24 Novembre 2010 3 commenti

Tassonomia della guest star (Parte 2) di Diego Castelli

C’è ancora tanto da scoprire

Copertina, I perché del mondo, On Air

Due giorni fa (e precisamente qui), abbiamo iniziato un discorso rivelatosi molto più vasto e articolato del previsto: quello sulle guest star.
Ebbene, dopo aver evidenziato alcune suddivisioni di fondo, è giunto il momento di fare qualche esempio specifico. Ancora una volta, sottolineo che si tratta solo di un numero limitato di suggestioni, che rappresentano una piccola parte di ciò che si potrebbe scrivere su questo argomento. Giusto per pararmi il culo di fronte a qualche saputello :-)

Guest star luccicanti
E’ la forma più pura di guest star. Un ospite invitato con lo scopo preciso di rendere l’episodio speciale, affinché se ne parli sui giornali, su internet e via dicendo. In questa forma generale, che certamente racchiude al suo interno anche categorie che vedremo di qui a poco, gli esempi potrebbero essere centinaia. Non a caso ci sono da sempre telefilm che fanno della presenza di ospiti vip un vero punto di forza. Penso a Glee, a Friends, a 30 Rock, a Sex and the City (che ha ospitato gente come Alanis Morisette, Jon Bon Jovi, David Duchovny, Geri Halliwell e Matthew McConaughey), ad American Dreams (guardate qui, andate in fondo alla pagina e stupitevi). Anche se forse a trionfare è una serie letteralmente ricolma di guest star, ma che non ne ha mai fatta “vedere” neanche una: I Simpson (andate qui e stupitevi ancora, ma di più!). Potreste pensare che tutte le guest star siano luccicanti, e forse avete ragione. Persino Elisabetta Canalis in Leverage (3×01) è luccicante, anche se di un bagliore imbarazzante e davvero poco dignitoso (tanto che hanno dovuto chiamare il suo personaggio The Italian, visto che la sua recitazione inglese è simile alla mia in peruviano). Ma mi piace distinguere tra le guest ingaggiate dal nulla e quelle arrivate per altri motivi, come nei casi che vedremo tra poco. In più, ci sarebbe anche da fare un appunto terminologico, sottolineando che negli States il termine “guest star” non indica per forza un vip, ma anche solo un attore ricorrente che non fa ancora parte del cast regolare. Quindi oltre oceano la luccicanza non è dettaglio decisivo per l’identificazione tecnica del fenomeno. Un caso “a metà strada” è la presenza di Steve Wozniak (co-fondatore di Apple) in The Big Bang Theory: certamente luccicante per molti spettatori innamorati della mela, ma forse non così importante per la maggior parte dei fan (Wozniak ha partecipato al Ballando con le stelle americano, ma non è mica Julia Roberts…). In questi casi di luccicanza più mirata e specifica si può parlare di “guest star al laser”. Gesù, che cazzata…

Guest star sinergiche.
In questa categoria rientrano le decine e decine di crossover che abbiamo visto nel corso degli anni. E’ cioè sinergica la guestarata, abilmente orchestrata dai produttori dello show, che ha come primo obiettivo quello di lanciare una nuova serie o, più semplicemente, fare promozione incrociata. Vengono alla mente i molti incontri tra i protagonisti dei vari CSI (o di CSI e Senza Traccia) o i ritorni di David Boreanaz in Buffy (l’ultimo in 7×22), mentre era in onda anche Angel. Ci sono poi crossover che, al di là della semplice sinergia, puntano anche a stupire lo spettatore con una dose aggiuntiva di creatività, o con la voglia di mescolare i generi in modo inaspettato. In questo senso, penso alla comparsata virtuale di Stewie Griffin in Bones (4×24); o all’arrivo di George Clooney e Noah Wyle in Friends (1×17), nella parte di due medici (virtualmente gli stessi che interpretavano in ER); o ancora all’improbalissimo incrocio tra CSI e Due uomini e mezzo (prima con i poliziotti che vanno nella sitcom, 5×17, poi con i protagonisti della comedy che appaiono sulla scena del crimine, in un episodio dal titolo “Two and a half Deaths”). Se volete la chicca vintage, beccatevi il video dell’incontro tra Mork e Fonzie, e se cercate tracce di sinergia italica, vi invito a ricordare l’arrivo dei RIS (quelli della fiction) sui set di Intelligence, in un crossover casereccio che, nel suo piccolo, era riuscito a smuovere persino il mio piccolo cuore esterofilo!

