5 Gennaio 2017 13 commenti

The Walking Dead… visto da lei di Vale'n'Tina

Cronaca di un amore inaspettato

Rick Zombie

A me gli zombie fanno paura.
O meglio: io, dopo aver visto 28 giorni dopo, credo che gli zombie esistano. Quindi ho paura.

Che poi esistere non vuol dire che penso sinceramente che un giorno me ne troverò uno di loro in giardino, vuol dire però che spessissimo (se non sempre) quando apro la porta di casa la sera per fare uscire il mio cane a fare pipì penso: oh madonna, e se adesso se la mangia uno zombie?
Uguale quando faccio la doccia e sono sola e penso: e se adesso mi attaccasse uno zombie?
E anche (poi con questa chiudo l’elenco delle follie, giuro) una mattina in cui sono dovuta uscire molto presto di casa e faceva ancora buio buissimo, mi sono fatta la tangenziale a 40 km orari per paura che uno zombie mi attraversasse la strada e poi è una tragedia che quello come lo scrosti dal paraurti col sangue e tutto.



The Walking Dead (3)

Insomma: gli zombie mi fanno cagare sotto.
Quindi figuratevi voi se sono io il tipo che potrebbe apprezzare The Walking Dead. Ma proprio no.
L’ho iniziato solo perché a un mese dalla sottoscrizione di Netflix avevo ormai fagocitato tutto il fagocitabile.
Friends, Lost, Gossip Girl, Homeland, The Good Wife… basta, non c’era più niente da vedere se non documentari sulle balene o su vecchi signori giappi che fanno il sushi (e io sto pure all’estero dove per ora dentro Netflix c’è di più).

Così una sera sono tornata a casa e – complice Netflix già sintonizzato su The Walking Dead e fidanzato abbudinato sul divano – ho iniziato la serie.
A prima botta non ne sono rimasta molto entusiasta, devo dire. Terrore per i non morti e disagio per le budella a parte, l’avevo trovato un prodotto piuttosto banalotto.
Uno (mi ero detta) non ci sono fighi. Ma zero proprio. Sto Rick tutto secco e imberbe com’è, sembra un pellicano più che un essere umano. Quell’altro, Daryl – che chiaramente gli autori vogliono farmi percepire come un bonazzo assoluto, vista la voce bassissima da cattivo ragazzo che poco ci manca e mi servono i sottotitoli per capire che dice – Daryl dicevo, ha in realtà un taglio pessimo e forse se si lavasse ogni tanto sarebbe cosa buona. Partiamo quindi malissimo.
Due, mai visto tanti luoghi comuni sugli zombie tutti insieme. Manco un’invenzione dico una. E dietro la porta c’è lo zombie. E al buio c’è lo zombie. E la bionda se la mangia lo zombie. Madonna la fantasia eh.
Però poi. Però poi qualcosa è successo. Qualcosa, a un certo punto, mi ha fatto restare sveglia per 18 ore di fila, 18 ore nelle quali mi sono bevuta The Walking Dead fino all’ultima puntata disponibile.
Avevo paura degli zombie sempre e comunque. Ma da qualche parte è spuntato un tirante più forte. Da qualche parte, qualcosa mi ha parlato a voce più alta di tutti quei corpi putrescenti, intestini abbandonati per strada e zombie che saltano fuori dai boschi a caso.

The Walking Dead (1)

Ho voluto quindi predermi un attimo per ragionarci su. Ma com’è possibile che una come me, fifona da matti e facilissima all’annoio da luogo comune telefilmesco si sia appassionata così tanto a una roba del genere?
Appassionata al punto che, una volta finita la quinta stagione, mi si scioglievano le mutande al solo pensare a Rick, figuriamoci poi a vederlo in azione.
Cos’è successo dunque? Cosa mi ha fatto cambiare idea?
La prima cosa: l’evoluzione del personaggio più bella che si sia mai vista.
Salto un attimo indietro, seguitemi. Quando la serie inizia, Rick è un ranger babbacione che crede nel bene, nel valore, nell’onore, nella fedeltà e cazzate limitrofe.
A causa della sua babbacioneria, amici suoi cominciano a stirare le zampe, il figlio gli viene sparato nella pancia, la moglie se sveja ar campo santo.
A furia di mazzate e mazzate e ancora mazzate, Rick cambia. Fa un doppio carpiato su se stesso e diventa un’altra persona.
Tutti gli altri personaggi invece, con l’avvento dell’apocalisse zombie non si modificano poi molto. Al limite si induriscono un po’, tirano fuori un po’ di palle, ma restano sempre in qualche modo ancorati a quello che sono sempre stati (oddio, a parte Carol).
E questo sono e fanno i personaggi, giusto? Restano sempre loro, sempre riconoscibili, ontologicamente per sempre identici.
Rick no. Mi ha fatto impressione vedere come un personaggio può davvero diventare una persona, uscire dallo schermo e farti credere che lui è vero e non sta solo mettendo in scena un copione. Mi ha sconvolto vedere come le cose attorno lo abbiano pian piano ferito, plasmato, strattonato, spintonato da una parte e dall’altra e infine completamente trasformato rendendolo tridimensionale, reale.

The Walking Dead (4)

La seconda cosa che mi ha fatto andare a rota con TWD è il perché del cambiamento di Rick, che incidentalmente è la cosa più vera mai detta in un telefilm.
Ed è questa: (pronti?) la gente fa schifo.
E qui, per me, sta tutta la chiave di The Walking Dead, la sua bellezza e il motivo per il quale da che la credevo una serie un po’ sciocca ora la reputo un capolavoro; TWD te lo dice chiaro e forte: in un’epidemia zombie la minaccia vera non sono manco per niente gli zombie.
Piuttosto un uomo moderno, occidentale, per nulla abituato al sacrificio e al razionamento delle risorse, raramente di condividere.
Capiamoci: se io sono una che ha poco e ha sempre avuto poco, quando ho qualcosa sono felice. Ma se continuo ad avere poco non è che mi sconvolgo, giusto?
Ma se io ho avuto sempre il frigo pieno, non necessariamente di salmone e caviale, anche di pizze surgelate, ma comunque pieno, se io ho sempre avuto il riscaldamento, il letto con il piumone, l’acqua calda e vestiti nell’armadio, come credete che la prenderei quando a quattro anni dall’inizio dell’apocalisse zombie mi vedo davanti uno zaino pieno di – ad esempio – cibo?
Pensate che lo condividerei? Sì certo, con la mia famiglia. Ma con degli sconosciuti? Non penserei forse prima a salvare la mia di pellaccia? E se avessi davvero ma davvero fame, non ammazzerei la persona che eventualmente tentasse di strapparmi quello zaino?
Con la caduta della società e le sue regole, succede anche un’altra cosa: l’uomo è libero. Di fare tutto. Anche di dare in testa mazze chiodate alla gente, fondergli la faccia con un ferro rovente e torturare altri esseri umani.
Oggi se ammazziamo il prossimo nostro finiamo in galera.
In un’apocalisse zombie no.
Il prossimo tuo lo puoi uccidere.
E la grandissima lezione di The Walking Dead è che non è affatto dei morti che bisogna aver paura.
Ma dei vivi.

The Walking Dead (5)



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