8 Maggio 2018 12 commenti

Il Miracolo – Niccolò Ammaniti firma una grande serie tv di Marco Villa

Il ritrovamento di una statua della Madonna che piange sangue è il punto di partenza de Il Miracolo, nuova serie tv potentissima di Sky Atlantic

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A chi si lamenta dicendo che le serie italiane di qualità parlano solo di malavita, mafia e criminalità, finalmente si può rispondere con un titolo. Il Miracolo è una grande serie che non parla di intrecci criminali, ma va a toccare uno dei tratti fondanti del nostro paese: la religione cattolica e in particolare la devozione per Maria. Temi che forse non sono più scoperti come potevano esserlo qualche decennio fa, ma che fanno ancora parte del DNA degli italiani, volenti o nolenti.

Il Miracolo è una nuova serie prodotta da Sky e Wildside, stessa accoppiata di The Young Pope, 1992 e 1993, in onda dall’8 maggio su Sky Atlantic HD. Il nome di punta dell’intera operazione è Niccolò Ammaniti, uno dei migliori scrittori della sua generazione, capace di trasformare i propri libri in un genere a sé. I libri di Ammaniti possono essere definiti in tanti modi, ma sono innanzitutto “libri di Ammaniti”. Traguardo notevole, soprattutto perché raggiunto in poco tempo e poi mantenuto stabile negli anni. Ammaniti è creatore e regista de Il Miracolo (insieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini), serie originale che non è tratta da nessuna sua opera.

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Il Miracolo inizia con un blitz delle forze dell’ordine, durante il quale viene catturato un boss mafioso e soprattutto viene rinvenuta una statua della Madonna che piange sangue. Copiosamente, al punto da aver quasi allagato il rifugio del boss. La statua (di plastica, una delle migliaia prodotte ogni anno) diventa subito il centro della serie, intorno a cui ruotano principalmente tre storyline: la prima riguarda il presidente del consiglio Fabrizio Pietromacchi (un Guido Caprino che fa un salto istituzionale dopo il deputato leghista di 1992 e 1993), che viene informato del ritrovamento e deve capire come gestire la situazione a livello di sicurezza nazionale. Un fenomeno di questa portata mette in crisi il premier anche a livello personale, andando ad acuire un rapporto già complicato con la moglie Sole (Elena Lietti), personaggio quasi borderline. Nella squadra tecnica che lavora alle analisi della statuetta c’è Sandra (Alba Rohrwacher), scienziata che da anni accudisce la madre gravemente malata, alla cui cura ha di fatto dedicato la propria vita e che spera sempre in una guarigione impossibile. La terza storia è inizialmente slegata dal ritrovamento e ha per protagonista Padre Marcello, ex missionario tornato a Roma e sprofondato in una vita fatta di videopoker, debiti, truffe e prostitute. Interpretato da un enorme Tommaso Ragno, non a caso già premiato per la sua interpretazione a Séries Mania a Lille (come tutta la serie, del resto), Padre Marcello è un personaggio orribile, abietto, sporco in ogni senso possibile. Un personaggio da Ammaniti, insomma, che cerca di restare attaccato alla propria fede in modo disperato, ma paradossalmente tutti i suoi sforzi finiscono per farlo sprofondare ancora di più.

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Il Miracolo è una serie dal peso specifico importante, attraversata da un’angoscia che vive e si alimenta attraverso tutte le inquadrature. Non c’è mai un momento di riposo, un allentamento: ogni scena è un piccolo innalzamento del livello di ansia, un innalzamento impercettibile, che finisce però per lasciarti senza fiato al termine dell’episodio. Questo senza mai avere scene di vera tensione, perché l’unica tensione che si registra è quella sui volti dei protagonisti: la madre di Sandra che è una maschera di dolore senza pari, il viso di Padre Marcello, incastonato da capelli quasi gialli, che è il ritratto della disperazione, fino al volto in plastica della Madonna, interamente coperto di sangue, che sgorga a litri e non a piccole gocce, unica vistosa deroga in una serie che gioca sempre per sottrazione

Nei primi episodi si capisce che Il Miracolo non è una serie con una trama potente, con un racconto che procede in modo lineare: di fatto nei primi episodi succede molto poco a livello di svolte narrative, tutto è incentrato sui modi in cui la statua metta in moto un insieme di rivoluzioni interiori nei protagonisti. In una serie di questo tipo, in cui l’introspezione è la chiave, ricopre un ruolo fondamentale la regia, che riesce a valorizzare gli attori senza soffocarli e soprattutto raggiunge quell’equilibrio complesso di essere raffinata senza mai sembrare leziosa.

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Come detto in apertura, Il Miracolo è una grande serie, che sfugge alle definizioni di genere e prova a imporsi come qualcosa di diverso, di non-etichettabile. Lo fa dal primo episodio e riesce a confermarsi anche con i successivi, che portano avanti in modo inesorabile quella sensazione di caduta lenta e di perdita di riferimenti che sembra animare tutti i personaggi. Era una serie difficilissima da scrivere e da girare, Niccolò Ammaniti e la sua squadra ci sono riusciti nel migliore dei modi.

Perché guardare Il Miracolo: perché è una serie diversa, non etichettabile in alcun modo

Perché mollare Il Miracolo: perché non ha una narrazione forte, una trama che procede con sicurezza



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