23 Aprile 2019 23 commenti

Game of Thrones ultima stagione – Il secondo episodio di Diego Castelli

No tranquilli, ci ho impiegato solo mezza Pasquetta

OVVIAMENTE SPOILER!

C’è una riflessione da fare, prima di addentrarci nel secondo episodio stagionale di Game of Thrones (qui trovate l’analisi del primo). In questi giorni ho visto serpeggiare una certa delusione legata al fatto che nel primo episodio non c’erano battaglie e morti, con conseguenti dita incrociate in vista della seconda puntata, nella speranza che risollevasse le sorti del racconto.
A questo proposito, mi sembra doveroso fare una premessa: ma cosa diavolo state dicendo?
Signori, Game of Thrones non è MAI stata una serie di guerra. Le battaglie si contano sulla dita di una mano (forse due mani, dai), e la famosi morti scioccanti di GoT sono sempre state una o due a stagione, non di più. Al contrario, Game of Thrones è sempre stata una serie prettamente politica, filosofica e dialogica, in cui alcuni centri di gravità importanti venivano costruiti, sviluppati e raccontati attraverso fiumi di parole. E questo è sempre stato quello che ci piaceva, perché quei dialoghi erano eccezionali.

I problemi Game of Thrones li ha avuti quando le sceneggiature hanno cominciato a girare un po’ in tondo, senza dare quell’impressione di progresso E alta filosofia che caratterizzava le prime stagioni. Soprattutto, ha avuto difficoltà quando non ha saputo far sentire così “vicino” il pericolo. Ma non dimentichiamo che proprio l’aumento dello spettacolo ai danni delle sfumature è ciò che molti denunciavano della scorsa annata.
A conti fatti, quindi, questo è un fantastico inizio di stagione, dove non c’è un dialogo che non sia pieno, rotondo, pregnante, dove i rapporti di forza fra i personaggi continuano a cambiare, dove le loro psicologie vengono scavate a fondo e con forza, e dove l’imminenza della tragedia non è mai stata in discussione. Questa è Game of Thrones, e non ci sarebbe niente di male, o di nuovo, se l’unica grande battaglia arrivasse al penultimo episodio.
Caso vuole, comunque, che possiamo essere tutti contenti, perché dopo l’ottima puntata che andiamo a riassumere, probabilmente scoppierà il primo degenero.



 

Il riassunto dovrebbe partire già dal previously, in cui si mettono subito in chiaro le cose: Sansa vs Daenerys, Jon-Aegon, i mostri alle porte, perfino vecchie frasette pronunciate da Jaime prima di defenestrare Bran. Ci siamo? Via.

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Apriamo con Jaime al cospetto di Daenerys. Lui le ha ammazzato il padre. Anzi, è proprio famoso per quello. Lei ricorda quando, col fratello, immaginava di uccidere Jaime in modo truce. Insomma, ci sono le basi per una solida amicizia. Per alleggerire la tensione, Daenerys ricorda inoltre che l’esercito di Cersei non si è ancora visto, e Jaime è costretto a dire che la gemella ha preso tutti per il culo, ed è pronta a fare strage di chiunque sopravviva ai non morti. Però ehi, lui è venuto lì per combattere per i vivi, quindi tutto a posto, no?

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Evidentemente no, e Tyrion prova a portare acqua al mulino del fratello. Missione fallita (per la seconda volta in due settimane), perché Sansa sta comunque con Daenerys (novità!) e non si fida. Jaime prova a buttarla sul “eh ma eravamo in guerra, facevo le cose per la mia famiglia”, ma qualcuno nelle file dietro sussurra “lo dicevano pure i nazisti”, e l’atmosfera rimane tesa. Solo Bran, in qualche modo, sembra porgere un ramo d’ulivo al Lannister, dicendo “le cose che facciamo per amore…”, stessa frase che Jaime pronunciò prima di spingerlo fuori dalla finestra. Solo che nessuno coglie il riferimento perché non hanno visto il riassunto a inizio episodio e  perché Bran ormai parla per enigmi come il mago Othelma.

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Per sbloccare la situazione ci vuole Brienne, che prende parola, difende l’onorabilità di Jaime e ricorda a Sansa che lei e Daenerys si odiano, quindi non è che ora possono fare le amicone su sto problema. Sansa dice “ok, hai ragione, io e te siamo BFFs, mentre Daenerys la schifo, quindi appoggio te e dico che Jaime può rimanere”. Daenerys chiede subito il supporto di Jon, che nel frattempo si era leggermente assopito. Jon deve decidere in fretta di quale fra le due donne ha più paura, e alla fine sceglie Sansa, perché tipicamente le sorelle fan più paura delle zie. Quindi Jaime può rimanere.

