7 Ottobre 2020

The Walking Dead World Beyond: diversa il giusto (per ora) di Diego Castelli

Il nuovo spinoff della serie zombiesca prova a raccontare le sorti della prima generazione post-apocalisse

Se avete ascoltato il nostro ultimo podcast, già sapete che ero un po’ diffidente nei confronti del nuovo spinoff di The Walking Dead, dal titolo World Beyond, che ha debuttato ufficialmente domenica 4 ottobre negli USA e che da noi era già presente da due giorni su Amazon Prime Video, dove uscirà ogni venerdì.
I motivi della diffidenza sono facili da intuire: la serie madre, di cui è appena andato in onda il finale della decima stagione, si concluderà con l’undicesima dopo aver superato ormai da qualche tempo un certo limite di stanchezza, mentre il primo spinoff, Fear The Walking Dead, era partito da un’idea tutto sommato efficace (il racconto dei primi giorni dell’apocalisse) per diventare presto un clone della serie madre. Non necessariamente “brutto”, ma sempre clone.
La paura, quindi, era che World Beyond potesse fare la stessa fine, rivelandosi la stessa zuppa fatta di fazioni umane, morti che camminano, drammi esistenziali e arti mozzati.
E intendiamoci, è del tutto possibile che sia così, ma il pilot, bisogna riconoscerglielo, prova a piazzare qualche spunto un po’ originale.

World Beyond, come nome suggerisce, racconta del mondo oltre l’apocalisse zombie, concentrandosi in particolar modo sulla generazione cresciuta dopo l’inizio della pandemia (scusate, mi viene da chiamarla così, ogni riferimento a fatti e covid realmente esistenti è puramente casuale). In questo senso, le protagoniste sono innanzitutto due, Hope (Alexa Mansour) e Iris (Aliyah Royale), due ragazze che vivono in una comunità ormai molto ben organizzata e prospera, tanto che a guardarla superficialmente sembra quasi di stare dentro il classico di teen drama, con l’unica differenza che la comunità è stretta di un recinto fortificato che tiene fuori gli zombie.
Al momento, le due ragazze sono senza genitori: la madre è morta in circostanze drammatiche che vengono chiarite già durante il pilot e che avranno conseguenze importanti nel corso della trama, mentre il padre è da mesi lontano da casa perché lavora come scienziato per la cosiddetta Civic Republic, un’altra comunità molto chiusa e militarizzata, il cui massimo esponente a noi visibile è Elizabeth Kublek (Julia Ormond).
Hope è la classica ragazza ribelle, allergica all’autorità, che vede nell’alleanza con la Civic Republic un pericolo piuttosto che un’opportunità. Iris, all’estremo opposto, è l’altrettanto classica ragazza che invece rispetta le regole e si fa carico dell’onere di essere “quella razionale” della famiglia, anche se in effetti un tutore ce l’avrebbero nella figura di Felix, a cui il loro padre ha lasciato la custodia delle ragazze.
A innescare “davvero” gli eventi di World Beyond c’è un messaggio, fatto arrivare clandestinamente dal padre alle figlie, in cui l’uomo avverte di essere in pericolo per non meglio specificati motivi, cosa che convince le due giovani a partire per salvarlo, supportate da due improbabili compagni di viaggio.

Come detto, World Beyond potrebbe ancora essere uno spinoff di The Walking Dead che finisce con l’essere uguale alla serie madre. E questo perché c’è ancora tutto il tempo necessario affinché la serie possa finire incastrata nelle stesse dinamiche già vissute da Rick e compagni ormai dieci anni fa. Cosa che peraltro non sarebbe del tutto insensata, mica abbiamo bisogno di una versione comedy del franchise, o che so io.
Nel frattempo, però, la serie creata da Scott M. Gimple (che di The Walking Dead è veterano, essendo stato lo showrunner dalla stagione quattro alla otto) ci prova veramente a fare qualcosa di diverso e, in buona parte, per ora ci riesce.
Il mondo di World Beyond, come detto, è un mondo “oltre”, in cui si dà per scontato che l’umanità sia effettivamente riuscita a ricostruire almeno parzialmente la sua civiltà, pur dovendo continuare a convivere con una minaccia invisibile e con tensioni diplomatiche e militari sempre più forti. E se queste parole vi sembrano familiari, è perché lo sono: in cosa viviamo, noi, se non in un mondo che in questi mesi e probabilmente nei prossimi anni sta cercando una nuova normalità, unità alla convivenza con un nemico invisibile eppure molto pericoloso, che influenza in modi finora imprevedibili il nostro stile di vita?



In questi termini, World Beyond riesce ad avere un inaspettato e inquietante gancio col presente, e a mostrarci alcune dinamiche che risuonano con paurosa familiarità nel nostro tempo fatto di barriere, recinti, chiusure e diffidenze più o meno metaforiche.
Ma non ci si ferma qui, perché World Beyond, oltre che a un’atmosfera un po’ diversa rispetto al solito, a un certo punto sembra appartenere perfino a un genere un po’ diverso. L’attenzione specifica alla storia di Iris e Hope, che a fine episodio partono per un viaggio pericoloso ma anche pieno di speranza, ardimento, buoni propositi e gioventù, sembra quasi rimandare a film e serie per ragazzi, a quelle avventure anni Ottanta in cui gruppetti di giovani partivano per qualche avventura più grande di loro, ma che sarebbero comunque riusciti a portare a termine chiudendo il cerchio di un percorso di crescita personale e di amicizia.

È un approccio quasi festoso che si sente perfino nella colonna sonora con cui le due ragazze e i due ragazzi partono alla volta dell’ignoto, in cui al senso di pericolo si affianca, superandolo, il desiderio di uscire dal nido e costruirsi un proprio percorso.
Da questo punto di vista, World Beyond sembra anche una serie potenzialmente meno interessata alla morte improvvisa dei suoi protagonisti, che invece hanno iniziato un cammino di sviluppo che difficilmente potrà essere spezzato come niente a metà della prima stagione (anche se naturalmente è ancora tutto possibile).
Al momento questo è proprio questo il pregio maggiore di World Beyond, che riesce in un compito semplice su carta, ma non così scontato alla pratica: sembrare una serie con gli zombie che si allontani almeno un po’ da The Walking Dead.

Come detto, però, è presto per dare un giudizio definitivo. La serie ha ancora tutto il tempo che vuole per incartarsi su vecchi schemi e strutture già abusate, quindi meglio non vendere la pelle dell’orso (o dello zombie) prima di averlo ucciso. Ma certo è che la storia di Iris, Hope e dei loro amici dà la sensazione di un racconto più dritto, più focalizzato, meno disperso fra tanti personaggi e tante sotto-storie non sempre efficaci, in favore di una linea più chiara e definita, e per questo più ficcante.
Vedremo come andrà, al momento però restiamo nei paraggi.

Perché seguire The Walking Dead World Beyond: il pilot costruisce un mondo, una storia e dei personaggi che sembrano interessanti e, soprattutto, abbastanza lontani dalle dinamiche trite e ritrite della serie madre.
Perché mollare The Walking Dead World Beyond: non è detto che questa impostazione a suo modo originale regga per sempre.



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