19 Febbraio 2020

High Fidelity – Zoë Kravitz è perfetta di Marco Villa

High Fidelity è la serie di Hulu tratta da Alta Fedeltà di Nick Hornby e Zoe Kravitz è la nerd perfetta che non vi sareste mai immaginati

Non so voi, ma io High Fidelity la aspettavo parecchio. Una faccenda generazionale, sicuro, perché Alta Fedeltà di Nick Hornby (che avete letto tutti, vero?) è stato un riferimento vero negli anni della sua uscita. Anni parecchio lontani, a dire il vero. Ne sono passati venticinque dal libro e venti dal film di Stephen Frears con John Cusack. [PICCOLA PAUSA PER SOSPIRARE] 

La storia è nota e riguarda il proprietario di un negozio di dischi con il cuore perennemente spezzato, che fatica a capire dove finisca la sua vita e dove inizi la colonna sonora che la accompagna. Un nerd totale, che conosce ogni band e ogni pezzo esistente, cataloga le persone in base ai gusti musicali e passa la vita a compilare Top 5 su ogni argomento: dalle delusioni in amore a temi più strettamente musicali. 

Questa stessa storia è stata trasformata in serie da Hulu, che l’ha pubblicata il 14 febbraio. Tutto uguale, ma con tre enormi cambiamenti: spostata a Brooklyn ai giorni nostri e con una protagonista femminile. E non una a caso, ma Zoë Kravitz, ovvero una che in questo momento attira su di sé le attenzioni di tutto il mondo non appena addenta una pesca



Tanto vale affrontare subito la domanda implicita: una storia basata su un nerd uomo e sostanzialmente sfigato regge anche se il personaggio principale è interpretato da una donna bellissima? High Fidelity dimostra che sì, tutto è possibile, basta saper scrivere, dirigere e soprattutto interpretare nel modo giusto. 

Kravitz è Rob, trentenne che gestisce un negozio di vinili a Brooklyn, sorta di estremo rifugio hipster in cui lei e i suoi due dipendenti/amiconi (Cherise e Simon, interpretati da Da’Vine Joy Randolph e David H. Holmes) non si limitano a vendere dischi ai clienti, ma decidono quali clienti possono comprare quali dischi. Dovendo decidere un aggettivo per descrivere Rob, probabilmente andrebbe scelto “scazzata”, perché fa tutto con quello sguardo mezzo annoiato di chi ha iniziato anni prima a fare la posa dell’alternativo in lotta con il mondo e ormai non sa nemmeno più come uscire dal personaggio. 

La prima puntata di High Fidelity è dedicata alla Top 5 di base: le 5 grandi delusioni d’amore. Si comincia dal ragazzino del primo limone a scuola e si arriva a Mac, che sembrava quello giusto e invece se n’è andato, lasciando Rob nello sconforto per oltre un anno. Qui la troviamo noi: disillusa e ancora incapace di superare la rottura. E Rob è esattamente come la potete immaginare: sempre in casa, sempre in tuta, sempre sfatta. E qui torniamo al punto precedente e al fatto che sì, Zoë Kravitz è credibile anche in questi momenti. Così come è credibile quando parla di aneddoti dei Fleetwood Mac e dei migliori dischi di Bowie. 

La sua Rob funziona dall’inizio alla fine e non si ha mai la sensazione che sia un personaggio riadattato, perché non presenta pulsioni fuori contesto o intenzioni che sembrano compresse a forza. Di più: riesce a reggere senza problemi il continuo passaggio tra personaggio e sguardo in camera, dimostrando un carisma notevole.

Bravissima Kravitz, quindi, ma bravissime anche Veronica West e Sarah Kucserka (Ugly Betty) che firmano come showrunner e Jesse Peretz (Girls) e Jeffrey Reiner che firmano come registi i primi episodi (più avanti ci sarà anche un episodio diretto da Natasha Lyonne).

E c’è davvero da essere contenti che tutto fili così bene, perché sarebbe bastato poco per produrre qualcosa di insipido o senza identità, capace di deludere i fan storici e di non attirarne di nuovi. Qui invece sembrano raggiungibili entrambi gli obiettivi, perché quella di High Fidelity rimane una storia semplice, che ruota intorno a un’idea altrettanto semplice ma efficace come quella delle Top 5 ed è sostenuta da una colonna sonora eccezionale. Il resto lo fa Zoë Kravitz.

Perché guardare High Fidelity: perché il cambio di genere funziona e le qualità della storia restano immutate

Perché mollare High Fidelity: perché odiate hipster e derivati

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