estremamente funzionale, in cui tutto gira per il verso giusto.

Tutto o quasi, perché nelle puntate c’è sempre un momento in cui il meccanismo rischia di incepparsi: si tratta di un momento chiave nei racconti crime, quello della svolta dell’indagine, dell’istante in cui tutto inizia ad allinearsi verso l’esito finale. Ecco, la sensazione è che quegli istanti siano un po’ troppo forzati, da giallo di quart’ordine. Sarebbe un problema non da poco, se non fosse che vengono pigiati tra una battuta su qualche morte sanguinolenta e un’allusione al matrimonio di Wolfe e tutto torna a filare.

Perché l’obiettivo di Wolfe non è il crime a prova di bomba, ma 45 minuti di puro svago, unendo la liturgia del caso di puntata + tramina orizzontale con un approccio da caterpillar nei confronti di quello stesso genere. E il risultato c’è, senza dubbi.

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