20 Maggio 2020

SKAM Italia 4 – Netflix: Un finale perfetto di Francesca Mottola

SKAM Italia è tornata con la quarta stagione, la migliore di sempre. E con un finale perfetto, che forse non sarà un vero finale

SKAM Italia è tornata con la sua quarta stagione, in contemporanea su Tim Vision e – novità di quest’anno – su Netflix. SKAM è tornata con le storie di Giovanni ed Eva, di Filippo, Federica, Silvia, Martino, Sana, Eleonora ed Edoardo.

L’anima da teen drama di SKAM trova in questa quarta – e forse conclusiva – stagione il suo apice narrativo, diventando un vero e proprio racconto di formazione. La protagonista di questo nuovo capitolo è Sana (Beatrice Bruschi), ragazza musulmana che con la sua intelligenza brillante e il suo sguardo acuto ha saputo ritagliarsi un ruolo fondamentale all’interno del gruppo di amiche al centro della serie. Durante l’ultimo anno di liceo Sana comincia a provare un disagio crescente nel rapportarsi con i due mondi tra cui si sente divisa: da una parte le amiche di scuola, la voglia di divertirsi e vivere con spensieratezza i suoi diciannove anni tra feste e viaggi estivi, dall’altro la determinazione a rispettare i precetti della fede islamica e il non deludere le aspettative della sua famiglia.

Il fragile equilibrio che Sana era riuscita a creare tra questi due universi apparentemente inconciliabili viene meno nel momento in cui questi entrano in contatto, dando vita a un vero e proprio cortocircuito. Puntata dopo puntata, Sana viene travolta da un tumulto di sensazioni contrastanti, acuite dai sentimenti che inizia a provare per Malik (Mehdi Meskar), migliore amico del fratello Rami (Ibrahim Keshk), che però ha abbandonato la fede musulmana, portando Sana a credere che per loro non sia possibile nessun futuro. Attraverso lo sguardo della protagonista, per la prima volta senza corazze e senza difese, seguiamo la sua parabola di crescita e ricerca di equilibrio, che passa per la necessità di affrontare temi profondamente attuali e importanti, primi su tutti quelli dell’inclusione e della valorizzazione della diversità.

Sana confida i propri tormenti a Martino, che nella seconda stagione aveva abbracciato serenamente la propria omosessualità, e il loro dialogo rappresenta uno dei momenti più belli ed emozionanti della stagione. Martino (Federico Cesari) infatti riassume con una frase il senso del percorso di Sana, affermando: “Se noi vogliamo fargli capire le nostre differenze, dobbiamo dare risposte intelligenti alle loro domande stupide. Sennò loro continuano a dare risposte stupide alle loro domande e così non ci capiremo mai”. Quello che emerge è un ritratto mai retorico o stereotipato di una ragazza italiana di seconda generazione con tutte le complessità, spesso invisibili agli altri, che deve affrontare ogni giorno. Il risultato – complice anche la consulenza in fase di sceneggiatura della sociologa ed esponente della comunità musulmana femminile italiana Sumaya Abdel Qader e della bella interpretazione di Beatrice Bruschi nel ruolo di Sana – è toccante e riesce a far riflettere con spunti sempre genuini.

Come nelle altre stagioni, intorno alla storyline centrale gravita un ricco corollario di sottotrame secondarie, che si incrociano alla principale compenetrandola e impreziosendola. Seguiamo i ragazzi durante i famosi cento giorni che li separano dalla maturità – tra preoccupazioni per il futuro, scelte importanti e tormenti sentimentali – e il percorso di ciascun personaggio riesce a ritagliarsi il giusto approfondimento mentre contemporaneamente trova un ruolo nel percorso di Sana. Questo equilibrio tre le linee narrative è sempre stato uno dei punti di forza di SKAM, e non a caso l’ultimo episodio della serie viene dedicato interamente ai personaggi che hanno avuto un ruolo secondario, in questa stagione o in tutta la serie. Ognuno di loro ha saputo stabilire un legame con lo spettatore, crescendo stagione dopo stagione e maturando nelle caratteristiche che lo hanno reso unico e “vero”.  A questo proposito, proprio l’episodio finale regala una bellissima scena in cui Filippo (Pietro Turano), “Filo”, attende con ansia il risultato di un test per l’HIV casalingo. Pochi minuti che senza retorica e intenti didascalici riescono a portare allo spettatore l’evidenza di un tema fondamentale come quello dell’informazione e della prevenzione in campo sessuale.

Con questa quarta stagione, SKAM conferma che anche l’Italia può produrre un coming of age assolutamente credibile e capace di restituire con freschezza l’universo dell’adolescenza sul piccolo schermo, lontano dall’artificiosità del recente Summertime o dalla pretenziosità di Baby. Lo showrunner Ludovico Bessegato compie ancora una volta un piccolo miracolo unendo una regia e una fotografia sempre impeccabili, una colonna sonora pazzesca che passa dai Radiohead a Massimo Pericolo con totale fluidità e un cast affiatato e totalmente in parte. Cosa rimane quindi dopo queste quattro stagioni a seguire le avventure delle Matte e dei Contrabbandieri? Un sorriso un po’ ebete stampato sul viso e l’impressione di essere riusciti a ripescare – da chissà dove e solo per un attimo – quella sensazione vibrante e colma di frenesia che da adolescente non ti lascia mai. Ed esserti ricordato che era proprio bella, anche se in quel momento ancora non lo sapevi.

Post Scriptum: SKAM Italia potrebbe finire qui e nessuno avrebbe niente da ridire, per come sono state chiuse bene le storie e per il senso di completezza. Si parla però di una possibile quinta stagione, lo stesso Bessegato ha dichiarato di avere materiale per scriverla e realizzarla. E qui si apre un piccolo dilemma: ovviamente vorremmo vedere ancora altre puntate con questi personaggi, allo stesso tempo siamo convinti che questo finale possa essere il miglior finale possibile. V



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