10 Novembre 2010

This is England ’86 – Dopo il film, arriva la serie di Marco Villa

Ammore e disaggio ai tempi della Thatcher

Avete presente Skins?
Sì, quella con i giovini scapestrati che prendono la droga e fanno colazione con la vodka.
Ecco, togliete la patina.
Togliete la bellezza degli attori.
Togliete gli anni zero.
Aggiungete il disagggio.
Aggiungete gli skin.
Aggiungete la Thatcher e gli anni Ottanta.
E comunque non sarete neanche lontanamente vicini a capire atmosfera, stile e tensione di This is England ‘86

Stiamo parlando di una serie andata in onda nelle scorse settimane su Channel 4 e prosecuzione diretta di un film del 2006.
La pellicola in questione si intitola This is England e racconta le storie di un gruppo di skin della provincia inglese durante la guerra delle Falkland. In particolare, segue la vicenda del dodicenne Sean, che frequenta i suddetti skin nel tentativo di affrancarsi dal titolo di sfigato della scuola.
La serie sposta il tempo avanti di tre anni e torna a raccontare le vite degli stessi personaggi.
La continuità e la fedeltà all’originale è garantita da Shane Meadows, responsabile tanto del film, quanto della serie.

Se il film era in grado di passare dall’atmosfera di cazzeggio adolescenziale al dramma sociale nel giro di un secondo virgola due, nella serie le cose sono un po’ diverse.
Assistiamo infatti a una fase delicata nella vita dei personaggi. Figure che hanno dedicato i dieci, quindici anni precedenti a fare di se stessi dei veri skinhead ligi al dovere (e forse è opportuno sottolineare che skinhead è cosa ben diversa da naziskin), ora si trovano a un bivio: continuare su quella strada, rischiando di diventare delle parodie di se stessi, oppure prendere coscienza che un periodo è finito e superati i trent’anni è meglio mettere via le Dr. Marten’s.
Nel primo episodio, questo dilemma ruota intorno alla scelta di Woody e Lol (rispettivamente capetto e donna del capetto della cumpa) di sposarsi, con Woody sconvolto nel vedere come il padre si sia trasformato da perfetto mod in perfetto esponente della middle class e Lol turbata dai tentennamenti del suo amato, “che non è più lui dopo aver accettato la promozione sul lavoro”.
Insomma, dal primo episodio l’impressione è che Meadows abbia dato una certa sterzata. Sembra infatti che non voglia più raccontare le giornate di un gruppo di ragazzi che appartengono a una precisa subcultura. L’obiettivo pare piuttosto allargato al famigerato passaggio all’età adulta e al periodo delle responsabilità.
Sia chiaro, niente di mucciniano o di stantio (scusate la ripetizione). Una precisazione che troverete superflua in caso abbiate già visto il film, data la capacità di quella pellicola di mostrare un mondo senza trasformarlo in fenomeno da baraccone o in un modello sociologico (di nuovo, scusate la ripetizione).
Insomma, togliendo una s a Skins, non si ha solo il singolare, ma anche una serie che merita. Parecchio.

Previsioni sul futuro: personaggi divisi a metà tra duri&puri e propensi al cambiamento, ammori e disagggio.

Perché seguirlo: perché ambientazione, personaggi, riferimenti e stile sono davvero unici nel panorama delle serie. E poi è una di quelle cose che ha già stampata in fronte la parola “cult”.

Perché mollarlo: perché no Accorsi, no crisi generazionale.



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