19 Maggio 2017 7 commenti

1993 – Il ritorno della serie generazionale di Sky di Marco Villa

1993 riparte da dove si era interrotta 1992, con tutti i pregi e i difetti del caso

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Imperfetta, problematica, mal recitata, didascalica, sono tanti i difetti imputati a 1992, ma in fin dei conti l’unica domanda che vale è: la seconda stagione era attesa? Dite quello che volete e protestate pure, ma qui a Serial Minds rispondiamo con un convintissimo sì.

1993 è il proseguimento di 1992, caso più unico che raro di una serie che cambia titolo tra una stagione e l’altra e che soprattutto lo fa con un motivo molto sensato. 1993 (in onda dal 16 maggio su Sky Atlantic HD) riparte ovviamente da dove si era fermata 1992, ovvero da Leonardo Notte (Stefano Accorsi) che ha ormai fatto il salto dalla pubblicità al marketing politico, piazzandosi in prima fila nella nascente Forza Italia. Allo stesso modo, anche Veronica Castello (Miriam Leone) continua a sguazzare in quella terra di mezzo tra mondo dello spettacolo e intrallazzo politico romano, la stessa in cui sta andando a fondo l’onorevole leghista Roberto Bosco (Guido Caprino). Completano il panorama il poliziotto Luca Pastore (Domenico Diele), che continua a lavorare per il pool di Antonio di Pietro e a condurre le proprie battaglie personali. Battaglie per la giustizia, ma anche per resistere all’avanzare dell’AIDS, cercando conforto in gruppi di autoaiuto e nel rapporto con Eva (Camilla Semino Favro), ragazza a sua volta sieropositiva, che affronta la propria tragedia con fatalismo e sarcasmo. Sullo sfondo, nei primi due episodi, le vicende di Bibi Mainaghi (Tea Falco) e della sua famiglia.

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In realtà, però, proprio da lei parte quello che promette di essere uno dei filoni narrativi principali, che muove dal ritrovamento del corpo del poliziotto Rocco Venturi (Alessandro Roja), ucciso da Leonardo Notte in 1992. È questa la storyline in grado di intrecciare definitivamente tutti i personaggi, visto che il corpo viene trovato in un cantieri dei Mainaghi e le indagini verranno condotte dal team di Di Pietro. Come per 1992, però, l’aspetto più interessante è l’incrocio tra finzione e cronaca: 1993 parte con le monetine a Craxi e si chiude con l’autobomba destinata a Maurizio Costanzo, due fatti che riescono a riassumere tutti i punti più estremi e il cortocircuito di quella stagione del Paese.

Dalla visione dei due episodi, è evidente come gli autori abbiano voluto puntare tutto sulla continuità. Non ci sono cambiamenti degni di nota, così come non ci sono scosse particolari a livello narrativo. Si va verso una maggiore conoscenza del passato oscuro di Leonardo Notte, ma per il resto 1993 si presenta con gli stessi pregi e difetti della prima stagione. I pregi li abbiamo già elencati e stanno tutti nella capacità di rievocare un periodo storico così vicino, senza trasformare i personaggi in macchiette delle figure reali (a parte il cameo del D’Alema di Vinicio Marchioni, diciamo).

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Tra i difetti vanno purtroppo annotati dialoghi che a tratti si perdono in una volontà di spiegare ogni dettaglio, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. E poi la recitazione, purtroppo vero punto debole di alcuni passaggi. Non è tanto il caso di Tea Falco, che ormai è riuscita a dare un senso (assurdo, ma un senso) al suo personaggio, quanto di Domenico Diele. Il suo personaggio continua a essere il meno riuscito, sommando problemi di scrittura (tutta la storyline dell’AIDS è la cosa più appiccicata e disarmonica delle serie) a un’interpretazione che sembra sempre distante, fuori fuoco.

Sono dettagli importanti, che in caso di aggiustamento permetterebbero a 1993 di diventare una grandissima serie, all’altezza della sorella maggiore Gomorra. Non è così o almeno non lo è ancora. Sta di fatto che da queste parti l’attesa per 1993 era alta e che, come accaduto due anni fa, è stato assolutamente ripagata.



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