19 Maggio 2022

Blocco 181 – Sky: la serie di Salmo in una Milano latina di Marco Villa

Blocco 181 crea un mondo interessante e credibile, ma inciampa in interpretazioni troppo cariche

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Partiamo dalle cose buone del primo episodio di Blocco 181. È la prima produzione Sky Studios italiana (dal 20 maggio su Sky e NOW), con Salmo nel ruolo di produttore creativo (oltre che di attore) e – questa è la cosa buona – sa creare un mondo. Un mondo che coincide con la periferia estrema milanese, che recentemente abbiamo visto sullo schermo solo in Zero, ma senza capacità di creare una situazione interessante. Blocco 181 ci riesce: parliamo di un mondo criminale, diviso a metà tra la Misa, una gang latina, e gli omologhi italiani.

Quando l’italiano vede uno straniero, molto spesso pensa: “c’eravamo prima noi”. E qui è lo stesso, con l’aggiunta che non c’è solo una detestabile visione politica e sociale, ma anche una faccenda di controllo del territorio. Così, la Misa viene mal vista dalla malavita locale, che per una volta parla con accento smaccatamente milanese e ha legami doppi, tripli e quadrupli con la polizia. Due forme di potere che vanno a braccetto, mentre la Misa parte dal basso, dallo spaccio, ma anche da furtarelli di occhiali e scarpe dai negozi della città.

Lo scontro è inevitabile e il teatro di questo scontro è la periferia sud di Milano, dove le case popolari sembrano fortini. La Misa è guidata da Victor (Sergio Andrade), che ha preso il potere dopo che il boss Ricardo (Juan Celi) è finito in prigione: Victor è impulsivo e poco razionale. Il cervello del gruppo è Bea (la colombiana Laura Osma), sorella minore di Ricardo, giovanissima e soprattutto donna: due ragioni per le quali il suo parere nel gruppo conta meno di zero.

Gli scontri tra i personaggi viaggiano così secondo due direttrici: la classica contrapposizione generazionale tra Ricardo e Victor e quella di genere tra uomini e donne, al punto che, per offendere Bea, Mahdi (Andrea Dodero), un soldato del gruppo italiano, le dice che per la Misa lei avrà sempre e solo un unico ruolo: sfornare dolci e figli. E lei reagisce con il serramanico.

Bea è la vera protagonista della serie, insieme a Ludo (Alessandro Piavani, il bravo ragazzo de La mafia uccide solo d’estate), milanese di buona famiglia che spaccia per noia per gli italiani e finisce a letto proprio con Bea. Montecchi e Capuleti al Giambellino? Eh, qualcosa del genere.

Ma qui siamo entrati già nella trama e nei personaggi ed è il momento di passare alle cose meno buone. Come detto, Blocco 181 sa creare un contesto affascinante, a cui si vuole credere, con una Milano diversa e in qualche modo estrema. La situazione macro, insomma, funziona. Sono le microsituazioni, invece, a non funzionare, sia per dialoghi non esaltanti, sia per un casting che lascia a desiderare. Se la parte latina gira meglio (grazie anche alla lingua spagnola, probabilmente), sono i criminali italiani a non essere credibili, con personaggi molto caricati dagli interpreti e destinati a diventare macchiette.

Al termine della visione, si vuole tornare ad approfondire l’ambiente latino, ma in quanto insieme generale, perché delle storie dei singoli personaggi francamente interessa poco, con la sola grande eccezione di Bea. È lei il personaggio che accentra su di sé l’attenzione (e la narrazione), grazie alla sua interprete Laura Osma, che è di una spanna superiore a chi ha intorno per carisma e presenza scenica. Detta in altro modo, Blocco 181 non ha da subito un impatto devastante, anzi, ma ha le carte per provare a costruire una sua epica personale.

Perché guardare Blocco 181: perché sa creare un mondo

Perché mollare Blocco 181: perché le interpretazioni non sono all’altezza del contesto



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