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Settimana scorsa, quando Sansa era stata bacchettata da Daenerys, se l’era presa con Tyrion. Oggi Daenerys, sconfitta da Sansa, se la prende con Tyrion. A Tyrion cominciano a girare un po’ i coglioni. Complice il fatto che non è riuscito a predire il voltafaccia di Cersei, Daenerys lo accusa: o sei traditore o sei scemo. Lui propende per scemo, perché di solito l’idiozia non porta a essere brasati dai draghi. Però insomma, non è il suo miglior momento.

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Passiamo ad Arya, che sta mettendo le basi per la scena più sconvolgente mai vista in Game of Thrones, che al confronto il Red Wedding sembra una puntata dei Teletubbies. L’ex bambina Stark (sempre più ex) va alla forgia e fissa Gendry che costruisce armi. Che bocconcino, gnam! Parlano un po’ e lui la mette in guardia dal non sottovalutare i non morti, che non sono semplicemente “persone cattive”, sono proprio la morte, che è un’altra cosa. Lei allora si bulla lanciando coltelli contro la parete, perché aveva letto sul profilo Tinder di lui che la cosa lo eccita da matti. In qualche modo, a questo punto, sappiamo già cosa succederà, ma i nostri occhi e il nostro cervello non sono affatto pronti, né mai lo saranno.

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Scarichiamo un po’ di questa feroce tensione sessuale guardando Jaime e Bran parlottare sotto l’albero con la faccina. Jaime si scusa per quello che ha fatto, ma Bran, che ormai è super-mistico, dice che se non l’avesse fatto ora loro due sarebbero persone diverse e, sottinteso, meno utili alla causa. Jaime chiede a Bran se, dopo che sarà tutto finito, rivelerà che è lui la causa della sua paralisi. Bran ribatte “Chi lo dice che ci sarà un dopo?”. E qui Jaime, al suo primo incontro con Bran il Menarogna, si trova nella difficoltà di volersi grattare le balle, ma di avere solo la sinistra per farlo. E si sa, stretta mancina, la morte di avvicina.

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Per risollevarsi lo spirito, Jaime va a parlare col fratello, con cui intavola un dialogo bello pregno che fa il punto sulla loro situazione. Jaime, riferendosi al fatto che Cersei ha ingannato tutti, anche se la sua gravidanza era vera, dice “è sempre stata brava a usare la verità per le bugie”, che è una frase che ognuno di noi non vede l’ora di riutilizzare alle spalle di qualche collega stronzo. Jaime comunque ritiene di essere stato ingannato da Cersei, ma Tyrion gli rinfaccia che no, non è vero, ha sempre saputo com’era, ma l’ha amata lo stesso. Da qualche parte c’è Bran che ancora sussurra “le cose che facciamo per amore…”.
I due poi finiscono sulle mura, dove Tyrion almeno si rallegra del fatto che, se saranno gli zombie a ucciderlo, quel piacere non toccherà a Cersei, che anzi potrebbe veder arrivare il fratello in versione non-morta, pronto a ucciderla. Se non è vedere il bicchiere mezzo pieno questo, non so cosa sia.

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Ancora non molliamo Jaime, che vede Brienne da lontano e la raggiunge. Si tratta del primo momento nella costruzione di un romanticismo abbastanza platonico ma ugualmente potente, e di un femminismo bello importante che trasuderà da tutto l’episodio. Dopo essere stato difeso da lei a più riprese, Jaime afferma che per lui sarebbe un onore servire sotto Brienne. Per il momento lei rimane confusa, ma avrà tempo di assimilare bene la cosa.

