10 Luglio 2013 2 commenti

Devious Maids – La figlia di Desperate Housewives di Diego Castelli

Marc Cherry fedele al motto “squadra che vince non si cambia”

Devious Maids 03
Mentre facevo ricerche per il calendario dell’estate mi ero imbattutto nella trama di Devious Maids, che mi era parsa subito una sorta di Desperate Housewives con le cameriere (anche soltanto guardando le locandine, voglio dire). Ma siccome ero distratto, solo alla visione del pilot mi sono reso conto che la serie è creata da Marc Cherry, ovvero il padre delle casalinghe disperate, con gentile partecipazione di Eva Longoria (in veste di produttrice). Quindi insomma, non era solo una coincidenza.

Devious Maids, in onda su Lifetime dallo scorso 23 giugno, si porta dietro molti dei temi e dei toni che avevano fatto la fortuna di Susan, Brie e delle altre. C’è l’american way of life, dove spesso l’apparenza conta molto più della sostanza, c’è l’amicizia al femminile, capace di superare ogni ostacolo, c’è il gusto per il giallo, che anche stavolta affianca il drama puro e semplice e che si presenta praticamente allo stesso modo (la morte misteriosa di una delle protagoniste, anche se poi questa non si mette a parlare fuori campo per anni e anni).
La differenza più grande, a un primo sguardo, riguarda invece la divisione netta tra due forze in campo: mentre in Desperate c’era un gruppo coeso (le casalighe e le loro famiglie) al cui interno nascevano sfumature e divergenze, qui abbiamo due gruppi completamente diversi e contrapposti (socialmente, etnicamente, economicamente ecc). Da una parte ci sono i buoni, le colf di origine sudamericana, ognuna con i propri sogni e frustrazioni, ma bene o male tutte simpatiche, costrette a subire gli egoismi dei loro datori di lavoro. E dall’altra parte ci sono i ricchi cattivi, che come da stereotipo sono viziati, egocentrici, lunatici, avidi e lussuriosi, un compendio dei vizi peggiori dell’uomo, completamente ignari del fatto che le loro sottoposte non sono schiave ma persone.

Devious Maids 02E’ evidente che nel corso degli episodi (già a partire dal secondo, in verità) vedremo un progressivo compenetrarsi di queste posizioni, per cui molti ricchi avranno modo di riscattarsi, mentre qualche cameriera mostrerà di non essere esattamente una santa (vedere ad esempio Carmen, aspirante cantante pronta a tutto pur di farsi notare dal suo famoso datore di lavoro, oppure la sciura Delatour, che pur essendo ricca e fuori di testa approva il potenziale amore tra suo figlio e la figlia della cameriera). Ma intanto la situazione è questa, con le due squadre ben distinte e la simpatia dello spettatore precisamente diretta, perché i ricchi sono quasi tutti stronzi.
Se vi sembra uno scenario banale, be’, lo è. Gli scontri tra classi sociali, coi ricchi squilibrati e i subalterni sfigati ma saldi nell’animo, sono un tema carissimo alla narrativa di ogni tempo, tanto che probabilmente anche in Val Camonica ci sono graffiti che descrivono il rapporto conflittuale tra i cacciatori di stambecchi e quelli che gli tenevano pulita la caverna.
In questo senso, Marc Cherry gioca senza problemi con gli stereotipi del genere e inserisce nella veste luminosa e perfettina che è diventata il suo marchio di fabbrica meccaniche proprie della più turpe soap opera (peraltro Devious Maids è formalmente una versione america di Ellas son la alegria del Hogar, telenovela messicana a sua volta ispirata pesantamente da Desperate).

Quello che manca, comprensibilmente, è il senso di novità. Nove anni fa, Desperate Housewives divenne un fenomeno di costume grazie a un contrasto implicito e insieme evidente: la totale “perfezione” (anche visiva) del mondo in cui si muovevano le protagoniste, contrapposta al marciume che si nascondeva sotto quel luccicante tappeto. Nemmeno quello era un meccanismo nuovissimo, ma proposto con un gusto, un’ironia e una cura del dettaglio tali da farlo apparire come mai visto prima.
A distanza di quasi dieci anni, la stessa identica offerta rischia di apparire inevitabilmente datata, e Devious Maids nemmeno prova a superarla: al netto della confezione ancora una volta precisissima, le dinamiche di fondo sono davvero quelle di una telenovela, e la scontata componente mistery non riesce per ora ad essere particolarmente impattante.

Devious Maids 01Insomma, Devious Maids può essere figlia di Desperate Housewives, ma non è nemmeno lontanamente “la nuova Desperate Housewives“.
Eppure, detto questo, non è nemmeno da cestinare come la peggio cagata dell’anno. Marc Cherry è comunque uno che le storie le sa raccontare e certi stereotipi, se trattati con mano consapevole, funzionano sempre. Difficile quindi non provare simpatia per il variegato gruppo di cameriere, così come è difficile non desiderare la morte lenta e dolorosa di molti dei ricchi. Il pilot scorre via rapido, in quell’atmosfera tra il drama e la comedy che ha fatto la fortuna di Cherry e che continua a fornire una buona, anche se non trascendentale, dose di divertimento.
Il cast piuttosto ricco – che comprende tra le altre una gesù-com’è-invecchiata Judy Reyes di Scrubs, Ana Ortiz di Ugly Betty e Roselyn Sanchez di Without a Trace – è poi un piccolo plus per tutti quei serialminder che amano ritrovare un po’ di facce amiche provenienti da altri telefilm.

Se siete di bocca buona, specie d’estate, e non vi mettete a fare troppi paragoni, può andare bene anche così.

Perché seguirla: Se siete orfani di Desperate Housewives, questo è la sua progenie più diretta.
Perché mollarla: Quello che funziona una volta non necessariamente funziona per sempre, e rimane alta la sensazione che Desperate fosse proprio di un’altra categoria.
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