25 Settembre 2015 24 commenti

Scream Queens, il duello sulla prima puntata: figata o schifezza? di La Redazione di Serial Minds

Serial Minds si spacca sul pilot di Scream Queens, chi ha ragione?

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Era un po’ che Serial Minds non si spaccava, e forse non si era mai spaccata in questo modo: un pacioso Marco Villa a difendere Scream Queens, la nuova serie di Ryan Muprhy e Brad Falchuk, e un rancoroso Diego Castelli disposto a tutto per distruggerla.
Sono cose nuove anche per noi, vediamo come va…

 



DI CHE PARLA SCREAM QUEENS?

Chanel Oberlin (Emma Roberts) è la regina assoluta, viziatissima e odiosissima, di una prestigiosa sorellanza in un college americano. Normalmente si preoccupa solo della sua immagine, delle borse da abbinare ai vestiti e dei modi crudeli con cui selezionare e schiavizzare le nuove consorelle. Ora però dovrà vedersela con due potenti avversari: una preside che vuole metterle i bastoni fra le ruote aprendo le porte dell’associazione anche alle brutte e alle sfigate, e soprattutto un serial killer, una figura misteriosa e assetata di vendetta spuntata direttamente dal passato sanguinoso della sorellanza.
Nel cast molti volti noti come Jamie Lee Curtis, Lea Michele e Nick Jonas.

screamqueens

SCREAM QUEENS È UNA FIGATA! (Marco Villa)

Scream Queens è la seconda serie di quest’anno che contiene la parola Scream. E in teoria dovrebbe essere quella meno titolata per poterla usare, visto che la prima serie in questione è proprio Scream, quella legata alla saga di Wes Craven e Kevin Williamson, quella che avrebbe dovuto rilanciare ai nostri tempi atmosfere e temi di quel filone horror-pop. Scream Queens invece sarebbe dovuta essere una serie a parte, che semplicemente omaggia quei film di quasi vent’anni fa, per diventare poi qualcosa di diverso. E invece ci siamo trovati di fronte a qualcosa di inatteso: Scream è la bieca ripetizione di schemi e toni ormai molto invecchiati, mentre Scream Queens è esattamente come sarebbero i film di Scream se uscissero oggi. Patinatissima, sparata oltre ogni limite, metalinguistica fino al midollo e soprattutto divertente.

Se guardate il pilot di Scream Queens aspettandovi un horror resterete delusi, ma il risultato sarà lo stesso anche in caso vi aspettiate un teen drama o una teen comedy. Siamo di fronte alla tipica serie che prende tutti i generi e tutte le tradizioni e le mischia insieme, ma non facendo un lavoro sopraffino di intarsio, con grande rispetto del canone. No: mischia insieme sputtanando ogni cosa. E allora abbiamo un horror che non fa paura, un drama che non scava nei personaggi e una comedy in cui non ci sono battute. E incredibilmente tutto questo funziona. Funziona perché Ryan Murphy & Co. propongono allo spettatore il patto di non avere patti: non ragionate su quello che state guardando, semplicemente lasciatelo scivolare addosso e godetevi quello che vi rimane appiccicato. Poco conta che si tratti di scene di violenza improvvisa da parte di ventenni bionde o della parodia dell’uso dei social network tra i millennial, che si trasforma in parossismo nel momento di un omicidio (l’uccisione della twitstar potrebbe essere un corto per quanto è perfetta).

Scream Queens è messa in scena come un musical o come un’opera lirica, in cui nessun personaggio va approfondito perché è tutto lampante e in cui si può spingere qualsiasi cosa all’eccesso perché non c’è nessuna verosimiglianza da rispettare. Vogliamo parlare della tizia che si tiene sempre il paraorecchi rosa? E vogliamo parlare del fatto che l’attrice è la piccola di Little Miss Sunshine? Non c’entra niente, lo so, ma questa cosa mi ha esaltato.

In un contesto in cui ogni strada dell’horror è stata battuta, anche a livello tv e anche dagli stessi autori, l’unico modo per sopravvivere è prendere in giro chi si prende sul serio. La sfacciatissima citazione della doccia di Psycho sembra una gran presa per il culo di quel filone horror pop di cui parlavo in precedenza, arrivato ai giorni nostri nella forma di una serie recitata male e girata peggio come Scream, in cui si cita tutto e il contrario di tutto per il disperato bisogno di accreditarsi.