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Per una volta qualcuno dice qualcosa di carino su Tyrion. È Jorah, che parlando con Daenerys le consiglia di tenersi stretto il suo primo cavaliere (di cui lui fu molto invidioso) perché è un uomo intelligente capace di riconoscere i propri errori e imparare da essi, che non è cosa così scontata. Ma Jorah ha anche un altro consiglio da dare, un’altra persona con cui vale la pena intrecciare buoni rapporti…

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Ed ecco Daenerys da Sansa. È un altro ottimo dialogo, che regola nuovamente i rapporti di forza fra le due, ma piazza anche alcune sfumature più alte. Di base, Sansa difende Tyrion e accusa Daenerys di aver sbagliato tanto quanto lui. A conti fatti, Sansa è l’unica persona capace di tenere testa alla Madre dei Draghi, e in qualche modo, grazie alle microespressioni di Emilia Clarke, capiamo che questa cosa a Daenerys non spiace del tutto. Che noia essere circondati da gente che ti lecca il culo tutto il giorno…

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Il dialogo a quel punto sembra addirittura prendere una buona piega, perché le due donne scoprono di avere molto in comune: una famiglia complicata (appena appena…), l’amore (di diverso tipo ma comunque forte) per Jon, e soprattutto sono “colleghe”, perché entrambe sono leader femmine che hanno dovuto conquistare con fatica la lealtà di popoli che inizialmente non credevano in loro, proprio perché donne. Uno slancio femminista che riesce a ricomporre anche i problemi relativi a Jon (Daenerys fa notare che lei ha deviato la sua corsa al trono per aiutare lui, quindi chi è che manipola chi, in fondo?), fa sì che le due si stringano le mani in un gesto d’affetto mai visto prima, e porta addirittura a una battuta sulla statura di Jon, che fa venire giù il teatro.

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L’idillio però dura poco, perché la politica arriva a portare nuovo attrito. Sansa chiede cosa ne sarà del Nord una volta finita la guerra, e Daenerys, che ha appena detto di voler comunque sedere sul Trono di Spade, non sa bene cosa dire, perché le parole che le affiorano alle labbra sono “il Nord sarà mio come tutto il resto, e se mi va mi prendo anche la tua collezione di scarpe, perché quello che è tuo è mio, e quello che è mio è mio”.
Il rischio di schiaffi viene scongiurato grazie all’arrivo di Theon, che compare nella stanza, dice di essere venuto a combattere per Grande Inverno, e si becca un abbraccio realmente commosso da parte di Sansa. Tienitela stretta, ragazzo mio, che è un sacco caruccia e sembra fregarsene del fatto che tu là sotto sei tipo Ken della Barbie.

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Subito dopo c’è una scenetta breve e non troppo importante, ma che potrebbe presentare il conto successivamente. Davos e Gilly si trovano a parlare con una bambina che vorrebbe combattere contro i non-morti. Viene convinta a restare nella cripta per difendere le persone che saranno nascoste lì, non prima però di averci strappato un “aawwwww” bello sonoro. Lo sappiamo tutti che sta bambina muore, vero?

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Nella sequenza successiva abbiamo la prima avvisaglia del fatto che lo scontro con i white walkers potrebbe essere più vicino del previsto: Jon rivede Tormund e compagnia, e viene informato del fatto che gli Umber sono morti e che l’esercito nemico è a meno di 24 ore da Grande Inverno. La ciliegina è Tormund che chiede subito di Brienne. Perché anche in tempi di guerra e morte, la figa rimane un ideale nobilissimo per cui combattere.

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Un po’ di tattica militare intorno al tavolo di guerra. Jon sostiene che l’unica speranza di vittoria consiste nell’abbattere direttamente il Night King (da che mondo è mondo, e da che Sauron è Sauron, se ammazzi il capo di un esercito soprannaturale, muoiono anche tutti gli altri). Bran allora rivela il vero motivo della sua presenza: non mettere a disagio le persone fissandole, ma fungere da esca per il capo dei nemici, che sicuramente punterà a lui. Theon si offre di proteggere Bran, e in lontananza si sente un colpo di tosse mascherare un “che culo”. Tyrion vorrebbe combattere, ma Daenerys dice di no, hanno bisogno della sua mente, perciò si nasconderà nella cripta.
“Ma dicci Bran, tu che sai tutto, il fuoco dei draghi riuscirà a ferire il Night King?”
E Bran, come tutti i veggenti che si rispettano, non risponde a domande dirette e fa il vago.
Tormund chiude la scena con un classico “moriremo tutti, ma moriremo insieme”. E di nuovo si sente il colpo di tosse di prima.

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Un paio di scenette intermedie, con Tyrion che chiede a Bran di raccontare un po’ la sua storia fino a quel momento, e poi Verme Grigio e Missandei che progettano di andare a vivere in Sardegna in una casa sulla spiaggia. Di solito gli sceneggiatori (non solo di GoT), quando fanno dire una cosa del genere a un personaggio prima che sia tutto finito, vuol dire che la casa in Sardegna la vedono col binocolo se va bene.

