22 Giugno 2012 3 commenti

Girls – Il finale della prima stagione della serie dell’anno di Marco Villa

S

Copertina, On Air

Lo diciamo, dai, diciamolo: Girls serie dell’anno. Almeno per questa settimana, almeno fino a domenica, quando inizierà The Newsroom di Aaron Sorkin (tra parentesi: il New Yorker l’ha mezzo stroncato dicendo “è troppo una roba di Aaron Sorkin”. Perché, qualcuno forse avrebbe voluto qualcosa di diverso?). Vabbè, dicevo: Girls serie dell’anno. Ok, forse è un po’ calata nel finale, ma parliamoci chiaro: una serie che in dieci puntate tira così dentro, senza avere teste mozzate che volano e senza ragazze morte nei bagagliai, figliuoli, c’è da dire solo una parola: è una bomba.

Ne aveva parlato un gran bene la sempre validerrima Chiara Minetti dieci settimane fa, prima che se ne andasse a Sydney per diventare skipper di Coppa America. Adesso non resta che fare sì con la testa e, quindi, da quella testa togliersi il cappello in segno di omaggio a Lena Dunham, donna tuttofare che scrive, dirige e recita alla grande. E che, ricordiamolo, è del 1986. Millenovecentoottantasei.

Il merito più grande di Girls, nel corso della prima stagione, è stato quello di non rendere piatte le sue protagoniste. Presentate in modo molto chiaro nelle prime puntate, le quattro ragazze sono state poi prese e rivoltate in ogni modo, fino ad arrivare all’ultima puntata in posizioni totalmente differenti rispetto all’esordio. Un elemento fondamentale, questo, che ha permesso a Girls di allontanarsi dal semplice “uh, che buffe risate queste ragazze così diverse e strampalate che stanno insieme” per arrivare a quello che un redattore annoiato dell’Espresso (neanche Panorama, no no, proprio l’Espresso) definirebbe uno spaccato di vita. Brrr. Scusate, non lo faccio più. Giuro.

Tolta la sola Shoshanna, che piuttosto che un’evoluzione ha subito una sorta di involuzione verso un personaggio paradossale (da vedere e rivedere, però, le sequenze del crack), le altre tre protagoniste hanno avuto un crescita esponenziale. Evidente quella di Marnie, con il momento della rottura con Charlie a segnare l’apice del suo percorso. Meno scontato quello di Jessa, che da essere insopportabile si è guadagnata nelle puntate centrali la palma di migliore del gruppo in quanto a carisma e potenzialità. Volutamente lasciata per ultima Hannah, centro di ogni puntata e dell’intera serie, cresciuta di pari passo con Adam. E proprio qui arriva il punto più interessante: arrivati alla fine della prima stagione, delle quattro girls protagoniste non se ne salva una. Jessa sposata con un idiota (idiota di valore, Chris O’Dowd di The IT Crowd), Marnie limonante con un secondo idiota, Shoshanna impegnata a letto con un terzo idiota e Hannah sola sulla spiaggia, ripresa con una fotografia malinconica che ha fatto commuovere quel sentimentalone del Castelli.

Ecco, in tutto questo, a emergere come unico personaggio sano è proprio Adam, ovvero quello che, fino a metà stagione, sembrava il peggiore di tutti. È invece l’unico che ha le palle di impegnarsi in qualcosa a cui tiene, per quanto balordo e malmesso sia. È lui l’unico a uscirne bene, seppure in un’ambulanza. E anche in questo sta la grandezza di questa prima stagione di Girls: perdono tutte le protagoniste (forse non Shoshanna, che comunque resta una borderline con problemi serissimi), vince l’outsider su cui nessuno avrebbe scommesso una lira. Riavvolgete alla prima puntata. Trovate tutto ribaltato. Anzi: trovate tutto ribaltato senza che nulla suoni posticcio. Giusto il matrimonio è un po’ al confine, ma in fondo ci sta nella logica del personaggio. E torniamo alla domanda iniziale: altre serie che abbiano inciso così tanto in così poco tempo? Ah, vedete che non esageravo, allora. Quindi niente, pochi cazzi: serie dell’anno. Almeno per una settimana.

p.s. va detto che, nella vita reale, ogni personaggio di Girls, dal primo all’ultimo, meriterebbe di essere preso a craniate per un tempo compreso tra le 3 e le 11 ore al giorno. E sfido chiunque a dire il contrario.



CORRELATI