19 Dicembre 2014 2 commenti

Agents of Shield Midseason finale: stavolta il Martino s’è esaltato di Francesco Martino

La serie Marvel continua ad accelerare

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ATTENZIONE SPOILER!

Odi et amo”

Dato che il ritardo di questo pezzo è dovuto principalmente ai miei impegni universitari, ho deciso di utilizzare una citazione tanto pertinente con la mia scellerata vita universitaria quanto esemplificativa del mio rapporto con Agents of SHIELD. Chi ha avuto la pazienza di seguire le mie disavventure con la serie Marvel ricorderà benissimo il mio rapporto travagliato, degno di una canzone di Taylor Swift, con Coulson e soci: se inizialmente, parlo della prima stagione, avevo sollevato più di un dubbio sul reale livello dello show, avevo poi dovuto fare marcia indietro nel finale di stagione concludendo, anche grazie al buon avvio della season première, che eravamo davanti a un buon prodotto che però, purtroppo, soffriva troppo la dipendenza dal suo fratello maggiore, il cinema. La speranza era quindi quella che un giorno AoS sarebbe stata in grado di andare a vivere da sola, smettendola di farsi stirare i vestiti dalla madre, e diventando una volta per tutte una serie adulta.
È successo? Si, e forse anche troppo bene.

Non c’è niente da fare: per fare una buona serie serve la buona orizzontalità, e per fare la buona orizzontalità serve coraggio. Fortunatamente per noi qualcuno in casa Marvel pare averlo capito, convincendo i fratelli Whedon e Marisa Tancharoen a mettere la quinta e a sorpassare una volta per tutte non solo la Distinta Concorrenza, ma anche lo stesso Universo Cinematografico Marvel. Con il midseason finale Agents of SHIELD ha finalmente dimostrato di non essere solo una serie passiva, condannata a vivere all’ombra dei film e a subire i pro e contro di questi, ma di essere diventata un prodotto tanto forte da poter manovrare l’intero brand cinematografico della Casa delle Idee.
Quanto visto in “What They Become” non solo porterà a delle importanti novità nel gruppo capeggiato da Phil Coulson, ma servirà anche a introdurre delle importanti novità relative alla Fase 3.
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Per entrare nel dettaglio, e qui iniziamo a spoilerare pesante, non solo abbiamo finalmente scoperto il vero nome e la vera identità di  Skye, ma abbiamo anche assistito alla terragenesi -il processo attivato dall’obelisco- che ha “risvegliato” gli Inumani, prossimi protagonisti dei lungometraggi Marvel e destinati a sopperire alla mancanza dei mutanti, causa questioni di diritti, nell’UCM.
Siamo quindi venuti a conoscenza che Skye altri non è che Daisy Johnson, l’eroina in grado di generare potenti terremoti e per questo conosciuta come Quake; e che suo padre, conosciuto precedentemente solo come Cab, è Calvin Zabo alias Mister Hyde (farei un applauso a Kyle MacLachlan), personaggio minore famoso soprattutto per i suoi eccessi d’ira, come facilmente intuibile dal nome, e ancora in attesa di essere adeguatamente approfondito.
L’episodio però, oltre a coinvolgere personaggi di primo piano, ha avuto un forte impatto anche sui secondari: non solo Raina, anche lei colpita dagli effetti della terragenesi; ma anche Triplett, che ci lascia con una scena decisamente toccante (muore convinto di aver ucciso Skye) dopo diversi episodi trascorsi sullo sfondo.

Questo nerdgasm finale non è però privo difetti, come alcuni dialoghi spesso troppo didascalici e una certa povertà sul piano visivo, colpevole di non mostrarci la città Kree nella sua interezza, ma di ridurla a un semplice ammasso di sassi (in termini puramente economici, la tv continua a essere la sorella povera).
È comunque ovvio che questi difetti assumono una dimensione microscopica davanti alla grandezza del lavoro fatto in fase di programmazione, da sempre punto focale dei progetti Marvel, tale da essere finalmente riuscito a chiudere un cerchio narrativo che cominciava ad assumere delle dimensioni preoccupanti, e a regalarci una nuova serie.
Proprio per questo le aspettative per la seconda parte di stagione, che riprenderà il 3 Marzo, sono davvero alte, soprattutto perché in casa Marvel, questa volta, hanno deciso di fare sul serio.

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