19 Ottobre 2012 25 commenti

Beauty and the Beast – La peggiore serie dell’anno di Marco Villa

La bella e la bestia. Senza la bestia. Geniale.

Nel bel mezzo della più casalinga delle domeniche pomeriggio possibili, mi arriva un messaggio su Whatsapp da parte del mio socio. Dice, più o meno che non ho voglia di cercarlo: “Tieniti alla larga dal pilot di Beauty and the Beast. Nessuno ti ridarà mai quei 42 minuti della tua vita”. Lieto, ne prendo atto, iniziando a pianificare come vivere veramente alla grande quei 42 minuti guadagnati, neanche fossi il protagonista di una canzone qualunque di Ligabue. Questo accade domenica. Adesso, mentre scrivo, è mercoledì e quell’oscura divinità che è il planning di Serial Minds mi ha costretto a vedere il pilot di Beauty and the Beast. E a scriverne. Questa è la vita vera, caro Ligabue. Altro che il tuo gran mediano di sto cazzo.

Beauty and the Beast va in onda su The CW e fa schifo. Ma schifo schifo schifo. Ve lo ricordate il discorso fatto settimana scorsa su Made in Jersey? Quel mio discorso solito e ormai noioso contro la mediocrità? Ecco, qui di mediocrità non ce n’è. C’è la bruttezza. Quella vera, quella rara.

Ok. Passo indietro. Io ho trent’anni, se qualcuno mi dice “La bella e la bestia”, il mio collegamento immediato è al cartone animato della Disney, che l’amico Internet mi data al 1991. Lui un animale pelosissimo, lei una figa di legno della stirpe delle grandi fighe di legno. Poi il candelabro, la teiera e l’icona gay Gaston. La storia è che lei va nel castello, lui è cattivo e peloso e bla bla bla e si innamora perché capisce che sotto quella montagna di peli batte un cuore molto umano e l’importante è l’essenza della persona e non l’aspetto e bla bla bla. Che ok, sono bla bla bla, ma sono fondamentali, sono il senso di tutta la fiabetta.

Ecco, Beauty and the Beast prende il nome del cartone Disney e toglie tutto. Ma tutto tutto tutto. Protagonista è Cat (oh, gatto, una bestiolina pure lei, che sagacia), ovvero una strafiga che fa l’ispettrice di polizia con la stessa credibilità con cui io potrei spacciarmi per un olimpionico di canottaggio. Da giovane studentessa (in realtà tre giorni prima, perché nelle due scene è identica nonostante passino svariati anni, altro fatto che non aiuta la di cui sopra credibilità) ha visto uccidere la madre durante un misterioso agguato ed è stata salvata dall’intervento di una bestia che ha ucciso i suoi assalitori. Anni dopo, indagando, si imbatte in quella medesima bestia, che tutti le avevano detto non esistere.

Ora.
La bestia è lui, quello a destra:

Lo so, potrei anche fermarmi qui. Fare una serie che si chiama Beauty and the Beast e dare il ruolo della bestia a un superfigo palestrato e con il ciuffo è una cosa da Premio Nobel dell’idiozia. Ma c’è di peggio. Ovviamente c’è un labile motivo per cui lui debba essere la bestia. Quel motivo è che a volte sente una forza dentro che neanche lui sa come e diventa una specie di Hulk, proprio nel senso che diventa verde e gli si gonfia la venina. Direte: ah ecco, in quei momenti è incontrollabile e diventa bestia nonostante il ciuffo pettinatissimo. No, la parte animalesca si scatena solo quando vede delle ingiustizie.

Ma cristo, ma siete davvero rincoglionite, care le mie Sherri Cooper e Jennifer Levin, creatrici di sta cagata. Allora chiamatelo Beauty and the Hero. Perché abbiamo una poliziotta gnocca che si struscia e combatte il crimine (in momenti alternati, ma non necessariamente) con uno che si mette sui palazzi a vegliare sulla città (scena finale, giuro, non vi sto prendendo in giro). C’è proprio un errore di base del concept, che semplicemente non sta in piedi: non si chiama bestia, si chiama supereroe.

Ovvio che la serie sia quasi geniale nel suo essere così orrenda, nel suo sbagliare ogni cosa e nel suo non essere minimamente credibile. Non c’è sospensione di incredulità che tenga, qui niente è al posto giusto e se non riesci a credere che la protagonista possa fare la poliziotta, figuriamoci accettare che un ragazzo immagine di Abercrombie possa essere dipinto come la bestia. LA BESTIA. Al di là di questo, poi, crolla tutto il discorso che stava alla base della fiaba Disney, ovvero tutto il bla bla bla di cui sopra. Non c’è confronto tra la grazia e la violenza. C’è un confronto tra una superfiga e un superfigo. Capite che è un po’ diverso. Come dire: facciamo La bella e la bestia, ma senza la bestia. Geniale. Geniale veramente.

P.S. Beauty and the Beast è un remake della serie del 1987. Lì, però, la bestia era Ron Perlman e già solo spizzicando su Wikipedia pare molto più interessante di questa roba qua.

Perché seguirlo: perché è talmente fuori da ogni logica da essere il guilty pleasure ideale. Tanto guilty però, eh.

Perché mollarlo: perché dai. DAI!



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