26 Giugno 2019 7 commenti

Jett – Ladri, rapine e omicidi a mille all’ora di Marco Villa

Non sarà all’altezza delle grandi miniserie di questa estate, ma Jett sa il fatto suo. Altroché se lo sa.

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Siamo abituati a estati molli e lente, anche per colpa di una tradizione televisiva e cinematografica tutta italiana di mandare in vacanza programmazioni e uscite. Succede solo da noi, ormai lo sappiamo, ma il fatto che arrivino tante cose belle insieme nello stesso periodo e che quel periodo sia giugno inoltrato – beh, a questo non siamo ancora così abituati. Nell’anno in cui esplodono le miniserie d’autore come Euphoria, Chernobyl o Years and Years, Jett non osa mettersi a competere nello stesso campionato, ma si pone comunque come una serie di tutto rispetto, che non sarà nella prima fascia, ma ha tutto per essere un rispettabilissimo titolo d’azione.



In onda dal 14 giugno su Cinemax, Jett è creata e interamente diretta da Sebastian Gutierrez, che una decina abbondante di anni fa si inventò quel geniale concept film chiamato Snakes on a plane. Qui non ci sono né serpenti, né aerei, in compenso c’è Carla Gugino (una che tutti dicono: “Ah, sì, certo: Carla Gugino”, ma poi nessuno sa dire che film abbia fatto) che interpretta Jett Kowalski, che oltre ad avere un nome bellissimo è una ladra super-professionista: non fa in tempo a uscire di prigione ed è già tirata dentro di nuovo nel giro, perché un riccone interpretato da Giancarlo Esposito (Gus Fring di Breaking Bad) la spedisce a Cuba per rubare un anello preziosissimo a un altro riccone. La trama è di quelle da libro di avventura, di quelli divertenti che ti bevi d’estate sotto l’ombrellone e il primo episodio rispetta queste caratteristiche: succedono tante cose, con un buon ritmo e con un ottimo stile. Tutta la parte iniziale, quella che precede il viaggio a Cuba, è un manuale di scrittura e regia, con salti avanti e indietro nel tempo, colpi di scena, sottotrame ironiche e pure qualche morto che male non fa. Non sto a entrare nei dettagli della trama, che una volta spostatasi a Cuba diventa più classica e meno Guy Ritchie, per intenderci, ma gli episodi successivi promettono di tornare da quelle parti.

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L’aspetto migliore di Jett, però, è come sorprende il pubblico nel corso della puntata: più ci si avvicina al finale, più sale la sensazione di essere di fronte a una serie prettamente verticale, con un furto spettacolare da compiere a ogni puntata. La vicenda cubana sembra in via di esaurimento, il tentativo di furto sta arrivando a compimento in positivo o in negativo. Gli ultimi 5 minuti, invece, ribaltano tutto e Jett diventa di colpo una serie del tutto orizzontale, con una macronarrazione che attraverserà in modo massiccio tutti gli episodi. E questa è una cosa buona e giusta, che di colpo dà tutt’altro spessore alla serie.

Che no, come detto in apertura non sarà all’altezza dei super titoli di questa estate, però fa il suo e lo fa un gran bene.

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