27 Novembre 2015 4 commenti

100 Code – Un giallo svedese firmato HBO di Marco Villa

Un serial killer transoceanico che colpisce a New York e Stoccolma e Charlie di Lost che cerca di fermarlo

100 Code

Se in Italia c’è gente che si indigna per il numero di libri, film e serie tv che parlano di mafia e criminalità, non so cosa dovrebbero dire gli svedesi. Da una ventina d’anni siamo invasi da libri che parlano di ammazzamenti singoli e plurimi, serial killer depravatissimi e morti, morti, morti, come se la Svezia intera non fosse altro che una versione allargata e piena di isole di Cabot Cove, il paesino di Jessica Fletcher. Una allegra tradizione nazionale, insomma, che è ovviamente passata anche al cinema e alle serie tv. La saga di Millennium e i film su Wallander sono gli esempi più noti di una filiera in cui ora si inserisce anche 100 Code.

100 Code è una serie tv crime trasmessa a marzo su HBO Nordic, la branca scandinava di HBO, e attualmente disponibile su Infinity. Svedese, ma pur sempre HBO e quindi americana: il creatore è infatti lo statunitense Robert Moresco, uno del giro di Paul Haggis, con cui ha firmato Crash per poi passare a The Black Donnellys, uno della prime delusioni d’amore qui su Serial Minds (era bellissima e l’hanno segata dopo una stagione). La storia di 100 Code ruota intorno a un serial killer transoceanico, nel senso che colpisce da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Ad accorgersi della cosa è Tommy Conley (Dominic Monaghan, il Charlie di Lost), poliziotto di New York che arriva a tanto così dall’arrestarlo, ma senza riuscirci e anzi finendo per uccidere il suo partner durante il tentativo.

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Perse le sue tracce a New York, il buon Tommy si mette a cercare dove può essersi spostato il suo serial killer e scopre che probabilmente è a Stoccolma. Tosto ivi si reca e forma con il poliziotto local Mikael Eklund (Michael Nyqvist, già Mikael Blomqvist negli adattamenti svedesi della trilogia di Millennium) la classica coppia burbero-ma-buono + sballato-ma-geniale. Dopo qualche titubanza iniziale, i due si buttano a indagare sul serial killer, che è un serial killer di quelli che non scherzano: durante i mesi invernali rapisce due ragazze ogni trenta giorni. Una la uccide e basta, l’altra la seppellisce viva con un respiratore e la fa morire asfissiata infilando degli asfodeli (se come me siete dei cani in botanica, sono dei fiori gialli) nel respiratore stesso. Cattivo, eh?

La forza di 100 Code sta tutta qui, nella cattiveria e nella perversione del serial killer. Esattamente come nel 90% dei gialli svedesi. Da questo punto di vista, quindi, applausi alla produzione americana, che è riuscita a svedesizzarsi con successo. Altro punto a favore è la commistione inglese-svedese: al contrario di tante serie di livello medio (vi ricordate Tyrant?), in 100 Code non si verifica quella situazione assurda per cui TUTTI parlano inglese. Per quanto vista mille volte, la dinamica tra i due poliziotti funziona e entrambi gli interpreti sanno il fatto loro. Tutti elementi positivi, che uniti alla bellezza dell’ambientazione di Stoccolma fanno venire parecchia voglia di vedere tutte le otto puntate di 100 Code.

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Ho iniziato questo pezzo parlando dei gialli svedesi e lì torno: 100 Code è una buona serie crime, che può essere messa sullo stesso livello di tanti libri polizieschi scandinavi. In entrambi i casi si tratta di titoli che, salvo rare eccezioni, non vi faranno perdere la testa, ma vi soddisferanno appieno per il tempo che vi terranno occupati. E questo è esattamente ciò che vuole fare 100 Code. Dal pilot, sembra che tutto sia al posto giusto per raggiungere questo obiettivo.

Perché seguire 100 Code: perché siete fan dei gialli nordici e perché vi manca tanto Charlie di Lost

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Argomenti 100 code, Crime, lost, svezia


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