19 Aprile 2013

Mad Men – La sesta stagione di Chiara Grizzaffi

Riparte Mad Men, richiamiamo la nostra esperta

Puntuale e atteso come il primo cocktail il venerdì sera, o le ferie estive, è tornato Mad Men. Diamoci un cinque alto virtuale, dato che anche per quest’anno siamo sopravvissuti all’astinenza causata dall’assenza prolungata di pettinature cotonate, gonne a ruota, Lucky Strike e whiskey a colazione, e parliamo di questo inizio di stagione.

Il compito non era dei più facili, dopo una quinta stagione col botto: per rinfrescarvi la memoria dico solo Zou bisou bisou! La giacca sportiva di Don! L’addio di Peggy! Il suicidio numero due! Lo scorso anno, insomma, ci si era prodigati per premiare i fan dopo una pausa troppo lunga, e all’inizio Weiner e i suoi si erano divertiti a spiazzarci con un salto in avanti sufficiente a far cambiare un bel po’ di cose, dall’atteggiamento di Don che sembrava solo volersi godere la giovane moglie (ripeto: giacca sportiva!) al peso di Betty, dal Pete in carriera con moglie e prole in periferia a un Roger Sterling bistrattato da chiunque, segretaria compresa. Stavolta, invece, siamo su binari decisamente più convenzionali: via l’ironia e la “leggerezza” (virgolettato d’obbligo, trattandosi di Mad Men) dell’inizio della quinta.

Se si esclude lo spiazzante incipit alle Hawaii, parentesi di vaga serenità, le atmosfere sono piuttosto quelle della conclusione della quinta serie. Don è sempre più alla deriva: in questi tempi di instabilità e di smarrimento, le uniche certezze su cui possiamo contare sono la sua propensione all’adulterio e all’alcolismo. In questo è seguito a ruota da Pete, che sembra la sua caricatura ridicola. Alle involuzioni degli uomini si contrappongono, però, i cambiamenti dei personaggi femminili: ancora non abbiamo visto la Joan socia davvero all’opera, ma Peggy nella nuova agenzia sembra piuttosto sulla cresta dell’onda, anche se deve fare i conti con le invidie dei colleghi uomini. Betty appare sempre più fragile e inquieta, mentre la remissiva Trudy fa sentire Pete una nullità perfino a casa sua. Insomma, donne 1 uomini 0, ma in generale c’è poco da stare allegri, complice la fase storica (il ’68, il Vietnam, le proteste) che prelude a quei cambiamenti che molti dei personaggi, formatisi nel decennio precedente, faticano a metabolizzare

Complessivamente, però, l’esordio è stato molto meno brillante del precedente. Mi azzarderei a definirlo sottotono, se non fosse che Mad Men ci ha abituato a sentire che le tensioni, quelle che all’inizio si manifestano come piccole crepe, preludono ad avvenimenti decisamente più drammatici. Non voglio dire, quindi, che le prime puntate siano brutte: la qualità della scrittura è sempre altissima, ma credo che siamo in una fase cruciale in cui, anche in vista della chiusura della serie con la settima stagione, bisogna imprimere una direzione precisa a trame e personaggi. Mi riferisco, ovviamente, soprattutto a Don, il personaggio principale: è probabile che si sia arrivati al punto in cui bisogna decidere se salvarlo dal precipizio, o spingerlo giù definitivamente.

Insomma, siamo ancora in una fase di riscaldamento per lo show, iniziato senza troppe sorprese. Ma guardatevi questo recap, e ditemi che non vi fidate ciecamente.

Argomenti anni 60, don draper, mad men


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