3 Febbraio 2017 4 commenti

Riverdale – Drammi liceali, un omicidio misterioso e Luke Perry di Andrea Palla

Il teen drama con un morto, vari inciuci e Luke Perry carpentiere

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Se c’è una cosa che i millennials padroneggiano con incredibile maestria, è il saper condensare complessi concetti filosofici in poche, efficaci parole. Lo schema è collaudato, per ridurre al minimo lo spreco di caratteri da utilizzare sugli smartphone, in modo da salvaguare pollici e dita per compiere altri gesti più nobili (e no, non parlo solo di quella cosa lì a cui state pensando, sporcaccioni!). Per questo motivo anche io partirò a spiegarvi cosa sia Riverdale semplicemente citandovi alcuni dei momenti salienti a cui è possibile assistere nel corso dell’episodio pilota, limitandomi però all’utilizzo di oppurtuni e riassuntivi hashtag: #teens, #bff, #friendzone, #lesbiankiss, #threesome, #gaybestfriend, #milf, #murder, #redhead, #mystery. Almeno quattro o cinque di queste keyword sarebbero opportune anche per una efficace catalogazione dei contenuti video di un sito porno amatoriale, ma d’altronde si sa che nei teen drama moderni se non ci metti almeno un po’ di malizia non fai ascolti, perché la malizia, d’altronde, è il linguaggio della gioventù.

Provando a essere un po’ più espliciti, potrei dirvi che Riverdale si concentra sulle pruriginose avventure di Archie, un bel ragazzotto dai capelli rossi che per il solo fatto di avere i capelli rossi viene guardato da tutto il genere umano come una specie di meraviglioso abominio di natura, sufficientemente imbranato da essere deriso e anche un po’ bullizzatto, ma al contempo così teneramente dolce e sexy da diventare oggetto del desiderio di svariate fanciulle (e, come modernità impone, anche fanciulli). Tra queste, la bella vicina di casa e amica d’infanzia Betty, una che sotto sotto è una gnocca stratosferica, ma che per esigenze di copione si comporta come fosse l’ultima delle povere fiammiferaie, non a caso immediatamente friendzonata dall’amico nel momento in cui trova l’imbarazzante coraggio di dichiararsi. E ancora, la nuova arrivata Veronica Lodge, stronzetta newyorchese figlia di un potente uomo della città, che di Betty diventa consigliera salvo poi limonare con il bel roscio durante il più improbabile gioco della bottiglia ever (con successivo “oh my God cosa abbiamo fatto?”). Se aggiungiamo che Archie è in realtà in fissa con la professoressa di musica e che c’è un amico gay buttato a caso per far colore, la sensazione di trovarsi di fronte a un miscuglio tra Dawson’s Creek e Glee ci pesa sullo stomaco più di una peperonata indigesta.



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Ma in effetti, elementi da teen soap a parte, Riverdale butta il carico da novanta aggiungendo anche una fosca componente gialla alla narrazione: qualcuno ha ucciso un ragazzo a Riverdale, e noi siamo pronti a scommettere che questo farà pian piano emergere inquietanti e loschi segreti dietro la calma della tranquilla cittadina di provincia. Zan Zan Zan.

Questa mattina parlavo col Castelli che ha sentenziato: “A me Riverdale sembra il Twin Peaks per minorenni”, pur con i dovuti distinguo. Il che non è del tutto sbagliato, anche se naturalmente di Twin Peaks mancano molte cose, e non necessariamente solo quelle di stampo qualitativo. Lo sfondo cupo di una provincia apparentemente placida, il contesto di perfezione liceale rotto da segreti e bugie, alcune ambigue figure genitoriali sono presenti tanto in Twin Peaks quanto in Riverdale. Nel secondo però è pressoché assente quel modo adulto di descrivere le cose, la drammaticità nella descrizione di fatti e protagonisti: tutto è affidato a una leggerezza estrema, a un’ironia costante che lascia il telefilm in bilico tra una comedy e un mystery poco strutturato, disinteressato a occuparsi troppo della parte noir della vicenda, almeno secondo quanto ci viene mostrato nel primo episodio. C’è un po’ del sarcasmo raccontato da alcune opere di Ryan Murphy, e in questo Riverdale è attualissimo, pur conservando l’iconografia classica del teen drama da tredicenni disperate, in fissa con l’ossessione sognante di immaginare questa o quella coppia, questo o quel #limonoduro.

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La serie è stata sviluppata da Roberto Aguirre-Sacasa e prodotta da Greg Berlanti, uno che proviene dal già citato Dawson’s Creek. Aguirre-Sacasa riprende i personaggi dal fumetto Archie Comics, dal cui immenso universo sono nate in passato anche serie come Sabrina Vita da Strega e Josie and the Pussycats, personaggi queste ultime che peraltro ritroviamo anche in Riverdale. Lo stile del fumetto è in effetti molto leggero e contiene talvolta elementi supereroistici o soprannaturali, assenti nello show, in cui si è invece puntato sull’aspetto di un mistero reale come l’omicidio. I tratti dei personaggi così come i loro legami sono ripresi abbastanza fedelmente, ma epurati in favore di una caratterizzazione più contemporanea, adatta al pubblico dei millennials e delle loro ossessioni moderne (anche se, di fatto, le ansie e i drammi degli americani non sembrano evolversi veramente mai).

L’esordio in USA non è andato benissimo, con The CW che ha deciso di far scontrare Riverdale con il fortissimo rivale Scandal su ABC, perdendo come prevedibile sul fronte degli ascolti. La serie però non si presenta così malvagia, e mescola nel pilota una serie infinita di elementi su cui poter costruire diverse storyline importanti, per quanto prevedibilmente già viste in decine di prodotti concorrenti. Si potrebbero a tal proposito citare due prodotti di punta di MTV, Teen Wolf e Scream, per inquadrare ancora meglio l’atmosfera entro la quale ci muoviamo, e decidere se val la pena proseguire nella visione.

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Riverdale potrebbe tuttavia decollare con calma, come già successo in passato con alcuni suoi predecessori, che hanno conquistato nei mesi fan-base numerose. In fondo il successo di queste serie è nascosto dietro alla popolarità e al seguito dei suoi diretti protagonisti, e a quanto essi sapranno fare breccia nel cuore delle giovani telespettatrici. Se questo accadrà sarà il tempo a dircelo, unitamente a Google Analytics; nell’attesa non sottovalutiamo il girl power delle fan, perché in questo mondo moderno è un attimo passare dal nulla al trending topic, da serie prescindibile a cult assoluto.

Ah, e poi non ve l’avevo ancora detto, ma quello nella foto qui sopra è Luke Perry. Invecchiato come uno Scotch d’annata e con la barba di un Wolverine carpentiere. Alle teen di ogni epoca il proprio brivido al cuor. <3

Perché seguire Riverdale: perché c’è tutto quello che ci si aspetta da un teen drama, raccontato con ironia e sarcasmo, e con una componente noir.

Perché mollare Riverdale: perché la parte di mistero non sembra essere presa tanto sul serio, e per ora grosse variazioni sul tema non sembrano esserci.

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