8 Ottobre 2014 4 commenti

Homeland è tornata. E forse vale ancora la pena. di Diego Castelli

Dopo il finale-finale della terza stagione, gli autori provano a dare nuova linfa

Copertina, On Air

HOMELAND (Season 4)

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ATTENZIONE, NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO I PRIMI DUE EPISODI DI HOMELAND 4
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L’anno scorso, ai tempi del finale della terza stagione di Homeland, il Villa parlò senza mezzi termini di fallimento. Non totale, magari sfumato da 2-3 ottimi episodi, però fallimento.
E purtroppo, nonostante il mio rinomato approccio bonario, non potevo che essere d’accordo: la storia Carrie-Brody, diluita troppo a lungo e inficiata dalla (paradossale) assenza dello stesso ex marine, semplicemente non ne aveva più. L’ambiguità sulla lealtà di Brody, fondamentale ingrediente di tutta la faccenda, ormai non poteva più essere portata avanti a meno di sviluppi simil-fantasy di cui non si sentiva necessità.
Da questo punto di vista, la scelta migliore degli autori è stata proprio quella di mettere fine a quella storia, uccidendo Brody sulla pubblica piazza e togliendo così qualunque dubbio (coi telefilm è sempre necessario) sul fatto che quella contrastata e tesissima storia-d’amore-e-morte fosse davvero conclusa.

Ovviamente, però, si poneva un problema con la quarta stagione. Perché diciamolo, se ci chiedono di descrivere Homeland non possiamo che parlare di quel soldato tornato dalla prigionia e forse convertito a terrorista. Senza questo semplice concetto, Homeland sembra non avere senso.
Ebbene, lasciate che vi dica con un punta di sorpresa e molto sollievo che la doppia premiere di Homeland 4 un senso ce l’ha. Magari meno eclatante, magari più sobrio, ma ce l’ha.
Homeland (1)

Ora prendiamoci un momento per riflettere. Sedetevi a terra e incrociate le gambe. Se avete problemi a incrociare le gambe mettetevi in ginocchio. Se avete problemi anche a stare in ginocchio smettete di preoccuparvi di Homeland e andate da un ortopedico.
Ora traete respiri profondi e ripetete: Homeland come la conoscevo è finita. Homeland come la conoscevo è finita.
Quando vi sarete convinti di questo, allora sarete in grado di apprezzare la nuova Homeland, una serie su una donna forte e capace, madre “vedova” di una bambina di pochi mesi, che lavora alla CIA e che ci mette l’anima per essere un ottimo agente segreto, probabilmente a scapito dell’essere una buona madre.

Guardando questi due episodi ci si accorge che la vicenda di Brody era davvero diventata un peso. Mai come ora è evidente che, piuttosto che tirare in lungo una storia che non ha più niente da dare, è meglio inventarsene una nuova (metafore buone per la vita intera, cari adepti).
Nella nuova Homeland ci sono ancora i terroristi, le bombe, i morti ammazzati, i droni che lanciano missili. C’è un mistero tutto interno alla CIA, ci sono gli intrighi e i segreti, gli informatori e i pedinamenti. C’è il barbone tenerone di Saul e c’è il labbro tremolante di Carrie.
Insomma, in Homeland 4 c’è un po’ tutto quello che c’era prima, ma senza l’assillo di “dover tornare a parlare di Brody”. Può sembrare poca cosa, ma in realtà è uno scarto netto, perché ora abbiamo di nuovo un buon thriller, girato con gusto, capace di appassionare, su cui ci si può concentrare senza dover pensare a cose che effettivamente non sono lì in quel momento.
Homeland (3)

Quel che è rimasto di Brody, anzi, è trattato nel modo giusto: Nicholas è un ricordo malinconico, una crepa nella mente sempre fragile di Carrie. Di più, Brody è una bambina, la figlia che Carrie ha partorito ma che fatica ad accettare e ad accudire da sola, come se l’assenza di Brody togliesse senso anche alla sua progenie. D’altronde non era difficile immaginare che Carrie potesse essere la peggior madre del mondo.
Ovviamente le è anche andata di sfiga, in termini psicologici, visto che la bambina è sostanzialmente un clone di Brody, vedere per credere:
Homeland - Bambino Carrie

Alla fine dei quasi 100 minuti, uno dei momenti più forti è proprio dedicato alla mini-Brody (d’ora il poi la chiameremo Brodyna): Carrie, in un momento di sconforto e di ansia che pare avere molto a che fare coi suoi problemi mentali, viene tentata dalla possibilità di lasciar annegare Brodyna nella vasca, per liberarsi di quella che a noi pare una pallotta di gioia (ancorché bruttarella) ma che per lei è un fardello quasi insostenibile.

Se aggiungete a quelli di Carrie anche i problemi di Peter (in piena sindrome da stress post-traumatico) avrete l’essenza della nuova Homeland, che in fondo non è tanto lontana dalla vecchia: suspense, thriller, azione, e drammi psicologici a go-go.
Forse non è più un capolavoro, forse ora è “solo” una buona serie, e forse a qualcuno di voi non basterà comunque. Ma nella terza stagione Homeland era un telefilm che, dopo aver corso molto, aveva cominciato a zoppicare vistosamente. Ora, invece, ha ricominciato a camminare.



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