19 Giugno 2018

Due italiani a Shondaland: intervista a Stefania Spampinato e Alberto Frezza di Marco Villa

Abbiamo incontrato Stefania Spampinato e Alberto Frezza, ovvero Carina DeLuca di Grey’s Anatomy e Ryan Tanner di Station 19

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Shondaland è un mondo a sé nel panorama della televisione americana. Un mondo pieno di medici, infermieri e – da qualche tempo a questa parte – pompieri. Entrare a Shondaland significa essere nel cuore dell’intrattenimento televisivo generalista statunitense e quindi mondiale.

In quel mondo, ci sono anche due attori italiani, che nei giorni scorsi erano a Milano per presentare i season finale delle serie in cui lavorano. Loro sono Stefania Spampinato e Alberto Frezza, rispettivamente Carina DeLuca e Ryan Tanner in Grey’s Anatomy e Station 19, entrambe in onda in Italia su FoxLife.



Per i due interpreti si tratta di una fase cruciale della carriera: entrare in una serie targata Shonda Rhimes è qualcosa di importante e unico per gli attori americani, figurarsi per due italiani. Il momento thrilling, ovviamente è quello del provino.

Come sono andati i casting?
Alberto: Il primo provino che ho fatto ho chiamato la mia agente e le ho detto che mi sentivo che era andato bene. Poi c’è stato un secondo provino, un terzo provino e intere settimane in cui non ho saputo più nulla. È una cosa a cui ormai mi sono abituato: vai a mille provini, poi non senti più niente e ti dici: “vabbè, lasciamo perdere”. Poi arriva la chiamata per dirti che sono ancora interessati. Io ci credevo dall’inizio, però ci ho messo comunque tanto tempo per essere davvero tranquillo
Stefania: Io sono andata convinta che fosse un’altra audizione in cui cercavano un’italiana, ma in cui poi avrebbero preso una francese. Sono entrata per prima senza grandi aspettative e ho visto che alla fine del provino i direttori del casting sono passati dall’essere freddi a tempestarmi di domande su chi fossi, dove vivessi eccetera. Continuavano a farmi domande e allora mi sono detta: “Yeah! Sto andando bene!”. Poi alla fine del provino mi hanno detto di non tornare in Italia: però era la prima di tutto il casting, c’era una stanza piena di attrici, quindi ero sicura che entro la fine della giornata si sarebbero dimenticati di me. Invece la sera stessa mi hanno opzionata, il giorno dopo mi hanno presa e io ho urlato e pianto di felicità per 48 ore di fila

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Per entrambi il ruolo che può valere una carriera, ma due serie molto diverse in cui inserirsi: per Alberto immagino ci sia stata un po’ di ansia per ascolti e futuro della serie…
Alberto: Ci sono stati momenti in cui non sapevamo sa saremmo tornati per una seconda stagione, quindi sono momenti di ansia. Sai di aver preso un ruolo pazzesco, importantissimo, ma sai anche che può finire in qualsiasi momento. Però siamo fortunati, torniamo per la seconda stagione

Invece per Stefania queste ansie non c’erano…
Stefania: L’ansia per me non era legata al successo della serie in sé, perché stiamo parlando di Grey’s Anatomy, ma più che altro al successo del personaggio che interpretavo, perché mi avevano preso solo per due episodi. Quindi mi chiedevo cosa sarebbe successo al personaggio dopo i due episodi: mi ammazzano? Mi rimandano in Italia? Invece poi è andata molto bene perché ho proseguito per il resto della stagione.

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Il personaggio di Alberto in Station 19 è americanissimo, già dal nome: Ryan Tanner. Com’è stato calarsi in un ruolo di questo tipo?
Alberto: Non ho mai avuto problemi a interpretare ruoli americani perché sono andato in America per fare quello e lo sto facendo dall’inizio della mia carriera. Per me è stato normale così, semplicemente un altro americano”

Sul set di Grey’s Anatomy invece Stefania non è l’unica italiana: c’è anche Giacomo Gianniotti, con cui spesso hai dialoghi in italiano. Sono tutti scritti o vi lasciano uno spazio di improvvisazione?
Stefania: La maggior parte delle cose è scritta, ma quando facciamo scene in cui litighiamo spesso ci chiedono di prolungare il litigio, quindi siamo lì che spariamo cose a caso, sapendo però che c’è una difficoltà, perché le varie riprese a volte non combaciano e in più i montatori americani non capiscono quello che diciamo, quindi montano delle cose che non hanno senso e poi dobbiamo rivederci per far combaciare il dialogo.



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