1 Aprile 2014 5 commenti

The Walking Dead 4 – Season Finale di Diego Castelli

Il titolo è banale, ma volevo evitare gli spoiler!

The Walking Dead 4 - Season finale (2)
OVVIAMENTE SPOILERRRRRRR!!!!!!!!

Di solito tento di non scrivere un recensione subito dopo aver visto un episodio. Preferisco tenermi ventiquattro ore per analizzare con la ragione le emozioni (buone, cattive, o assenti) sorte durante la puntata.
Stavolta però bisogna fare uno strappo, perché il season finale di The Walking Dead non è mai cosa per cui si possa aspettare troppo. Come non aspetterà domani How I Met Your Mother, quindi fatevi trovare pronti.

Veniamo a noi. Visto che di razionalità al momento ce n’è pochina e di emozione invece abbastanza, dico la prima cosa che mi viene in mente dopo questo finale, una cosa del tutto imprevedibile alla vigilia: applausi per Rick!
E’ lui il grande protagonista di questo finale, e non perché è semplicemente quello più presente sulla scena o perché ci ammorba con qualche riflessione lacrimevole. No, Rick è il protagonista perché finalmente è tornato a essere un badass come Dio comanda. E che liberazione, cazzarola.



L’episodio vuole essere in qualche modo un tirare le somme in preparazione di una nuova sfida che si prospetta abbastanza terrificante. Dopo una prima parte di stagione sostanzialmente statica, basata sulla vita alla prigione e poi sul confronto definitivo col Governatore, la seconda parte è stata invece dedicata al vagabondare, alla diaspora dei protagonisti rimasti in piccoli gruppi a lottare giorno per giorno per la sopravvivenza. E per quanto alla fine non si ritrovino proprio tutti-tutti (il gruppo di Carol è ancora in giro, così come Beth), allo stesso tempo è chiaro l’intento di riunire i personaggi e i loro nuovi amici per far fronte comune contro la nuova minaccia.
Giusto per non farci mancare proprio nulla arrivano anche i flash back, a ridarci un Hershel che davano ormai per perso, e a stabilire in maniera abbastanza grezza ma tutto sommato efficace una serie di temi e dettagli che l’episodio ha voluto sviscerare.
The Walking Dead 4 - Season finale

Che poi, in fondo, il tema cardine è sempre quello: fin dove sei disposto a spingerti per sopravvivere? Dov’è la linea di demarcazione tra un umano che sopravvive e una bestia che si adatta?
In questo senso, la cazzutaggine di Rick aiuta proprio a sviluppare questo tema: messo alle strette dagli uomini con cui si era scontrato giorni prima, e di fronte alla prospettiva di vedere sodomizzato il povero Carl (non ci sta troppo simpatico, però dai, sodomizzato no!), Rick azzanna la gola del nemico e lo lascia a terra spillante sangue, una mossa che confonde i cattivi quel tanto che basta da permettere ai nostri di avere il sopravvento.
La vittoria in qualche modo animalesca non è solo una sboronata alla Jack Bauer, ma è anche simbolo di qualcosa di più: per uccidere il suo nemico, per proteggere i suoi cari, e in definitiva per non morire, Rick usa i denti. Morde e strappa carne. E chi è che di solito morde e strappa carne in questo telefilm? Bravi, gli zombie. Quattro stagioni a scappare dagli zombie e a proteggere quanto di umano restava ancora nelle loro vite (i flash back agresti vogliono essere proprio questo, il ricordo di quando gli umani pensavano di poter ancora essere umani nonostante tutto), e poi alla fine Rick è costretto a “mangiare la gente”.

Si arriva così, col cuore un po’ in tumulto, a Terminus, che doveva essere il nuovo porto sicuro e che invece si trasforma subito in un nuovo orrore. Quale sia specificamente l’orrore non si sa, e non ho letto abbastanza i fumetti per saperlo prima. Così a occhio e croce (e vi prego di non dirmi se sbaglio, anche se sicuramente vi verrebbe spontaneo!), gli abitanti di Terminus sono cannibali, e i nostri passano da sopravvissuti-che-cominciano-a-comportarsi-da-zombie e carne da macello tipo bovini d’allevamento. E qui arriva di nuovo Rick-cazzuto-Grimes, che con una battuta da macho anni Ottanta promette aspra battaglia contro chiunque vorrà fargli del male.

E’ stato un bel finale, al termine di una buona mezza stagione, sicuramente meglio della prima metà. Le emozioni anche forti non sono mancate (vedi le bambine, o il ricongiungimento tra Glenn e Maggie) e in generale ci è piaciuto questo perenne girovagare, che continuiamo a percepire come la vera essenza di The Walking Dead, più di quando i nostri si ritrovano per molto (troppo) tempo rinchiusi in un unico posto.
Sia chiaro, non sono mancati momenti morti, scene un po’ stucchevoli e qualche faciloneria di troppo. Anche in questo finale, come detto, l’accostamento tra passato bucolico e presente sanguinoso è sì efficace, ma anche un po’ telefonata. Così come il dialogo tra Michonne e Carl è fin troppo lacrimevole, a tanto così dal ridicolo. E persino il tema della trasformazione metaforica in zombie, con tutta la drammaticità che porta con sé, alla fine viene in qualche modo messo in stand by, per lasciare spazio a una conclusione tamarra che titilla più facilmente il nostro animo da camionista. Alle conseguenze psicologiche su Carl ci pensiamo l’anno prossimo, anche se sta faccia da reduce del Vietnam non promette nulla di buono.
The Walking Dead 4 - Season finale (3) Ma se The Walking Dead non avrà mai la finezza di scrittura di un Breaking Bad o le interpretazioni clamorose di un True Detective (Carl-Chandler Riggs continua a fare pena, poveraccio), allo stesso tempo è facile percepirne la forza narrativa e perché no, commerciale. The Walking Dead potrebbe andare avanti all’infinito, perché non ha un protagonista unico senza il quale la serie cadrebbe, non ha telefilm direttamente concorrenti che lottino sul suo terreno tentando di renderlo ridondante, e può contare su un concept e su un’atmosfera che al di là di qualche scivolone sembrano mantenere intatto il loro fascino post-apocalittico.
Il risultato paradossale è che più desideriamo un lieto fine per i nostri amici, più guardiamo la serie, meno AMC ha interesse a chiuderla, procrastinando indefinitamente le sofferenze di Rick e compagni.
Pensateci, la prossima volta che qualcuno tenta di metterlo nel culo a Carl.
E’ colpa vostra.



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