17 Maggio 2016 60 commenti

Game of Thrones 6×04 – Dei libri, del femminismo, e della tamarraggine di Diego Castelli

Tocca riparlare delle solite cose

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SPOILERRRRRRR

Ieri sera non avevo alcuna intenzione di scrivere un pezzo sull’episodio settimanale di Game of Thrones: mi ero gustato i 58 minuti con buon divertimento, godendomi l’incontro fra Jon Snow e Sansa, gli sguardi lascivi di Tormund nei confronti di Brienne (coppia dell’anno!), le capriole diplomatiche di Tyrion, e ovviamente la rivincita finale di Daenerys. Però ecco, non volevo scriverne, mi tenevo qualche considerazione per i serial moments e via.

E invece no, perché ancora una volta, puntuale come le tasse, Game of Thrones suscita polemiche. Niente di nuovo, in verità, ma cose che tornano ciclicamente e contro cui noi, sempre ciclicamente, ci battiamo, duri e imperterriti anche quando vorremmo solo divertirci, perché ci sembra che certe battaglie (anche se il termine è un po’ forte) vadano comunque combattute.

La prima questione riguarda il solito tema del rapporto fra libri e trasposizione televisiva. Anche ora che la serie è andata oltre la storia dei romanzi, alcuni lettori esprimono il loro disappunto per un dettaglio non secondario: nei libri viene detto espressamente che Daenerys non è immune al fuoco, e quella volta in cui era emersa dalle fiamme coi draghi era una cosa da “una volta e basta”, perché coinvolgeva tutta una serie di altri dettagli magici che non stiamo a riassumere.
Nel vedere il finale della 6×04, in cui la Madre dei Draghi sfrutta proprio il suo essere ignifuga per sconfiggere i suoi nemici, molti lettori hanno invaso twitter con messaggi di vario tenore, ma tutto legati dallo stesso nocciolo concettuale: Daenerys Targaryen non è invulnerabile al fuoco, che cosa state dicendo?

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Purtroppo, e mi scuso con chi non ne può più di questa diatriba, mi tocca ripetere alcune cose che a me paiono ovvietà, ma che evidentemente non lo sono.
In primo luogo è bene ribadire che Daenerys non esiste, è un personaggio inventato da uno scrittore. Quindi non è che Daenerys “è così”, e non può essere altrimenti. Non è una vostra amica che qualcuno sta diffamando. Nel momento in cui un autore o un gruppo di autori prende il personaggio inventato da qualcun altro (avendone i diritti diciamo), può farci quello che vuole. Certo, se all’inizio dicesse “io voglio rimanere fedelissimo al materiale originale” per poi smentirsi, allora parleremmo di menzogna e di incoerenza. Ma siccome sono sei anni che gli autori di Game of Thrones e lo stesso George R.R. Martin sottolineano l’indipendenza concettuale della serie dai romanzi, né alcuno nella serie ha mai detto che Daenerys è vulnerabile alle fiamme, la polemica perde qualunque fondamento, anche perché obieziioni di questo tipo andrebbero avanzate nei confronti del 70-80% dei film e telefilm tratti da romanzi.

Vuol dire che non si possono fare confronti fra libri e serie? Ma figurati, certo che si possono fare!
Vuol dire che non posso dire che il libro mi piace di più? Ma figurati, certo si può dire, ci mancherebbe altro!
Né si vogliono negare quei moti istintivi dell’animo che ci portano a desiderare mondi fantastici che siano il più possibile ordinati e coerenti in tutte le loro forme, in un mondo reale che spesso non sembra né ordinato né coerente.
Allo stesso tempo, però, bisognerebbe ricordarsi che è proprio lavorando negli interstizi, deviando dal canone, aggiungendo e tagliando, che sono nati tanti capolavori del passato, in tutte le forme di creatività che conosciamo (e di cui magari ignoriamo l’origine).
Può non essere questo il caso specifico, non è una scena di un episodio a diventare simbolo globale di un approccio alla creatività, ma rimane il fatto che bocciare una scena perché “nel libro era diverso” continua a sembrarci sintomo di una chiusura mentale e di un integralismo pure un po’ snob, che a lungo termine non fanno bene né alla letteratura, né al cinema, né alla tv.
Un po’ come quelli che continuano a mettermi i volantini nella casella della posta per dirmi che tutte le risposte sono nella Bibbia.

