26 Maggio 2017 10 commenti

Downward Dog: sì c’è un cane che parla, ma è meglio del previsto di Diego Castelli

Saranno state la aspettative molto basse, ma ho provato della tenerezza

Downward Dog (3)

Sono ancora un po’ influenzato, quindi sarò breve che sennò mi viene la nausea.

La reazione immediata, istintiva, viscerale, è una sola: no, nel 2017 non si possono fare ancora le serie tv con i cani che parlano. Cioè, basta, gli anni Ottanta sono finiti, ci siamo pure divertiti, però andiamo avanti.
Poi, a mente fredda, stringi nuovamente la mano al saggio recensore che dici allo specchio di essere, e torni all’unica Verità: si può fare tutto, purché si faccia bene.
E parlando di Downward Dog, nuova comedy di ABC, bisogna dire che si poteva fare molto peggio.

Il concept è semplice: prendiamo una classica situazione di vita normale (donna che vive sola con un cane, con qualche problema sentimentale e sul lavoro), ma facciamo vedere tutto dalla prospettiva del cane.
Questa non è certo una novità assoluta, e se pensiamo a Brian Griffin di Family Guy abbiamo già l’immagine di un cane intelligente, in cui però la comicità è data dal contrasto fra quell’intelligenza e la permanenza di ossessioni e pulsioni tipicamente canine.

Downward Dog (5)

Giocata su un tono radicalmente diverso (molto più tenero e meno sarcastico), Downward Dog si muove però in una direzione simile, non solo mostrandoci i pensieri del simpatico animale e giocando sul contrasto fra la sua capacità di astrazione concettuale e linguistica da una parte, e l’incapacità di cogliere semplici verità “umane” dall’altra, ma anche piegando a questa prospettiva tutto il resto della messa in scena: raccontata come i finti documentari alla Modern Family o The Office, Downward Dog comprende molti momenti di intervista diretta, in cui il protagonista però è sempre e solo Martin-il-cane: nessuno degli altri personaggi ha diritto a parlare direttamente alla telecamera, e solo Martin può così mostrarci una visione del mondo (la sua) che al nostro orecchio umano suona distorta ma anche tenera e affascinante.

Downward Dog (4)

A fare la differenza fra uno show come questo e, che ne so, Imaginary Mary (altro show recente che dà voce a intelligenze immaginarie), è ovviamente la scrittura: nella ricerca del punto di vista “altro” sulle cose umane, gli autori di Downward Dog (creata da Samm Hodges, il doppiatore del cane) non sembrano cercare la lacrima facile o la risata a tutti i costi, ma lasciano che una sensazione di calore e simpatia nasca spontaneamente dalle riflessioni filosofiche del cane, che di per sé non vogliono essere forzatamente “comiche”, ma lo diventano proprio a fronte del contesto in cui vengono formulate.
Insieme “sciocco” ma anche insolitamente intelligente, Martin guarda con occhio innocente e puro una serie di complicate dinamiche relazionali (sue con gli umani, ma anche degli umani fra loro), offrendone una prospettiva dolcemente straniante, che consente allo spettatore di prendere le proverbiali distanze da situazioni che ben conosce, e che attraverso Martin può contemplare con occhi diversi.

Downward Dog (1)

Siamo dunque di fronte a una soluzione insolitamente malinconica dell’abusato cliché dell’animale parlante, e in questo sta la forza di una serie che riesce così a sembrare originale, pur non avendo al suo interno alcun elemento che, di per sé, possa definirsi radicalmente nuovo.
A chiudere il cerchio c’è anche un discreto cast: a interpretare gli umani ci sono Allison Tolman di Fargo e il sempre buffo Lucas Nerf di Raising Hope, mentre per il protagonista canino è stato scelto un esemplare perfetto, con l’occhio da cucciolone un po’ bastonato che si presta benissimo a un certo pessimismo cosmico tipico di ogni cane che viene lasciato da solo per lunghe ore da una padrona che va al lavoro. Ciliegina sulla torta l’ottimo doppiaggio di Samm Hodges, che dà al suo Martin una voce strascicata, quasi annoiata, molto umana e per questo ancora più straniante.

Non pensate che sia un capolavoro, siamo più dalle parti della simpatica serie estiva. Ma considerando i pregiudizi che avevo di fronte al concetto di “serie col cane che parla”, beh, sono rimasto abbastanza stupito.

Perché seguire Downward Dog: perché non si fa irretire dalle potenziali trappole del cane parlante, riuscendo a trovare uno stile che suona effettivamente suo.
Perché mollare Downward Dog: per quanto stile possa avere, è una serie tenerona con un animale parlante, e da questo non si può scappare.



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