14 Settembre 2011 5 commenti

La Versione di Tina – L’antico legame tra cibo, sesso e Bradley Cooper di Vale'n'Tina

Quel gran campo di battaglia della cucina di un ristorante

C’era un tempo in cui ero utilizzata dal gruppo dei miei pari come fonte d’informazione sulle serie in uscita.
Sapevo tutto: titoli, date, attori, trama, durata, distribuzione.
Tutto.
Se valeva la pena vederlo o era meglio strafocchiarsi di muffin quella sera, quanto tempo ci avevano messo a girarlo e dove.
Ok…magari sto un TANTINO esagerando, comunque avete capito il concetto.
Adesso, con la vita da Boris che m’è toccata in sorte, quasi non ho il tempo di assolvere ai compiti di pulizia minima della mia persona, figuriamoci seguire roba nuova. Mannaggia.

Fu così che lunedì, approfittando di una breve pausa angosciata (angosciata perché nel cinema funziona che se tutti sembrano tranquilli, rilassati, calmi, beh fio mio, sei nell’occhio del ciclone e una pioggia di merda volante sta per abbattersi su di te), mi guardai il pilota di Kitchen Confidential.
Ora, cioè solo dopo essermi sparata due puntate, ho scoperto quanto segue: pur risalendo al 2005, dal 7 settembre 2011 le serie viene trasmessa su Fox Life; il che forse spiega perché l’ho intercettata proprio adesso.
Comunque, voi direte, visto che non c’hai nemmanco il tempo per piagne, visto che non eri conscia nemmeno della suaesistenza, perché ti sei orientata proprio verso Kitchen Confidential?
In parte è perché non avevo ancora pranzato e la cosa della cucina m’attizzava, in parte perché ho recentemente letto un libro che ho amato alla follia dal titolo omonimo.
E infatti che scopro? Elementare Watson, che la serie è tratta proprio dal libro, e, come questo, è lo scompaginarsi dei drammi psicologici, affettivi e culinari di quel gran pezzo dell’Ubaldo tutto bono e tutto caldo di Anthony Bourdain: il cuoco più sexy, più trendy, irriverente e sfrontato di tutta Manhattan.

La parte del Bourdain viene coerentemente assegnata a Bradley Cooper, una che mi nasce come attore sfigatino e adesso m’è diventato uno che mollatemi gente. Ossignur.
Non ho capito bene bene il motivo, ma la serie è stata ammazzata alla quarta puntata. Ascolti demmerda, dicono. Bah, misteri della TV via cavo.
Comunque, dai primi cinque minuti si capisce tutto, e posso certificare l’autenticità di quanto succede; non che io abbia mai lavorato in una cucina (anche se, e questa ve la devo raccontare, qualche mese fa ho sostenuto un colloquio da chef; non so come mi fosse venuto in mente dato che sì, i sufflé non mi si sono mai sgonfiati, ma da qui a considerarmi in grado di gestire una cucina… e il proprietario del ristorante mi guardava allibito scorrendo il mio curriculum, ma lei – diceva – ha studiato tutt’altro, non ha fatto nemmeno la cameriera!), dicevo, non che io abbia mai lavorato in una cucina, ma qualunque ambiente con una forte struttura gerarchico-militare, dove la velocità, lo stress, la pressione regnano sovrane funziona allo stesso modo.

Si generano invidie, vendette, arrivismi, si prendono in mano i coltelli per un niente, si ruba, ci si nasconde dietro le casse di sedano a fare all’ammore, si stempera l’ormone nella cella frigorifera, si beve, si fuma, ci si azzanna, ci si ama. Si è legati più che se si condividesse lo stesso sangue, forti della certezza di essere creati dalla stessa cosa e per la stessa cosa.
Così, alla fine della giornata, non contano i soldi o quante volte ci siamo mandati affanculo.
Sopravvissuti ad un turno di cucina o di set, la percezione nettissima di aver scampato la morte anche quel giorno mette in circolo una dose di gioia non quantificabile.
Questo mostra Kitchen Confidential.
E per questo, mi piace.

PS: E al di là dei sofismi bla bla bla la truppa eccetra, ricordiamoci di Bradley Cooper.
Che Iddio lo abbia in gloria.



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