29 Luglio 2010

I Pilastri della terra: da romanzo a miniserie! E io godo… di Diego Castelli

Alzi la mano chi non ha mai letto o almeno sentito parlare de I Pilastri della terra. Dai su, abbiamo capito che siete fighi, che quella roba non la leggete, vi fate solo le pippe mentali con Proust e la roba più mainstream che avete letto in vita vostra è Il Piccolo Principe.

Vabbe’, lasciatevi dire che, pur restando all’interno della letteratura di intrattenimento (quella che non aspira a cambiare la vostra vita e a farvi infognare facebook di citazioni), I Pilastri della terra è un romanzo che mozza il fiato, pieno fino all’orlo di avventura, azione, sesso, violenza, alti ideali, amori invincibili e passioni rabbiose.
Protagonista è Jack, un ragazzo schivo e timido ai limiti dell’autismo, che cova nel profondo il talento per l’architettura. Il romanzo, ambientato nell’Inghilterra del XII secolo, segue la vita di Jack dall’infanzia alla vita adulta e lo accompagna nel grande sogno, ereditato del patrigno Tom, di erigere una mastodontica cattedrale nella città di Kingsbridge.
Molti sono i motivi del successo del libro. Ne citiamo due: l’accuratezza della ricostruzione storica, che ci restituisce un Medio Evo battagliero e infuocato, fatto di scontri tra la nobiltà, la nascente borghesia e l’onnipresente potere oscuro della Chiesa; la capacità di costruire, su questo sfondo complesso e sfaccettato, una storia potente che prende i personaggi e li getta in un vortice di tensioni laceranti. Seguire Tom, Jack e Aliena (ok, il nome mi ha sempre fatto un po’ ridere), significa farsi torcere le viscere da sventure e malvagità che sembrano troppo grandi da gestire, ma che non si può fare a meno di combattere.

Ma basta letteratura, veniamo all’audiovisivo. Sì perché ora, a 21 anni dall’uscita del romanzo, I Pilastri della terra è diventato una miniserie per la tv. Si tratta di una produzione tedesco-canadese, girata in inglese con diversi attori di fama internazionale (tra cui Donald Sutherland), in onda su STARZ (la stessa rete di Spartacus – Blood and Sand).
Dopo i primi due episodi sono piacevolmente sorpreso. Invece che in un condensatissimo film di due ore (vero cari amici di Harry Potter?), le centinaia di pagine sono spalmate su 8 episodi, in modo da raccontare tutti gli avvenimenti chiave, senza per questo sbrodolare eccessivamente. Si nota una cura scenografica e costumistica non da poco, e la mano di Ken Follett (che ha lavorato alla sceneggiatura) sembra essere riuscita a cogliere il ritmo giusto della narrazione, pur in presenza di alcuni piccoli cambiamenti che potrebbero far storcere il naso a qualcuno.



Il lavoro migliore, comunque, è stato svolto sul casting. Quando hai personaggi così forti e caratterizzati, è assai concreto il rischio di rovinarli appiccicandogli sopra la faccia sbagliata (o “una faccia”, in generale..). Qui siamo alla pura opinione personale, ovviamente, ma ritengo siano state azzeccate quasi tutte le scelte importanti. Rufus Sewell è un buon Tom, per quanto forse un po’ spiritato. Ian McShane, nato e cresciuto con la faccia da stronzo, è un perfetto vescovo Waleran, cattivone senza scrupoli che per un po’ di potere venderebbe sua madre, con la nonna in omaggio. Hayley Atwell è un’ottima Aliena (che detto così sembra una “adeguata extraterrestre”), perché è molto bella, ma non in un modo pacchiano o inverosimile. Cose simili si potrebbero dire su molti altri. Ma la scelta migliore, comunque, riguarda il protagonista: Eddie Redmayne è un Jack straordinario. E’ stato scelto un ragazzo con un talento evidente e un viso particolarissimo, squadrato come i blocchi di granito della cattedrale ma capace di trasmettere emozioni forti con il semplice sguardo. Come dire, ha quell’espressione un po’ da matto ma che sembra nascondere il genio, esattamente ciò che ci si aspetta da un personaggio come Jack.

A questo punto non ci rimane che proseguire. So già quello che succederà, ma sono assai curioso di vedere se il ritmo e l’efficacia dei primi due episodi verranno mantenuti fino alla fine. Ad ogni modo, per essere la trasposizione “solo” televisiva di un romanzo così famoso, c’è da leccarsi le dita…

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