29 Novembre 2019 10 commenti

Servant – Un inquietante M. Night Shyamalan su Apple TV+ di Marco Villa

di Philadelphia, Servant sa essere inquietante al punto giusto: reggerà?

Sotto un’altra. Mentre The Morning Show macina episodi interessanti e le altre serie di Apple TV+ sembrano destinate a un vago oblio, arriva un nuovo titolo sulla più fresca piattaforma disponibile in Italia. Si tratta di Servant, disponibile dal 28 novembre con i primi tre episodi.

Il nome grosso è quello di M. Night Shyamalan, uno che da sempre è abituato a dividere tra adoratori e detrattori senza ritorno. Qui dirige due episodi ed è accreditato come executive producer, mentre alla fatidica riga “created by” troviamo Tony Basgallop, autore inglese che in patria ha firmato titoli niente male come Inside Men e What Remains. Ecco, proprio da What Remains si potrebbe partire, perché era una serie che mischiava una trama gialla piuttosto classica e spunti più inquietanti. Soprattutto, era interamente ambientata all’interno di una casa.

Anche Servant si svolge in una casa, bellissima peraltro. Siamo a Philadelphia e i padroni della dimora sono Dorothy e Sean Turner, rispettivamente Lauren Ambrose (che avevamo un po’ perso di vista dopo Six Feet Under) e Toby Kebbell. Lei giornalista in maternità, lui creatore di piatti per ristoranti di lusso. Quando Dorothy decide di tornare al lavoro, i Turner scelgono una tata per il piccolo Jericho e così dal Wisconsin arriva Leanne (Nell Tiger Free): capello nero lungo, poche parole, tante preghiere alla sera. Detta così, sembra la solita storia dell’estraneo che entra in casa e modifica gli equilibri. In parte è così, ma il punto di partenza della serie è che in realtà Jericho è morto in culla e da settimane al suo posto c’è una reborn doll, una bambola molto realistica.



Il motivo? Dorothy non riesce ad accettare la morte del figlio e in questo modo si autoconvince che lui sia ancora vivo. E quindi lo culla, si tira il latte e – appunto – chiama una tata, con marito e fratello (Rupert Grint) che la assecondano in barba a qualsiasi buon senso. Questa la parte misteriosa, poi arriva il tocco sovrannaturale e horror, perché un giorno il padre trova nella culla un bambino vivo. E si forma un gigantesco punto di domanda: chi è quel bambino? È stato rapito dalla tata? Oppure è una conseguenza di quel cristianesimo magico e un po’ voodoo cui sembra devota? 

Qualunque sia la risposta, lo stato d’animo che deriva da Servant è un solo: inquietudine. Shyamalan (e dopo di lui i registi dei due episodi successivi) riesce a creare un senso di insicurezza all’interno di una casa meravigliosa: tutto è giusto e perfetto e per questo incredibilmente opprimente. Allo stesso modo, il personaggio della giovane tata ha tutte le caratteristiche più classiche della presenza spettrale, eppure funziona senza mai risultare stucchevole. Un buon lavoro di mestiere, insomma, che porta a casa il risultato senza strappare esultanze, ma senza nemmeno essere da minimo sindacale.

Una descrizione adatta anche alla scrittura di Basgallop, che riesce a dare forza e varietà a una serie che si svolge tutta nello stesso luogo e con una manciata di personaggi. I primi tre episodi di Servant funzionano proprio per il loro continuo saltare da un (micro) genere all’altro: quando ci si aspetta il drammone psicologico arriva la svolta horror e pochi minuti dopo si vira verso il mistero. Anche in questo caso, si nota l’esperienza dell’autore, che sceglie peraltro una durata di mezz’ora a episodio perfettamente funzionale a non far calare tensione e attenzione con sbrodolamenti vari. E si ritorna al punto di partenza, ovvero a quell’inquietudine sottile che non molla mai lo spettatore. 

I primi tre episodi pubblicati gettano fondamenta interessanti, anche se Servant è una di quelle serie in grado di svaccare da un momento all’altro (e le avvisaglie arrivano già nel terzo episodio). Complice la durata, però, invoglia a proseguire e instilla un interrogativo non male: meglio tifare perché resti nei binari o perché faccia saltare il banco della convenzione, a costo di andare a sbattere?

Perché guardare Servant: per quell’inquietudine che non molla mai

Perché mollare Servant: perché può crollare da un momento all’altro

MiglioreNuoveSerie1



CORRELATI