16 Gennaio 2020 2 commenti

Zoey’s Extraordinary Playlist: poteri, canzoni, e bel tot di zucchero di Diego Castelli

Il nuovo drama-comedy-musical di NBC promette la carie, ma anche sentimenti genuini

Ingrediente fondamentale di un po’ tutti i dolci di questo mondo (per lo meno di quelli buoni) è lo zucchero, un composto dalla natura abbastanza particolare: se assunto nelle giuste quantità, rende la vita decisamente migliore; se invece se ne abusa, ti vengono le carie, l’obesità, il diabete, la morte.
La stessa identica cosa succede con lo zucchero metaforico, quello che nelle serie tv comprende, che ne so, amori che sbocciano in calde notti d’estate, genitori che ritrovano figli perduti, cagnolini che fanno faccette buffe per avere croccantini, e via dicendo. Tutte queste cose vanno bene, se prese nelle giuste dosi. Se invece si esagera (e ognuno di noi ha il proprio limite personale), arriva una sensazione di nausea e rigetto.

Tutto sto preambolo per dire che a Austin Winsberg, creatore della nuova comedy-musical di NBC, Zoey’s Extraordinary Playlist, lo zucchero piace, eccome se gli piace. E la cosa curiosa, a distanza di alcuni giorni dalla visione del pilot, è che ancora non ho deciso se ha superato il mio limite personale.
La protagonista di Zoey’s Extraordinary Playlist è per l’appunto Zoey, una programmatrice informatica impiegata in un’azienda che produce software e app, interpretata da Jane Levy, ex protagonista di Suburgatory e nota esponente di quel gruppo di persone (di cui fa parte anche Gianni Morandi) che invece di “invecchiare”, aggiungono semplicemente rughe su un viso che rimane sempre giovane.

Zoey è una programmatrice in gamba, ma sta cercando di capire se può fare il salto di qualità come manager dell’ufficio, e in questo deve convincere la propria capa, Joan, che ha il volto di Lauren Graham, ex Lorelai di Gilmore Girls. A casa, Zoey vive una situazione un po’ difficile, perché il padre Mitch (Peter Gallagher, mitico papà Cohen di The OC) ha un problema neurologico che l’ha ridotto a poco più di un vegetale che riesce a mangiare le pappette ma non parla, guarda fisso davanti a sé e non esprime alcuna emozione. Proprio nel timore di aver ereditato il medesimo problema, Zoey va a farsi una tac, durante la quale San Francisco è colpita da un terremoto. La tac si rompe, manda scintille e, nella più surreale tradizione del fantasy simpatico, dona a Zoey un inaspettato potere: da quel momento in poi riesce a leggere la mente delle persone. O meglio (e in questo “o meglio” sta l’idea alla base del concept), riesce a percepire i loro più reconditi sentimenti che, nella sua percezione, vengono espressi attraverso ben note canzoni pop, cantate e ballate con feroce entusiasmo.



Insomma, sì, è una serie in cui si canta e si balla; in cui c’è un papà malato (nella cui apatia, grazie ai suoi poteri, Zoey riuscirà a fare breccia); in cui c’è una protagonista carina e simpatica, colleghi stupidoni, una capa cinica e buffa; e in cui a ogni angolo (nel pilot già due) c’è la possibilità di una storia d’amore, per le quali Zoey risulta insieme facilitata (percepisce i sentimenti di chi le sta di fronte) e ostacolata (i suoi poteri non la mettono al riparo da imbarazzi o incomprensioni).
Lo sentite lo zucchero? La dolcezza programmatica di una serie che vuole costantemente farvi dire “awwww”?
Ecco, sul fatto che Zoey’s Extraordinary Playlist sia uno show volutamente dolciotto credo ci sia poco di obiettare, ma bocciarla in quanto operazione puramente buonista (parola orrenda di questi anni) sarebbe ingeneroso. E questo perché c’è un bilanciamento costante fra dramma e commedia, perché la componente musical riesce a non essere asfissiante, e perché si percepisce un messaggio più generale che se sviluppato come si deve non è poi così inattuale: l’importanza, cioè, dell’empatia, della capacità di entrare in connessione con le persone anche oltre gli schermi e le interfacce delle app, non a caso facenti parte della professione dei protagonisti.

Certo, è anche una serie che non fa mistero di voler commuovere e far sorridere teneramente ogni volta che può, e questo sul lungo periodo potrebbe risultare indigesto non solo a chi solitamente preferisce morti ammazzati e drammi epocali, ma anche a chi, pur apprezzando un po’ di dolcezza, non vuole rinunciare a un po’ di sano equilibrio.
Il pilot, però, è furbo, perché costruisce una storia dritta ed efficace, riesce a stemperare con un po’ di incredulità e autoironia molte delle scene potenzialmente più mielose, e si tiene per il finale i momenti dichiaratamente più lacrimevoli, dopo essersi dato il tempo di aver costruito un minimo le psicologie dei personaggi. Non sono secondarie, in questa operazione di bilanciamento, le scelte di cast, con Jane Levy che era ironica e autoriflessiva già in Suburgatory, Lauren Graham che si permette apparenti deviazioni del canone di Gilmore Girls, rimanendo però una simpatica stupidona, e aggiungiamoci anche Skylar Astin, che da Pitch Perfect a Crazy Ex-Girlfriend fa tappa in tutte le serie in c’è bisogno di un ragazzo simpatico e canterino dalla faccia e dai sentimenti puliti.

Insomma, un’operazione sul filo dell’iperglicemia ma che ha debuttato con buona padronanza di mezzi, senza sbracare. Poi chi non ama il genere fa bene a cercarsi altro, ma tutti gli altri possono serenamente apprezzare questo inizio simpaticone, in attesa di capire se i prossimi episodi sapranno conservare la stessa freschezza e, soprattutto, riusciranno a non scadere in dinamiche troppo stucchevoli.

Perché seguire Zoey’s Extraordinary Playlist: variazione surreale e musical sul tema dei superpoteri, che esordisce con un episodio più misurato e divertente di quanto si potesse temere alla vigilia.
Perché mollare Zoey’s Extraordinary Playlist: infiocchettiamola finché vogliamo, ma è pur sempre una serie dove si canta parecchio, ci si innamora un tot, e si piange anche un po’. Spettatore avvisato…

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