16 Aprile 2015 1 commenti

Fortitude – E alla fine vero horror fu di Marco Villa

Una serie con tante debolezze, ma a cui non riusciamo a non dare fiducia per il futuro

Stanley-Tucci

Che i toni e lo stile fossero quelli del genere horror l’avevamo detto fin dall’inizio, ma che diventasse veramente horror beh, quello non ce lo saremmo aspettato. E invece Fortitude finisce proprio lì, con un ultimo episodio che porta all’estremo una lento avvicinamento verso il genere de paura. A toccare il punto più alto, a dire il vero, è il penultimo episodio, con l’esplosione di vespe dal corpo della povera dottoressa. Una linea tensiva, quella in questione, che è andata sempre crescendo, ma che rappresenta una delle poche cose davvero coerenti di questa serie.

Perché se è innegabile che Fortitude sia riuscita a creare tensione e interesse, è altrettanto vero che sia una serie piena zeppa di cose che non tornano, ma proprio tante. Già dopo il pilot scrivevo che la vera protagonista della serie sarebbe stata la città stessa e così è stato, ma certo ci si aspettava un po’ più di cura anche nel resto. Non è andata così: per 12 puntate si è assistito a personaggi molli e fondamentalmente vuoti, che compiono azioni piuttosto a caso. Una roba non entusiasmante, insomma, tenuta in piedi solo dalle botte di defibrillatore delle scene horror. Dopo un paio di episodi cui si dava fisiologica fiducia, Fortitude ha inanellato una serie di puntate di nulla pneumatico, prima di riprendersi a metà stagione. Gli ultimi sei episodi hanno visto una vaga ripresa della trama, ma un inabissarsi definitivo dei personaggi.

fortitude

Perché va bene la cosa della città come perno della storia, però due cristiani con una storyline decente potevano anche starci eh. Per dire, il buon investigatore Morton, interpretato dalla star di punta Stanley Tucci: brancola nel buio a caso, trova indizi a caso, muore a caso come l’ultimo degli sfigati. Di nuovo: ok, si può giustificare con il fatto che è un forestiero respinto da quel piccolo mondo antico Fortitude, ma il dubbio che si tratti di cattiva scrittura resta. Anche perché è più o meno il trattamento riservato a tutti i personaggi: il vecchietto pazzo che è un po’ sciamano e un po’ umarell, lo sceriffo tanto sporco, corrotto e debosciato che in realtà è solo un morto di seghe, la spagnola tutto pepe che sembra avere alle spalle chissà quale storia e invece no. Giusto per restare ai personaggi principali, perché dovessimo allargare la cerchia ciao, sarebbe tragica.

elena

Come tragico sarebbe se scegliessi di andare ad approfondire la faccenda trama, che presenta dei buchi grossi così (i due fratelli che trovano il mammuth perché non iniziano ad ammazzare gente ma si limitano a impazzire?), ma vabbé.

La prima stagione di Fortitude è una di quelle cose che apprezzi rimanendo a un livello superficiale di visione, consapevole che qualsiasi ingrandimento porterebbe a delusioni e a giganteschi no no no. La seconda stagione, già confermata, è a questo punto il banco di prova perfetto: abbiamo capito che l’ambientazione funziona, sappiamo anche che la parte horror può essere un elemento fondante e che la regia sa raccontarla bene. Una bella iniezione di forza a trama e personaggi non è più solo auspicabile, ma necessaria. Daje, che ci crediamo ancora, nonostante tutto.



CORRELATI