Molto più legittima sarebbe la domanda, tutta interna alla serie, sul perché Daenerys non abbia mai usato questa possibilità. Perché se accettiamo che Game of Thrones possa deviare dai libri – vi prego accettiamolo – e se effettivamente verifichiamo che nella serie non viene mai detto che Daenerys è immune al fuoco, allo stesso tempo ha senso chiedersi perché questa strategia è stata usata solo ora.
In realtà mi pare che la risposta sia semplice: non è che la ragazzina sputa o produce fuoco, semplicemente non si brucia. Il che significa che per ammazzare uno stuolo di maschi incazzati non serve solo il suo potere, serve anche un posto chiuso, di legno, dove siano riuniti tutti i nemici, e con alcuni alleati pronti a sbarrare le porte. Senza contare che serve la volontà di massacrare tutti, e non è che la bella Targaryen sia esattamente il Punitore.

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Si arriva così alla seconda questione del giorno, completamente diversa, che è quella del femminismo. Più sottile, meno immediato rispetto all’altro, questo problema è emerso nel momento in cui Emilia Clarke ha deciso di denudarsi nuovamente, cosa che non faceva da qualche anno, per emergere dal fuoco come mamma l’ha fatta. Accanto agli applausi di molti entusiasti, si è già visto lo storcere il naso di qualche benpensante, che ha bacchettato l’attrice per questa scelta nudista fino ad ora rigettata. Ma soprattutto è la stessa Emilia Clarke che, appena dopo la messa in onda dell’episodio, ha rilasciato dichiarazioni che suonavano come mani messe avanti, spiegazioni non richieste, giustificazioni autoriali del gesto, culminate con la disponibilità a rispondere a qualunque domanda e chiarire qualunque punto.
Eccolo qui il nodo fondamentale. In una puntata che è il trionfo del femminismo, con Daenerys che torna regina dei dothraki dopo aver letteralmente bruciato un branco di uomini infoiati che trattano le donne come schiavette, c’è una quota di spettatori e la stessa attrice che, in un modo o nell’altro, ritengono più importante il fatto che abbia fatto vedere le zinne.
A mio giudizio questo è un chiaro sintomo di quel femminismo falso e peloso che, invece di promuovere l’emancipazione femminile e l’uguaglianza di diritti e opportunità fra uomo e donna, pretende invece di sostituire un sistema di regole e valori con un altro. È quel femminismo che, per evitare che le donne vivano secondo le regole degli uomini, pretende di elaborare lui stesso delle regole, a cui le donne devono sottostare per poter essere “donne vere” e non “brave mogli” o “brave madri”.
Solo che così non funziona, siamo punto e capo, perché di nuovo c’è qualcuno che dice alle donne come si devono comportare, quando invece non c’è nessuno che lo faccia con gli uomini.
La questione è più semplice, o dovrebbe esserlo: Emilia Clarke è giovane, brava, bella, e più ricca e famosa di quanto io e molti di voi potremo mai essere. Perché cazzo non può decidere da sola cosa fare della sua vita e del suo lavoro? Se ha deciso di spogliarsi di nuovo, perché gli sembrava che in quel momento della serie ne valesse la pena (e io sono pure d’accordo), la discussione deve finire qui, chi siamo noi per decidere cosa dovrebbe o non dovrebbe fare del suo corpo e della sua carriera?

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E in tutto questo, dopo tutte ste discussioni strappatemi a forza dalle dita, troppe poche persone si fanno la domanda fondamentale: ma quella scena era ganza o no?
Cazzarola se lo era! Dopo qualche puntata in cui la sua storia latitava e in cui sembrava aver perso il carisma di un tempo, abbiamo scoperto che Daenerys stava solo aspettando il momento opportuno per riprendersi il ruolo che le spetta nel popolo dothraki, un ruolo di leader ottenuto con una mossa dalla tamarraggine assurda, una botta di orgoglio, determinazione, cinismo e violenza che in due-minuti-due rilancia un personaggio che sembrava improvvisamente messo da parte, e che ora risorge come una fenice di fuoco alla testa di un esercito clamoroso, da cui tutti i regnanti di Westeros dovrebbero guardarsi bene.
Questo, a mio modo di vedere, è il messaggio che dovrebbe passare, questo l’approccio fanciullesco ed entusiasta con cui io vorrei continuare a guardare le serie tv.
Perché se ci lasciamo irritare dalle discrepanze fra media diversi ed esplicitamente indipendenti, o se pensiamo che sia stata messa in scena l’oggettivazione del corpo femminile non appena vediamo due tette, finisce che perdiamo di vista il fatto che qui c’è una ragazzina bionda che dopo essere stata minacciata di stupro ha bruciato i suoi nemici mentre li guardava morire con in bocca un sorrisetto malefico.
Non è una figata totale per cui applaudire e basta?



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