15 Ottobre 2015 14 commenti

Marvel’s Agents of SHIELD: piccoli inumani crescono di Francesco Martino

Ormai camminano da soli, che bellini

Agents of Shield (4)

Questo è il mio settimo articolo su Agents of SHIELD. Esatto, sette articoli in meno di tre stagioni sono probabilmente il segno inequivocabile di un telefilm che ha lasciato ampio spazio alla discussione, se non altro per la sua continua evoluzione qualitativa e per la sua ricerca di maturità e autonomia dal resto del MCU.
All’inizio del suo percorso AoS ci era sembrato come una scomoda appendice dell’universo cinematografico, un ripostiglio in cui riporre quelle idee che non avrebbero mai potuto trovare spazio sul grande schermo, un modo di continuare a dare vita a personaggi snobbati dai lungometraggi. Ma a che prezzo? L’impatto iniziale era stato pessimo, sia per l’hype esagerato che per una scrittura che faceva girare la serie a vuoto, costringendola a rifarsi esclusivamente agli avvenimenti del film di turno. Da questo meccanismo era poi arrivata la svolta, quando i fatti di Captain America: The Winter Soldier avevano dato modo alla serie di far fuori tutti gli errori commessi fino a quel momento e di ricominciare da capo, trovando una tranquillità narrativa dovuta, anche, a una serie di lungometraggi che non avevano un segno troppo forte sulla storyline dell’Universo Cinematografico Marvel, dando modo alla serie di andare avanti con le sue storie orizzontali in tutta tranquillità.
Il risultato finale è stato l’introduzione degli Inumani e la momentanea sconfitta dell’HYDRA, un cambio di marcia che lasciava alla serie ampi margini di manovra per i suoi sviluppi futuri.

Agents of Shield (3)

 

“You’re different now. You know that?”

Quando Coulson fa visita al professor Randolph, l’asgardiano interpretato da Peter MacNicol, questo trova il direttore dello SHIELD profondamente cambiato, tanto da essere arrivato a minacciarlo pur di avere ciò che gli serve. Questo cambiamento, evidenziato dalla frase citata, è emblematico di un po’ tutta la serie, passata da essere una simpatica scampagnata tra amici ad un sanguinoso scontro in cui un protagonista può pure perdere un braccio.
Uno dei segnali più forti di questo cambiamento è rappresentato dall’evoluzione del personaggio di Fitz, partito come macchietta nerd e diventato il protagonista di una delle scene più forti dell’intera serie, dove la tridimensionalità del personaggio (il suo rapporto dalle mille sfaccettature con Simmons) prende il sopravvento.
Come lui, anche gran parte del cast si è evoluta verso una sua versione più spigolosa e lontana dalla rotondità di inizio serie, figli di una situazione di volta in volta più tesa in cui le continue sfide rischiano sempre di portare verso le conseguenze più spiacevoli. Questo cambiamento ha portato ad un’umanità sempre più evidente nei protagonisti, lontani dalla perfezione dell’inizio e sempre più inclini a commettere errori, o a rischiare di farlo.
Da Fitz che impazzisce pur di salvare Simmons, ad Hunter, partito per una missione solitaria in cerca di vendetta contro Ward. Ecco, chi ha fatto di questa evoluzione la sua virtù è proprio Ward, un personaggio in continuo cambiamento, le cui trame possono spesso sembrare prive di senso ma che puntano, in realtà, a smascherare la sua vera natura, quella del bastardo. Qualcuno si sarebbe aspettato la dipartita del traditore, ma nei primi due episodi della stagione l’abbiamo visto rimettere in piedi l’HYDRA passando sopra a tutti, arrivando a scomodare anche Werner Von Strucker, figlio del Barone Von Struckier morto in Avengers: Age of Ultron, e sembrandoci privo di qualsiasi buona intenzione.

Se da una parte c’è la minaccia di una nuova HYDRA pronta a risorgere, dall’altra c’è quella di una squadra guidata da Rosalind Price intenzionata a catturare e studiare gli Inumani, sfruttando il terrore e la paura nata intorno alle persone con poteri, un riferimento diretto sia ai fatti del secondo Avengers che a quanto succederà prossimamente in Civil War. Gli Inumani saranno ovviamente il fulcro di questa stagione, con Coulson intenzionato a reclutarli per formare una super squadra (probabilmente i Secret Warriors) con a capo Daisy, Skye per i nostalgici. La centralità di questi superesseri ci porta a due riflessioni: la prima è quella sull’autonomia della serie rispetto ai film, rappresentata dal fatto che questi personaggi sono stati introdotti nella serie tv con ben quattro anni d’anticipo rispetto all’uscita del loro film, generando anche una lunga serie di rumors riguardo un conflitto interno tra la divisione tv e quella film (nei giorni scorsi sembrava che il film potesse essere cancellato, ma è tutto rientrato). L’altra riflessione ci porta dritti alla seconda citazione scelta, quella che riguarda un cambio nella centralità della serie.

Agents of Shield (5)

“But you, you are still changing. You’re turning into a leader.”

Lo sapevamo un po’ tutti che il personaggio interpretato da Chloe Bennet sarebbe stato destinato a qualcosa di più della semplice spalla, ma in pochi avrebbero immaginato che sarebbe diventata la vera protagonista della serie. La sua trasformazione, non solo nel nome, l’ha portata a passare da personaggio quasi secondario a vero leader dello SHIELD, quella che deve tenere in piedi la baracca nel momento in cui tutti gli altri sono usciti fuori di testa. Tra un Coulson alla deriva, i Fitz-Simmons sotto shock per il viaggio intergalattico e May “in vacanza”, Daisy è rimasta l’unica della vecchia guardia ancora in piedi, nonostante la lunga serie di traumi e cambiamenti a cui è stata sottoposta. L’importanza assunta dagli Inumani ha portato Daisy a diventare il personaggio più importante per il team, il punto di raccordo tra i “normali” e i “super”, quella intenzionata a mettere in piedi il team di superesseri che tanto aspettiamo.

Le prime due puntate ci hanno poi mostrato l’estrema rapidità con cui si possono risolvere alcune annose questioni di trama: la storia di Simmons persa nel monolite si è chiusa in due episodi, lasciando adesso una lunga serie di questioni a cui rispondere. Questioni che scomoderanno, ovviamente, Daisy e gli altri Inumani, perché nessuno mi toglie dalla mente che quello era un portale che conduceva ad Attilan, patria degli Inumani, quelli veri, che vedremo tra un po’ di anni al cinema (e forse con Vin Diesel… ). La serie potrà lavorare in pace fino a Maggio del 2016, quando un altro scossone smuoverà le trame di AoS, quando la Civil War impatterà su Coulson e soci e quando, molto probabilmente, Daisy e il suo team si troveranno a dover combattere contro chi li vorrà o registrati o morti.

AoS è ormai una continua conferma, la prova che ogni tanto, dando un po’ di fiducia a una serie, si possono ottenere delle grandi soddisfazioni.
Daisy



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