5 Luglio 2012

Il finale di Fringe – Henrietta, in te confidiamo di Vale Marla Morganti

A distanza di circa quattro anni, torniamo sul finale di Fringe con un’analisi distruttiva

La cara Vale Marla Morganti è la scheggia impazzita di Serial Minds, con il fatto che – nonostante ormai controlli il bike sharing milanese come le sue tasche – non è nemmeno una scheggia. Comunque un mese fa ha scritto questo pezzo sul finale di Fringe. Visto che era già in netto ritardo su tutto, abbiamo aspettato un altro mese prima di pubblicarlo. Perché anche noi siamo schegge impazzite. E non usiamo nemmeno il bike sharing. Comunque sia, avevate nostalgia di Fringe? Ecco la demolizione del season finale.
p.s. il pezzo su 30 Rock cui si fa riferimento non è ancora arrivato. Ma l’altra sera la Morganti ha confidato di aver già visto la terza e la quarta stagione, ma di essersi accorta di ciò solo rivedendole. Ovviamente mentre sfruttava il bike sharing milanese. 

SCENA 1 – EXT. NOTTE. MARCIAPIEDE BAR NAVIGLIO.

In una tiepida notte di primavera, mi ritrovo attorno a una botte con il Villa e un’amica comune. La botte è vuota ma è utile per
sorreggere il peso di bottiglie di vino, piatti colmi di cubetti di mortadella, salame piccante e formaggio, bicchieri, e pesanti discorsi che spaziano dal movimento 5 stelle, alla débacle pdlleghista delle ultime elezioni comunali, alle nuove dispense di etica dei media, all’ultima ondata di universitari che sembra crescere di valore in modo inversamente proporzionale rispetto all’andamento dell’euro.



Ricordo ancora perfettamente l’attimo in cui accadde lo shift. Il viso pallido del Villa si accese di un verde intenso, e il suo sorriso serafico divenne un pauroso e deforme ghigno. Sono quasi certa di poter dire che se avessi avuto una moviola avrei potuto distintamente notare le cellule del suo volto che mutavano, riportandolo al lapse finale della trasformazione come un pauroso sconosciuto grondante di bava, mortadella, vino bianco e trasudante di eccitazione. I suoi occhi stavano per scoppiare di un’inquietante brama quando mi chiese con voce pacata, che nascondeva però a stento la voglia di gridare, “Momento nerd, scusa amica XY che non capirai nulla, ma Vale, allora dimmi, cosa ne pensi della Season Finale di Fringe?”.

Stacco.

“Scusa Villa, non ho ancora avuto tempo. Sai lavoro, uscite, serate.”

SCENA 2 – INT. GIORNO (troppo presto). CAMERA VALE MARLA MORGANTI

Sti cazzo di uccellini non mi fanno prendere sonno. E’ da quel giorno che non riesco più a dormire. Ho sempre davanti a me lo sguardo mutaforme del Villa che ripete “Morganti, cazzo, è da 3 mesi che aspetto il pezzo su 30 Rock”. E io che faccio? La cosa più inutile, ma che sento più necessaria e doverosa: lasciare la mia legacy sul season finale di Fringe. So che è già stato detto dalle tastiere più autorevoli del sito. Ma vi pare che Vale Marla non vi voglia ammorbare con la sua verità? Soprattutto perché porto una visione molto femminile alla disputa.

Tempo fa chiedevo che Fringe continuasse perché a ora (ok, mea culpa, prima o poi inizierò Game of Thrones) secondo me è l’unico possibile erede di Lost. Avrebbe potuto esserlo. Ma forse lo è. Mi spiego, secondo me Lost non avrà mai eguali. Ha avuto i suoi picchi e i suoi abissi. E in questo Fringe gli si può accostare. Questo Season Finale non è un abisso, è una fossa delle Marianne. Due puntate peggiori di queste non penso siano mai state scritte all’interno della serie. Va bene, ve lo concedo, doveva essere un Series Finale, ma per Dio, con che coraggio chiedi alla gente di seguirti per un’altra stagione con queste premesse? Due puntate di continui spiegoni, di finti colpi di scena (dai lo sapevamo da 4 puntate che tornava Belly e da una serie intera che Olivia sarebbe morta, che colpi di scena erano?!), personaggi cattivi a caso e cattivi veri che vengono castrati in un frame.

Partendo dalla rossa (Charlotte di Lost) che da mammina puccipucci alla fine se ne esce con uno “scherzetto ve l’ho fatta io odio i bambini me li mangerei per colazione gnamgnam”, cioè che stratagemma tristissimo; per arrivare a David Robert Jones, che ci angoscia da varie stagioni, un personaggio senza luogo né tempo, che si teletrasporta, crea universi, uccide innocenti per testare i suoi esperimenti, cade in un becero tranello di quel mattacchione di Belly con l’ingenuità di un astemio che beve un Long Island pensando sia tè freddo. Per non parlare di quelle situazioni che anche per Fringe possono essere surreali, del tipo il viaggio in elicottero (god save the green back) verso il non luogo dove galleggiava l’arca di Noè-Belly. Io non ci sto. Vogliamo spendere qualche parola anche sulla banalità del “caso puntata”? Dannazione la terza stagione era finita con una macchina aliena che si attivava con la mano del povero Peter. Ecco direi di no perché preferirei approfondire la bellissima scena della lotta in modalità telepatica. E non ditemi che ritenete moralmente degno che l’ipotetico Series Finale avrebbe avuto fine con la casetta del Mulino Bianco che si chiude a finestrella sopra le facce sorridenti di Olivia e Peter mentre toccano con sguardo colmo di gioia e di speranza per il futuro il grembo dell’ingravidata. Che poi che mostro transgenico uscirà da una che fino a 2 minuti prima era talmente piena di Cortexiphan da far esplodere due universi?

Perché, mi chiedo, perché? Perché ci hanno fatto gridare al miracolo per il rinnovo della serie, che piano piano stava riacquistando smalto, per poi chiudere con due puntate che sembrano il risultato di un focus group di casalinghe frustrate del New Mexico. Siiii vogliamo il trionfo dell’amore, siiii l’arca di Noè, gli animaletti, un universo senza cattivi ma solo con gli animali buoni così la quinta stagione la facciamo vedere ai bambini e noi possiamo andare al rosario delle 8.30.

Io spero che sia stato questo. Spero che sia stata una svirgolata nel percorso che li riporterà sui binari per una grande Season Finale. Perché non ne posso più di serie che ti seducono e poi ti abbandonano. Di grandi potenziali che dissolvono in finali degni della peggiore delle telenovela sudamericana. Confido nella quinta. Confido che lo Spirito della fiction seriale porti nuove illuminazioni agli autori. Confido nel futuro. Confido in Henrietta.



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