24 Ottobre 2017 12 commenti

The Walking Dead 8 season premiere: Pallottole e promesse di Diego Castelli

Il ritorno di The Walking Dead punta sul ritmo e promette tragedie

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SPOILER SULLA 8X01

Se ricordate, l’anno scorso avevamo salutato il finale di The Walking Dead come l’episodio esplosivo, tamarro e sanguinolento che il resto della stagione aveva preparato con fin troppa calma, facendoci arrivare alla fine un po’ boccheggianti. E proprio nel dire “ora vedete di fare sul serio”, speravamo che l’inizio dell’ottava stagione potesse restare in quel solco di azione e urgenza, senza tornare immediatamente ai ritmi compassati di una serie che nella lentezza ha sempre trovato gioie e dolori.
Ebbene, è andata così: la 8×01 è forse la premiere più action di tutto lo show, e ci tiene aggrappati al tema della guerra a Negan sparandoci negli occhi quaranta e rotti minuti di mitra, frecce, spionaggio e discorsi epici. Con in più una manciata di promesse misteriose che, pur occupando un tempo relativamente breve, diventano però uno dei punti focali della puntata.

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Se volessimo fare un riassuntino ci vorrebbe poco: ben lungi dall’accontentarsi della ritirata di Negan del finale scorso, Rick e soci puntano al bersaglio grosso, e subito si riuniscono per progettare una nuova offensiva. Grazie alle informazioni fornite dalla talpa Dwight, i nostri sono in grado di tagliare un po’ di rami dal fronduto esercito di Negan, riducendone la capacità di sorveglianza e recuperando armi e altre utilità. E nel farlo, ovviamente, permettono agli autori di piazzare qualche scena o addirittura singole inquadrature che meritano piccoli applausi, come la sentinella colpita a morte sull’albero che, cadendo, diventa immediato cibo per l’unico zombie che la aspettava con tanto affetto.
Se da una parte c’è Rick che guida il grosso delle sue forze allo scontro diretto con Negan, dall’altro ci sono Daryl, Morgan, Carol e Tara che organizzano l’offensiva vera, cioè l’arrivo di un’orda di zombie opportunamente attirata e guidata con spari ed esplosioni (perché se devi decidere come riempire spazio di puntata, Daryl in moto che fa saltare in aria roba è sempre una scelta azzeccata). Orda che probabilmente Rick considera una vera e propria ciliegina sulla torta, visto che i suoi, invece di sparare direttamente a Negan e finire qui la faccenda, sparano volontariamente altrove giusto per trattenere abbastanza i cattivi per poi farli circondare dai non morti. Si sa, a Rick piace lo spettacolo.

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Quello che esce da questa impostazione è un episodio sopra media in termini di ritmo e divertimento puro, ma di per sé rimarrebbe tutto sommato ordinario, a tratti retorico e pure un po’ prevedibile, specie per certi dettagli che sono pure gustosi, ma non arrivano certo imprevisti: un esempio su tutti è Gabriel-il-prete-fastidiosamente-idiota, che invece di lasciar morire il viscidissimo Gregory cerca di salvarlo, facendosi così fregare la macchina. Tipico. Più bello il fatto che alla fine si trovi da solo con Negan, in un container circondato dagli zombie, mentre il buon Jeffrey Dean Morgan se la ride compiaciuto come se non ci fosse alcun problema.
Oltre a questo, però, ci sono alcuni dettagli volutamente misteriosi che accendono la curiosità per le prossime puntate. L’episodio infatti non si limita a raccontare semplicemente la battaglia, ma vi inserisce anche un paio di altre finestre appartenenti a momenti temporali diversi. In uno di questi vediamo un Rick barbuto e leggermente invecchiato che, insieme a una figlia cresciuta di qualche anno, si gode la serenità di una ritrovata pace bucolica. Nell’altro, invece, troviamo una situazione che conosciamo molto meglio, quella di un Rick sconvolto e piangente, impegnato in qualche mega-problema di cui non riusciamo a delineare i contorni.

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Se dobbiamo giudicare usando il semplice buon senso e facendosi consigliare dalla fotografia sognante e lattiginosa del flashforward bucolico, dobbiamo dedurne che non si tratta di un vero futuro, quanto piuttosto di una speranza irrealizzabile (l’effetto di straniamento è ulteriormente acuito dal fatto che in sottofondo scorre Another One Rides The Bus, parodia idiotissima di Another One Bites the Dust dei Queen firmata da quel pazzoide di Weird Al Yancovic, uno che messo dentro uno show serioso come TWD non può che far drizzare le antenne).
Ben più realistiche, invece, appaiono le inquadrature degli occhi disperati del protagonista, che conclude l’episodio citando il corano e dicendo che la sua misericordia ha prevalso sulla sua ira. Che significa quella frase in quel contesto?

L’impressione, che per ora rimane solo tale, è che Rick stia per infilarsi di nuovo nei casini, probabilmente per sua stessa colpa. Che si arrivi a un confronto finale in cui l’incapacità di Rick di essere davvero spietato (l’incapacità, insomma, di essere un cattivo) diventi fonte di ulteriore spargimento di sangue fra i suoi amici?
Tutto è possibile, quel che è certo è che è stato intelligente, per non dire inevitabile, inserire elementi di discordanza in un episodio che altrimenti sarebbe diventato semplicemente un inno guerresco e un susseguirsi di esplosioni.

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Diciamo dunque che è stato un ritorno piacevole. Divertente, caciarone al punto giusto, con la promessa ben visibile di nuovi problemi e disgrazie, che poi sono il motivo per cui seguiamo The Walking Dead. Se si riuscisse, nei prossimi episodi, a rendere la narrazione più ritmata ma soprattutto più densa rispetto all’anno scorso, senza concentrare tutta l’attenzione su un singolo evento sadicamente rimandato per settimane e settimane, potremmo avere una stagione significativamente migliore della precedente. Lo showrunner Scott Gimple ce l’ha appena promesso, vediamo se mantiene.



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