Poi certo, una confezione così glitterata può dar fastidio, ma non si può negare che questo è un prodotto più che consapevole di se stesso: nulla è lasciato al caso e gli ovvi momenti di mestiere sono bilanciati da scene geniali come quella di Twitter e come quella del tagliaerba, perché di fronte alla tizia sorda che canta io ridevo come un cretino e non ho smesso nemmeno dopo che la povera crista ha subito una vaga triturazione della testa. Ed è questo lo scopo di Scream Queens: mandare tutto a puttane, cancellare ogni confine di genere, farti ridere di una morte senza essere creepy, né forzato. Scream Queens è una figata perché riesce a raggiungere alla grandissima il suo obiettivo. Non sarà mai un capolavoro, ma chissenefrega.

 

Lea michele scream queens

NO, È SOLO UNA FURBA CAGATA (Diego Castelli)

Io sono sempre indulgente, lo sapete. Qualcuno direbbe, meno poeticamente, che solgo trangugiare anche la merda. Per di più, Scream Queens sembrerebbe avere molti elementi che di solito incontrano il mio gusto.
Stavolta però non mi fido. Non mi fido, caro Ryan Murphy, perché sono anni che mi propini roba che inizia col botto (Glee, American Horror Story) salvo finire con l’arrotarsi su se stessa, sugli stessi temi e sulle stesse immagini. Secondo me Scream Queens farà la stessa fine, parte forte e poi si ammoscia.

Ma poi, siamo sicuri che parta davvero così forte?
A Ryan Murphy piace giocare con i generi e con gli stereotipi: la scuola, i teenager, l’horror, il kitsch, la nostalgia di tempi che furono (in questo caso gli anni Novanta). Sono anni che ci lavora, e che ci lavora con quegli attori. Ecco perché Scream Queens sembra una fusione fra Glee e American Horror Story che mi puzza di già visto dopo tre-minuti-tre: le solite facce, le solite stronzette che se la prendono con gli sfigati, Jamie Lee Curtis che di fatto è Sue Sylvester riveduta e corretta. Alla prima inquadratura che segue Chanel lungo un corridoio, con movimenti da videoclip e schiavette appollaiate sulle spalle, potevo pensare a colto citazionismo stilistico, e invece ho pensato: “Gesù, ancora?!”

C’è poi un problema di tono. Scream Queens è molto più commedia che horror, e spesso sfocia nella parodia. Ok, mi sta bene. Aggiungo pure che ho trovato spassose molte gag, prima fra tutte la fan di Taylor Swift (sorda!) che viene falciata dal tagliaerbe. Nel complesso, però, trovo che la voglia di rimanere un po’ a mezza strada finisca col rovinare sia l’una che l’altra componente.
Lo stile è troppo sofisticato e patinato per lasciarsi andare a sketch goffi e macchinosi come quello in cui Ariana Grande twitta mentre muore: quella scena il sorriso te lo strappa, ma di pietà. Il grottesco va bene, ma se finiamo nel ridicolo comincio a sentire una stonatura.
Idem per la parte horror: per quanto sia una commedia, si vede che gli autori vorrebbero che le scene violente fossero davvero spaventose e appassionanti. Beh, non lo sono: non c’è mai suspense in Scream Queens, e non ci può essere perché è sempre tutto troppo caricato, troppo esplicitamente imbecille perché io possa preoccuparmi di quello che (di male) accade ai personaggi. In questo non è recepita la lezione del primo Scream, che Murphy ha chiaramente in mente ma di cui non riesce a copiare l’amalgama di sfrontatezza E tensione (per non parlare del gusto dello splatter, che in Scream Queens è scarsotto).

Ho l’impressione che la volontà di Murphy sia quella di mandare sempre tutto in vacca, con cura certosina, alzando continuamente l’asticella per essere sempre sopra le righe, costantemente “oltre”. Il risultato, sul breve periodo e pur nei limiti visti sopra, può anche essere gustoso, 90 minuti di cazzate con cui spegnere il cervello e ridacchiare. Ma quanto può reggere così? La mia impressione (unita a brutte esperienze col buon Ryan) è che fra due mesi, e poi due anni, la serie sarà identica a se stessa: saremo qui a parlare sempre delle stesse gag, incentrate su personaggi odiosi che vorremmo vedere morti (ma che non possono morire subito, sennò la serie finisce), e il cui unico vero obiettivo è convincere la spettatrice quindicenne a retwittare un meme con una frase cattivissimissima di Chanel.
Secondo me, per una delle serie più attese e pompate dell’autunno, è troppo poco.

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