22 Marzo 2017 2 commenti

Trial & Error: la legal-parodia per cui provare un certo affetto di Diego Castelli

Ho riso più volte, a sorpresa

TRIAL & ERROR -- Pictured: "Trial & Error" Horizontal Key Art -- (Photo by: NBCUniversal)

A Trial & Error mi sono avvicinato con una certa serenità, pronto alla stroncatura. Non perché NBC non abbia mai prodotto comedy di alto livello (vedere The Office, 30 Rock, Parks and Recreation), ma proprio perché la sua nuova serie, sorta di parodia del legal/true crime, sembra arrivare un po’ fuori tempo massimo, proprio in virtù dei grandi (e difficilmente ripetibili) risultati del passato.
E niente, è successo che dopo due episodi mi sembra ancora di doverla stroncare, eppure un tot di volte ho riso di gusto, nel senso di “rumorosamente”, e quindi di bocciarla in realtà non ho più voglia.

Trial & Error parte con la classica simulazione di telefonata al 911, quella che in tanti film e serie tv del passato setta il mood della situazione criminosa, dando allo spettatore le prime informazioni sul delitto che sarà al centro del racconto e magari seminando qualche tiepido indizio sull’innocenza e la colpevolezza di qualche personaggio. Ecco, nel caso di Trial & Error quella classica telefonata serve a trasmettere un dettaglio molto importante: Larry Henderson, l’uomo a cui hanno ammazzato la moglie (o l’ha uccisa lui?) è prima di tutto un emerito imbecille.

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Da qui in poi è tutta discesa: il caso di Larry (interpretato da John Lithgow, due volte candidato all’oscar, vincitore del golden globe per Dexter, recentemente candidato per lo splendido Churchill di The Crown, quindi insomma, mica cazzi) viene affidato a Josh Segal (Nicholas D’Agosto), avvocato difensore alle prime armi che spera di dare una svolta alla sua carriera con un caso importante e con buona visibilità sui giornali. Affiancato dall’improbabile investigatore Dwayne (Steven Boyer) e dalla ricercatrice/assistente Anne (Sherri Shepherd, faceva la moglie di Tracy in 30 Rock), Josh cerca di scagionare Larry dall’accusa di omicidio, scontrandosi con l’ostinazione dell’avvocato dell’accusa Carol (Jayma Mays) ma soprattutto con la straordinaria abilità di Larry si sembrare contemporaneamente innocuo e chiaramente colpevole.

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Come detto, la serie potrebbe sembrare fuori tempo massimo. Lo stile è quello del mockumentary, con i personaggi consapevoli delle telecamere e veri e propri momenti di intervista ai protagonisti, sulla falsariga dei citati The Office e Parks, ma anche della corazzata Modern Family. Né può stupire di per sé l’intento parodico, o l’impostazione lavorativa con una figura centrale desiderosa di ben figurare, attorniata da un corollario di facce idiote che le mettono i bastoni fra le ruote (la mente, ancora una volta, potrebbe correre a Parks and Recreation, trovando qualche somiglianza fra Josh e Leslie Knope).

Eppure, se l’originalità non è il punto forte di Trial & Error, tutto il resto funziona. Il cast è ottimo, e sono tutti piazzati al posto giusto: l’istrionismo pazzoide di Lithgow, la faccia pulita di D’Agosto, la palinculite della Mays, per arrivare a quello che per ora è il mio personaggio preferito, cioè l’assistente Anne: affetta da una variegato numero di disturbi psicologici e fisiologici, Anne non riconosce le facce delle persone, ride a crepapelle di fronte ai drammi, ha un’acutissima sindrome di Stendhal che si attiva di fronte a qualunque cosa trovi “bello”, tutte condizioni debitamente spiegate dalla donna nelle sue interviste e che diventano ben presto trucchetti efficacissimi per gag di ogni tipo.

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Più in generale, in questo doppio pilot gli autori Jeff Astrof e Matthew Miller sono stati in grado di dare un ritmo preciso ed efficace al racconto, portando avanti una storia interessante di per sé (viene effettivamente voglia di sapere se Larry è colpevole o no) e in cui le gag si inseriscono con grande equilibrio e ottimi tempi comici. La strategia più usata è quella di creare o sviluppare una situazione in termini quasi realistici, per poi far intervenire la totale follia dei personaggi, in modi tutto sommato prevedibili in base a ciò che sappiamo di loro, eppure sempre disarmanti.

Non credo siamo di fronte a un nuovo fenomeno, proprio perché Trial & Error si affida un po’ troppo a schemi e strutture che già conosciamo e che altre serie hanno portato al successo. Però, se di compitino di tratta, è un compitino fatto bene, tanto che mi sono trovato a ridere come un cretino anche solo riguardando alcune scene per rinfrescarmi la memoria durante la scrittura di questa recensione.
Sarei contento se mi stupisse, se riuscisse a potenziare l’affetto che già provo per questa gente, trasformandolo in un amore sconfinato come quello provato per i vari Ron Swanson e Liz Lemon. Ma se anche si fermasse qui, se fosse solo una comedy con buone idee e buon ritmo, tutto sommato andrebbe bene anche così.

Perché seguire Trial & Error: per la scrittura molto ben calibrata, le gag divertenti e un cast costruito a puntino.
Perché mollare Trial & Error: malgrado le inaspettate potenzialità, potrebbe non riuscire a fare il salto di qualità che le servirebbe per avvicinarsi a certi mostri sacri che avevano lo stesso stile ma, al momento, diverso spessore.

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