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Nuovo incontro fra Sam e Jon, e momento nostalgico fra ex guardiani della notte.
“No Sam, ancora non gliel’ho detto a Daenerys che è mia zia, scusa se mi viene da cincischiare, possiamo fare un po’ di discorsi maschi adesso?”

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Inizia poi una lunga scena, inframmezzata con altre, che vede diversi personaggi attendere l’inizio della battaglia intorno al fuoco. Jaime e Tyrion aprono le danze, parlando del padre e di quanto avrebbe odiato vederli difendere Grande Inverno. La frase da segnarsi è quella di Tyrion, che brinda agli svantaggi dell’essere diventati persone migliori. Lo svantaggio in questione è soprattutto quello di non poter più andare a mignotte o scoparsi le sorelle gemelle, ma non state a fare i pignoli, è il messaggio che conta.

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Entrano poi nell’ordine Brienne con Podrik (notare lo sguardo di Tyrion quando vede il fratello scattare in piedi per lei), poi Davos, poi Tormund. Quest’ultimo dà vita alla sua miglior scena di sempre: geloso delle vibrazioni che sente fra Brienne e Jaime, si lancia nel racconto di quando, da bambino, ha ucciso un gigante per poi scopare sua moglie, che l’ha poi allattato per tre mesi, determinando così la sua crescita e la sua forza. Brienne lo fissa inorridita, subito dopo aver ricevuto una proposta nemmeno troppo velata di coito, mentre Tormund beve alla goccia tutto il vino (o quel che è) che si era portato nel suo corno da viaggio, sbrodolandosi allegramente. Cara Brienne, se Tormund non lo adotti tu, ce lo portiamo a casa noi.

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Scena di vago intermezzo in cui Arya parla col Mastino e con Beric, che vorrebbe lanciarsi in un predicozzo sul Signore della Luce. Arya stoppa entrambi e dice che ha altro da fare che stare lì con quei due vecchiacci.

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E cosa va a fare Arya??!?!?!?!?!?!
Allora, vi ricordate di quando settimana scorsa si parlava della crescita dei personaggi, degli spettatori che crescono con loro e della capacità della serialità di costruire storie che funzionino davvero “nel tempo”? Ecco, quella era tutta teoria, accademica, fredda analisi. Qui invece c’è lo shock. Arya, la piccola e dolce Arya, indifeso scricciolino che dopo la prima stagione ne ha passate di ogni, diventando pure un’abile assassina (cosa che a quanto pare non ci fa né caldo né freddo), raggiunge Gendry e, dopo una breve discussione su Melisandre, comincia a chiedergli delle sue passate esperienze sessuali, arrivando a dire che, causa probabile morte imminente, lei di morire vergine non ha proprio voglia.
Gli occhi bruciano, il cervello impazzisce come se stessimo spiando una sorellina dal buco della serratura, quando Maisie Williams (ora 22enne, l’abbiamo vista la prima volta che ne aveva 11) rimane mezza nuda per prendersi ciò che le spetta. Sapevamo che sarebbe successo, ma non eravamo comunque pronti. Arya! Ma pensa te…
Comunque una scena molto potente, e ancora una volta uno scatto femminista della serie, che ci mostra una giovane donna capace mettere in discussione la sua vita e le sue scelte, e riscoprire almeno per poco un’umanità a lungo rinnegata.
Arya! Ma pensa te, sembra ieri che giocava con le bambole. Chissà come la prenderà la sorella, che si è invaghita di un eunuco.

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Ricomponiamoci e torniamo al fuoco con Tyrion e gli altri, perché c’è un’altra bella scena, ancora una volta tutta al femminile. Tra una cosa e l’altra viene fuori che Brienne non è un cavaliere. Perché? Chiede Tormund. Perché le donne non diventano cavalieri, risponde Brienne. E perché? Chiede di nuovo Tormund. È la tradizione.
E qui arriva Jaime che, invece di vantarsi delle tette di gigantessa che succhiava, fa a Brienne il regalo più prezioso: in virtù della sua facoltà di nominare nuovi cavalieri, Jaime conferisce il titolo alla donna, fra applausi e brindisi. Non l’avevamo mai vista così felice, e non possiamo che applaudire anche noi insieme ai suoi compagni.

