23 Giugno 2015 22 commenti

True Detective 2: un gran pilot, con la scimmia sulle spalle di Diego Castelli

Un nuovo inizio tra rischi e opportunità

Questa cosa del confronto continua a essere potenzialmente fuorviante e ingiusta.
Però una cosa va detta: piaciuta o no (non sono mica pochi quelli che ci si annoiarono), la prima incarnazione di True Detective era “stupefacente”. Proprio nel senso letterale del termine: stupiva. Anche chi preferiva il pacifico Criminal Minds doveva ammettere che era diversa. Magari preferiva Criminal Minds proprio perché True Detective era troppo diversa.
Dal canto suo, questa seconda stagione inizia in modo molto più tradizionale. Passata la sigla – stile sempre eccezionale, canzone un po’ meno secondo me – ci si apre un mondo che è fin da subito più simile a cose che abbiamo già visto: l’ambientazione californiana, seppur virata al grigio e allo sporco come in Baywatch non sarebbe mai stato concepibile, è comunque più “normale” e riconoscibile rispetto al nulla della Louisiana. La storia è più complessa, i fili narrativi più numerosi, e allo spettatore viene subito chiesto uno sforzo maggiore per star dietro ai vari elementi. Anche qui, però, non diversamente da altri thriller a tema mafia&politica. I protagonisti sono cupi e intensi, danneggiati e feriti come ce li saremmo aspettati da una delle reti più cool del panorama cable americano. E però non c’è un Rusty Cohle. Non nel senso di uno che faccia e dica le stesse cose, ma nel senso di un personaggio/attore che colpisca allo stesso modo, offrendoci qualcosa di nuovo e, tocca dirlo ancora, “stupefacente”.
Non voglio togliere nulla a un ottimo Colin Farrell, e nemmeno alla McAdams. Per non parlare di Taylor Kitsch, che ha quella faccia espressivissima che cattura subito l’attenzione. No, neanche Vince Vaughn sfigura, benché la sua espressione sia la stessa dalla prima all’ultima inquadratura.
Allo stesso tempo, però, sono tutti personaggi che in qualche misura abbiamo già visto, dal criminale ben vestito e pettinato ai poliziotti incapaci di gestire la vita privata e/o barcollanti sull’orlo della delinquenza.

True Detective 2 (7)

Ora però fermi tutti.
Facciamo un bel respiro.
Fatto?
Sul serio?
Bene, perché qui siamo di fronte a un problema paradossale.
Fin qui sembra che stia bocciando la puntata. E invece no, evitiamo conclusioni affrettate.
Vero, questo episodio soffre di qualche pesantezza di troppo, e come detto l’attenzione richiesta allo spettatore è superiore alla media. Però è tosto, cupo, violento e sanguinante al punto giusto. La storia del personaggio di Farrell è tragica e bella, carichissimo ed emozionante il rapporto con il figlio pacioccone, così come amaramente ridicola è la vicenda di Antigone, incapace di essere felice mentre intorno a lei i familiari se la spassano facendo cose che lei non approva (come dire: se quella infelice sei tu, è il caso che ti fai delle domande). Serve forse un po’ di sugo in più in quella di Frank Semyon, ma per quello siamo solo all’inizio.
Il ritmo generale è lento e pesante, certo, ma non mancano improvvise e violentissime impennate: basta pensare ancora una volta a Ray, alla rabbia verbale contro il figlio e poi a quella ben più fisica contro il padre del bullo (nel classico contrappasso per cui se fai il bullo col bullo, chi è il più bullo?).
Ma soprattutto c’è una storia che potrebbe essere complessivamente migliore rispetto alla prima stagione: se là c’era un serial killer che spesso si accomodava sullo sfondo dei monologhi di Rust, qui sembra esserci molta più materia narrativa, un vero incastrarsi di vite e interessi particolari che insieme potrebbero formare una tela complicata ma molto più ricca.
Eccolo qui il paradosso, la trappola da cui il saggio Villa ci metteva in guardia: il rischio è quello di parlare “male” di un episodio in realtà poderoso, e di una stagione potenzialmente più ordinata e strutturata, solo perché non riusciamo a toglierci la faccia stravolta di McConaughey dalla retina, e il suo accento strascicato dal timpano.

Forse a questo punto dobbiamo solo aspettare e vedere. Archiviamo i pur inevitabili paragoni per provare ad avvicinare una stagione per molti versi nuova e non certo priva di fascino. Vedremo se con le prossime settimane riusciremo a viverla come merita, o se Rusty verrà di nuovo a infestare i nostri sogni.
Di sicuro, se volevate subito una nuova bomba, se pensavate di rimanere ancora a bocca aperta, bè, per adesso non succede. Forse era pure ingiusto pensare che accadesse.
Ma chissà che questa volta non sia la fine, invece che l’inizio, a mandarci piacevolmente in pappa il cervello.

True Detective 2 (6)



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