29 Novembre 2011 4 commenti

E alla fine Revenge merita… di Diego Castelli

Piccoli telefilm crescono

I modi con cui arriviamo a seguire una serie posono essere molto diversi.
La maggior parte delle volte c’è la visione di un pilot, il giudizio del suddetto, e la conseguente decisione di andare avanti o meno. In altri casi, tuttavia, servono più variegate e curiose botte di culo.

Prendiamo il mio attuale rapporto con Revenge.
Durante l’estate non l’attendevo con particolare ansia. Semplicemente dalla trama e dagli interpreti si capiva che era un telefilm molto femminile, magari non brutto, ma che probabilmente avrebbe rischiato di togliere troppo tempo alle serie che per me contavano davvero.
Inutile dire che la recensione del Villa non ha aiutato. Non che sperassi di leggere qualcosa di diverso: quando bighellonavamo insieme all’università, e io professavo il mio amore per la Amy di Everwood, lui mi prendeva in giro come il peggiore dei bulli. Facile prevedere che avrebbe bocciato la nuova fatica di Emily VanCamp, nell’improbabile veste dell’angelo vendicatore (lei dico, non il Villa).

La cosa importante, comunque, è che non ero in totale disaccordo col mio compare. Sarei stato più morbido di lui, come sempre accade, ma il pilot di Revenge era e rimane una cosa fin troppo “media”. L’avevo visto, l’avrei archiviato, e non ci avrei pensato mai più.

E qui entra in gioco la mia fidanzata, che già in altre occasioni mi ha tirato fuori da pericolosi impacci telefilmici. Stavolta mi ha detto: “guarda che Revenge ha delle potenzialità, andiamo avanti”. Imputavo questo suo ottimismo alla normale differenza di gusti maschi-femmine, come se io le avessi detto “tranquilla, Sons of Anarchy si addolcisce”, ma la verità è che ci ha preso: dopo il pilot Revenge migliora, e mica poco!

La differenza, come sempre, la fa la scrittura. Perché l’atmosfera patinata è la stessa, gli sguardi languidi della VanCamp non cambiano di una virgola, e il mood generale rimane invariato. Ma la struttura che sembrava già scolpita nella pietra, quella che prevedeva l’eliminazione progressiva, puntata dopo puntata, di tutti i “cattivi della foto”, lascia il posto a una trama più compiutamente orizzontale, in cui i dieci piccoli indiani vengono sostituiti da quattro o cinque ricconi di merda.
Non sappiamo quanto questa virata fosse prevista e quanto invece si sia trattato di correzione in corsa, ma rimane il fatto che un prodotto potenzialmente frammentato e fin troppo ripetitivo è diventato un meccanismo intricato e ben più appassionante di quanto fosse lecito prevedere all’inizio.

I modi in cui Emily/Amanda si insinua tra le pieghe della famiglia Grayson, la complicità con Nolan, l’amore simulato con Daniel e quello rimpianto con Jack, e infine il recente rientro in gioco della vera Emily, tutto rientra nel classico e nel già visto, ma con quell’imprescindibile solidità narrativa che lascia il desiderio di sapere come va avanti.
Che poi è tutto quello a cui Revenge punta: un curiosità sempre rinnovata che faccia tornare gli spettatori. Non sarà lo scopo più nobile del mondo, ma rimane comunque un obiettivo non banale, visto che ogni anno ci sono decine di prodotti che falliscono proprio in questo.

Anche il pubblico americano sembra aver percepito il cambio di registro. Dopo i buoni ascolti del pilot (9%), c’era stato subito un calo vistoso intorno al 6%, segno che malgrado la curiosità iniziale il prodotto non aveva convinto fino in fondo. Nelle settimane successive c’è stata poi una lenta ma costante risalita, tanto che ora Revenge è tornata su ottimi ascolti, specie sul target commerciale 18-49 anni, in uno slot che l’anno scorso era stato ben poco fortunato per ABC (ricordate Off the Map  e The Whole Truth? No? Ci sarà un motivo…).

Ora, è bene che ci intendiamo: non siamo di fronte a un “altro” telefilm. Non è che i dialoghi siano cresciuti in maniera esponenziale, e la faccia di Connor Paolo, ex Eric di Gossip Girl, è ancora quella di un topo bagnato, e Madeleine Stowe sembra sempre sul punto di sganciarne una davvero potente. Stesso discorso per certi green screen abbastanza vergognosi (ma mai come in Ringer!), e per alcuni passaggi mal calibrati – come quando Ashley (attenzione spoiler!!!) vede Tyler limonare duro con Nolan, e invece di piantare una scenata da serial moment si fa rabbonire nel giro di venti secondi netti.
Ma rimane la sensazione di aver assistito a un progresso, a una crescita piuttosto netta, che ha fatto risalire Revenge dal pantano di una possibile (probabile) mediocrità, al livello più dignitoso di una storia intrigante che ci terrà col fiato sospeso da qui a fine stagione.
Non è Homeland, non è Community, ma mica può essere sempre festa…

Sono convinto che anche il Villa si ricrederebbe parzialmente, se guardasse qualche altro episodio. Ma siccome odia Emily VanCamp quasi quanto lo scaldabagno rotto al 15 dicembre, per farlo tornare sui suoi passi dovrò fargli vivere la mia stessa esperienza, facendo leva sulla sua fidanzata.

Al che mi chiedo: è volgare dire che si “farà leva” sulla fidanzata di qualcuno?
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