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Un intermezzo con protagonista Jorah. Prima di tutto Lyanna sostiene con il cugino la sua volontà di combattere come tutti gli altri, nonostante i rimbrotti di Jorah che la vorrebbe al sicuro nella cripta. E qui mi piacerebbe sottolineare il fatto che praticamente tutti, in sta serie, non vedono l’ora di morire, che siano nani inabili al combattimento, bibliotecari cicciottelli o ragazzine pre-puberali. Se io fossi al loro posto non solo mi nasconderei nella cripta piangendo come un vitello, ma probabilmente scaverei una seconda cripta sotto la prima, giusto per non sbagliare.
Comunque, dopo Lyanna arriva anche Sam, che offre a Jorah la spada di suo padre, perché tanto lui non saprebbe usarla come dovrebbe. Ma quanta pucciosità in questo episodio.
Tranne per Arya. Lì di puccioso non c’è niente. Gnao.

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Siamo agli sgoccioli dell’episodio. Intorno al fuoco, Podrik intona una canzone struggente (che si sentirà in versione “singolo” anche sui titoli di coda, la trovate a questo link) su cui vediamo scorrere immagini di Sansa con Theon, di Missandei con Verme Grigio, di Arya con Gendry. L’impressione, rafforzata dal testo della canzone che parla di una ragazza che danza coi fantasmi, è che sia l’ultimo momento di vera calma e vera intimità. Molte di queste relazioni, lunghe o appena nate, platoniche o no, saranno spezzate dalla guerra, e sono proprio momenti come questo, per quanto un po’ telefonati, che costruiscono l’aspettativa per la battaglia imminente. Ci siamo, siamo qui, è il momento della verità, e niente sarà più come prima.

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Prima della fine arriva però un altro momento topico: Jon svela a Daenerys la verità sulla sua identità. Il discorso è limpido, inequivocabile, e la camera non stacca mai dal volto di Daenerys, dove passano tutte le emozioni di questo mondo. L’ultima reazione, però, è almeno parzialmente di rifiuto: “l’informazione te l’hanno data tuo fratello e il tuo migliore amico, non è un po’ comodo così, caro mio?”, e viene spontaneo chiedersi quanto Daenerys fosse sincera quando parlava a Sansa dell’amore per Jon, visto che ora sembra istintivamente attaccatissima al suo potere politico.
Al netto di questo, però, è lei stessa a esplicitare il problema principale, cioè il fatto che, se davvero Jon è suo nipote, è lui il legittimo erede al Trono di Spade. Il modo in cui Daenerys carica sulla parola “male”, “maschio”, ci fa almeno un po’ empatizzare con lei, al termine di una puntata molto femminista in cui Daenerys si vede soffiare il Trono da sotto il naso solo perché Jon ha il pisello e lei no.

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-Ma non c’è tempo, al momento, per altre elucubrazioni, perché i non morti sono alle porte e bisogna prepararsi alla battaglia. L’impressione è che tutte le posizioni e i rapporti di forza sviluppatisi in questi due primi episodi stiano per implodere sotto la forza della guerra, e che l’insistenza degli sceneggiatori sulle mille sfumature del potere stiano lì proprio a fare da contrasto al momento in cui tutto verrà ribaltato e sovvertito dalla morte. Staremo a vedere…

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VARIE ED EVENTUALI

-Ormai la fotografia di Game of Thrones è così scura, che sperare di vedere l’episodio in un qualunque momento che non sia la sera (o una stanza con le tapparelle abbassate) è impossibile.
-Gli alberi genealogici sono così tanti e intricati, che quando Jorah e Lyanna si sono messi a parlare mi son chiesto “ma sti due si conoscono?”, salvo poi ricordare che son tutti e due Mormont…
-La domanda è: se nel terzo episodio ci sarà la battaglia con i white walkers, che succede poi? Ci sarà già la loro sconfitta, e poi più di metà stagione sarà una questione esclusivamente umana, con la lotta finale contro Cersei? Mi pare difficile pensarlo, però chissà…
-È del tutto ragionevole aspettarsi le prime morti eccellenti dal prossimo episodio. Questa puntata sembra aver calato una discreta ombra su Verme Grigio, ma potrebbe essere un depistaggio. Anche Jorah, che ha appena ricevuto una nuova spada, non mi sembra messo benissimo
-Ho letto che gli autori hanno lasciato a Maisie Williams piena libertà su cosa mostrare durante la scena di sesso con Gendry. Lei ha deciso di mostrare qualcosa, ma non troppo, perché c’è già chi ha mostrato un sacco durante la serie: cara Maisie, ora non stai recitando, le frecciatine a Daenerys tienitele in caldo, che diamine!



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