Guest star amicali.
Si parla di guest star amicali quando il famoso compare in virtù di una sua specifica amicizia verso un altro membro del cast o della produzione. Così si spiega la presenza di Jennifer Aniston in Cougar Town (2×01), ma anche nel precedente Dirt (1×13), entrambi con protagonista la sua amicissimissima Courteney Cox. La stessa Aniston è stata la molla che ha permesso un’altra grande guestarata: quella di Brad Pitt, che cazzeggiò meravigliosamente nella 8×09 di Friends proprio perché legato sentimentalmente alla bella Jennifer (si noti che dico “legato sentimentalmente” perché non mi ricordo se erano già sposati o no, e non avendo voglia di cercare rimango sul vago…). Rimane una categoria infida, non sempre facilmente identificabile dallo spettatore, che non può desumere solo dallo schermo i rapporti personali tra gli attori. Sì, ho detto desumere.

Guest star riconoscenti.
Sono quelle che partecipano a una serie perché hanno ricevuto soldini e gloria da uno show precedente, imparentato con quello più recente per via dello stesso autore, produttore ecc. C’è una buona dose di sovrapposizione con la categoria precedente, ed è difficile distinguerle per chi non è addentro ai meccanismi di una serie. Un esempio può essere quello di Ken Jenkins, il dottor Kelso di Scrubs, che va a fare il padre di Jules in Cougar Town (2×06) come segno di riconoscenza verso Bill Lawrence, che per tanti anni l’ha reso un’icona del piccolo schermo. Esempio particolare, ma a me molto gradito, è quello di Teri Hatcher, la Susan di Desperate Housewives, che pochi giorni fa è comparsa in Smallville (10×08), nei panni della madre di Lois Lane. La stessa Hatcher aveva raggiunto la notorietà intepretando proprio Lois nella serie Lois & Clark, quindi la sua riconoscenza non è tanto verso una singola persona, quanto piuttosto verso un intero mondo narrativo. Certo, le avranno anche dato un botto di soldi, ma un po’ di romanticismo, perdio!

Guest star sepolcrali.
Si tratta di una sottospecie delle guest star diacroniche di cui parlavamo l’altro ieri, e come avrete intuito sono quegli attori che, dopo essere morti in una serie, ci ritornano in veste di fantasma o ricordo. Viene in mente Anthony Edwards, tornato a interpretare il mitico dottor Greene di ER (15×07) anni dopo la dipartita del suo personaggio (per farlo ricomparire si usò un flash back incentrato su una vicenda del passato, mai raccontata prima). Oppure John Schneider, padre di Clark in Smallville, che nella 10×01 torna in forma di fantasma/sogno per dare saggi consigli al sempre indeciso figliolo d’acciaio.

Guest star che-non-sapevano-di-esserlo.
Forse la mia categoria preferita! Quante volte avete rivisto una serie (o un film) che non vedevate da tanto, solo per trovarci un attore oggi famosissimo, ma all’epoca semi-sconosciuto? A me succede spessissimo, e sempre con grande goduria! Due esempi tra i tanti: Hugh Laurie scocciatissimo per il fatto di stare accanto a Rachel in Friends (4×24, qui il video), ben prima di diventare il dottor House; Tom Hanks che sfida in combattimento Fonzie in Happy Days (10×05), tanti anni prima di interpretare Forrest Gump o Robert Langdon.

Basta, terminiamo qui il nostro piccolo viaggio nel mondo delle guest star. Come avete visto, c’è tantissima roba, ben oltre queste poche righe (neanche così poche, direbbe il Villa). Ma non posso nemmeno rompervi le balle per sei giorni. Ora siete maturi, consapevoli, pronti a volare liberi nel mondo telefilmico per trovare sinergie, riconoscenze, amicizie e guestarate postume. Poi non dite che non vi voglio bene…



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