28 Giugno 2013 3 commenti

Mad Men: finale e bilancio della sesta stagione di Chiara Grizzaffi

Qui il livello non cala mai

Copertina, Olimpo, On Air

Mad Men 6

Tutti gli anni mi dico “non affezionarti troppo”, ma finisce sempre così: il season finale di Mad Men è un colpo al cuore, ha l’effetto di lasciarmi inebetita e con quel vago senso di inutilità dell’esistenza che dura almeno un paio di giorni. Consoliamoci al pensiero che ancora per quest’anno è un congedo temporaneo, e vediamo di fare un po’ un bilancio della sesta stagione. Aspettatevi spoiler abbastanza massicci, quindi.

Mad Men 6 finale (2)La partenza era sembrata in sordina rispetto a quella dell’anno precedente, nonostante il bellissimo riferimento dantesco. Il ritorno di Don ai vecchi hobby – corna e liquori –  potevamo prevederlo facilmente, così come la sua pessima imitazione da parte di Pete o il successo di Peggy nella nuova agenzia. Ma nel giro di qualche episodio Weiner è tornato a sorprenderci. Alla sua maniera, si intende: Mad Men è riuscito di nuovo a combinare, in maniera esemplare, la progressione narrativa con la sostanziale immobilità dei suoi personaggi, perennemente condannati a ripetere i propri errori e a reiterare meccanismi distruttivi. E alla fine non puoi fare a meno di chiederti: è successo tanto, ma cosa è successo davvero?

Proviamo a dare qualche risposta. Intanto, e non a caso, a fare da sfondo alla stagione è stato il ’68, con la sua scia di morti (e ancora una volta morti mediatizzate, come quella di Martin Luther King e Bon Kennedy) e con le sue contestazioni. Il mondo fuori cambia, ma cambia anche la nostra agenzia di pubblicità, che possiamo chiamare finalmente solo Sterling Cooper e Partners, dopo la fusione con l’azienda di Ted Chaough. Una buona notizia per chi, come me, aveva ormai perso il conto dei nomi sulla targhetta. La situazione di precarietà e disorientamento della società rispecchia fedelmente quella dei protagonisti, quasi tutti rappresentati come inadeguati e fuori posto. Se nelle prime stagioni di Mad Men le ambizioni lavorative avevano costituito degli obiettivi che portavano avanti il racconto e guidavano le evoluzioni dei personaggi, nelle ultime due stagioni lo smarrimento si è fatto sempre più palpabile. Roger è sempre meno in affari e sempre più un uomo che, resosi conto di appartenere al passato, tenta per lo meno di recuperare qualche rapporto affettivo. Pete è il personaggio definitivamente sull’orlo di una crisi di nervi: incapace di fare il padre di famiglia con casetta in periferia e goffo tombeur des femmes, si ritrova separato e con madre, affetta da demenza senile, a carico. Non ci meraviglia che alla fine, libero da tutti i legami, decida di ricominciare da capo. La storyline di Pete coinvolge anche il personaggio del mistero, vero enigma di questa stagione di Mad Men: Bob Benson. Mai prima d’ora Weiner aveva introdotto un personaggio senza mostrarci almeno qualche scampolo di vita privata; non stupisce che, Mad Men 6 finalequindi, intorno al sorridente Bob siano sorte le teorie più disparate. Anche quando la sua agenda sembrava chiarita con le avance a Pete, si è rivelato tutto far parte di un piano molto più complesso per farlo sbroccare e prendere il suo posto (o almeno, così la vedo io). Missione compiuta , Bob. Epocale il momento in cui Pete scopre che Bob non è davvero chi dice di essere: quante chance ha uno di scoprire due false identità? Più o meno le stesse di avere un padre morto in un incidente aereo e la madre finita fuori bordo durante una crociera: il premio sfiga 1968 è tutto tuo, Pete.

Ma di momenti memorabili, ce ne sono stati parecchi: che dire di Betty? Nel giro di qualche puntata ritorna una strafiga e si rivale sulla nuova, giovane moglie di Don portandoselo di nuovo a letto, salvo sbattergli in faccia, il giorno dopo, il nuovo amorevole marito. Potremmo dire che il personaggio di Betty è uno dei pochi a evolversi positivamente, anche se rimane l’incognita del legame tormentato con la figlia Sally. Più in sordina, questa stagione, il personaggio di Joan, inevitabilmente segnato dai compromessi fatti per diventare socia.

Mentre il ritorno di Peggy rinvigorisce una delle linee narrative più riuscite e emozionanti di tutta Mad Men, quella della sua relazione con Don. In uno dei primi episodi vediamo Don origliare alla porta di una stanza in cui Peggy sta presentando una campagna pubblicitaria alla Heinz: è una delle scene più belle, testimonianza del legame ancora strettissimo fra Don e la sua ex protegée. L’ambizione di Peggy si scontra con i suoi desideri più intimi e “borghesi”: e poco ci manca che, nel diventare l’amante di Ted, non si condanni definitivamente a vivere nell’ombra di un uomo. È in questo senso che il sacrificio di Don, la rinuncia a rifarsi una vita in California, sembra essere dettato da un lato dalla gelosia, dall’altro dal volerla preservare dal commettere un errore che potrebbe costarle caro. E così, Peggy la segretaria nell’ultima scena è nel suo nuovo ufficio, quello di Don, ma il suo successo ha il retrogusto amaro di un traguardo ottenuto sacrificando i propri desideri più profondi.

Se questa è stata una stagione in cui molti dei personaggi sembrano ricadere nei propri errori o riprendere comportamenti distruttivi, il finale spinge verso una svolta, un cambiamento. Tra congedi, fughe, promozioni e riavvicinamenti, chi rimane enigmatico fino in fondo è proprio Don. Commentando la prima puntata, vi dicevo di come mi sarei auspicata una svolta per il protagonista, sia in senso positivo che negativo. Quello che ci regala il finale è, in un certo senso, ancora meglio: non un cambiamento, per Don, ma la prima, concreta possibilità che possa succedere. Non una fuga, ma la prima presa di coscienza, la prima ammissione che la sua stessa identità si fonda solo su delle menzogne, le stesse che racconta per vivere (e che mette da parte nell’ultimo, memorabile discorso alla Hershey). Il successivo licenziamento sembrerebbe la disfatta definitiva: ma subito dopo, vediamo Don fare un gesto fortemente simbolico, mostrare ai suoi figli, soprattutto a Sally, la casa in cui è cresciuto davvero.

Mi trovo spesso in difficoltà nello spiegare perché per me Mad Men è la serie migliore in circolazione. Probabilmente è impossibile farlo capire a chi non sia arrivato fino in fondo, a chi non ha seguito, stagione dopo stagione, un racconto che ha costruito con una scrittura impeccabile dei personaggi complessi, stratificati, interrogandosi sulla contemporaneità andando indietro, lì dove tutto è iniziato. Per cui, vi dico solo questo: non sapete che vi siete persi.



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