18 Gennaio 2021

WandaVision – Disney+ e gli esperimenti (riusciti) coi supereroi di Diego Castelli

Con WandaVision, Disney+ dà il via alla Fase 4 dell’MCU e gioca a spiazzare il suo pubblico

QUALCHE SPOILER SUI PRIMI DUE EPISODI, SENZA ESAGERARE

Giusto per farvi capire la situazione: stiamo pubblicando una recensione di WandaVision di lunedì pomeriggio, momento solitamente non deputato alla presentazione di nuovi articoli, perché la serie ci pareva troppo importante per aspettare oltre.
Allo stesso tempo, siamo comunque in ritardo perché di recensioni sulle prime due puntate di WandaVision ce ne sono già un sacco, e non lo so mica se sarò in grado di dire cose non dette da nessun altro.
Perché leggere anche questa, allora? Beh, che diamine, perché ci volete bene, per quale altro motivo sennò!
Proprio tutto vi devo spiegare…

Comunque sia.
WandaVision è una miniserie di Disney+ creata da Jac Schaeffer (già sceneggiatrice di Captain Marvel e Black Widow), e incentrata sulle figure di Wanda Maximoff e Vision, due personaggi assai importanti del mondo supereroistico Marvel e abbastanza rilevanti anche nella versione cinematografica di quell’universo, il Marvel Cinematic Universe.
Dico “abbastanza rilevanti” perché, pur facendo parte degli Avengers e avendo vissuto avventure centrali nella lotta contro Thanos, non hanno mai avuto un film a loro specificamente dedicato, cosa che invece accade ora con WandaVision, che si trova inaspettatamente in una posizione molto particolare: la miniserie rappresenta infatti l’esordio della cosiddetta “Fase 4” della Marvel, che in realtà sarebbe già dovuta iniziare mesi fa (proprio con Black Widow, fra gli altri) e che è stata rimandata a causa della pandemia.
Questo non è un dettaglio ininfluente: ci sono diversi elementi di WandaVision che fanno pensare a un prodotto in qualche modo “di nicchia”, pensato quasi come un esperimento da affiancare a elementi più tradizionali della saga cinematografica della Marvel, e che ora si trova invece a essere l’avanguardia (anche cronologica) dell’MCU in un momento difficilissimo per l’industria cinematografica, in cui interi piani strategici vengono ripensati e in cui, parlando della casa di Topolino, la piattaforma Disney+ sta diventando il punto focale dei ricavi del gruppo, perché è l’unico luogo dove la gente possa andare a spendere dei soldi a prescindere dalle condizioni sanitarie.



Bene. Fatti fuori tutti questi dettagli di contesto, dovrebbe essere arrivato il momento di rispondere alla domanda: ma di che diavolo parla sta WandaVision?
Ecco, la risposta non è così semplice. Le prime due puntate, di fatto, sono due episodi di sitcom, il primo chiaramente ispirato all’amatissima (negli Stati Uniti) I Love Lucy, serie pioniera degli anni Cinquanta, il secondo invece più debitore di Bewitched (in italiano Vita da strega), che invece appartiene agli anni Sessanta.
Ad ogni modo, due comedy in bianco e nero, in cui Wanda e Vision (la prima una mutante con enormi poteri di manipolazione della realtà, il secondo un androide capace di mimetizzarsi fra gli umani e di passare attraverso la materia solida) sono una coppia sposata che cerca di vivere una tranquilla vita di provincia, provando a integrarsi nella comunità dei vicini nascondendo i propri straordinari poteri.

Prima di continuare a parlare di trama, ha senso soffermarsi su un aspetto prettamente tecnico: nella riproposizione delle atmosfere della sitcom, Jac Schaeffer e Matt Shakman (il regista) fanno un lavoro semplicemente straordinario, supportati dalla verve di un cast ispiratissimo, a partire proprio da Elizabeth Olsen nei panni di Wanda. La ricostruzione di un certo modo di fare televisione non è solo un trucco superficiale, una spalmata di bianco e nero, ma è una ricerca certosina di inquadrature, effetti speciali e strutture narrative che richiamano quel mondo.
Per quanto mi riguarda, lo si vede soprattutto nella scrittura di una commedia degli equivoci che funziona in sé e per sé, a prescindere dalla conoscenza che possiamo avere dei personaggi coinvolti, e nell’uso di effetti visivi che siano quasi sempre rispettosi del materiale a cui si fa riferimento. Un esempio a questo riguardo: quando Wanda usa i suoi poteri per far comparire un anello al dito suo e di Vision, non viene usata della semplice grafica computerizzata (non ancora inventata ai tempi di I Love Lucy), bensì un effetto vecchia scuola: vengono inquadrate le mani nude, e poi si passa con uno stacco secco alle dita con gli anelli, simulando la comparsa dei gioielli ma lasciando percepire, proprio come accadeva nelle sparizioni di Vita da Strega, il trucco cinematografico del montaggio.

Ma perché accade tutto questo? Perché, cioè, abbiamo guardato due episodi di sitcom con protagonisti due supereroi che finora avevamo visto impegnati in storie molto più avventurose, colorate, esagerate, e che qui sono diventati la coppia sposata di una comedy d’altri tempi?
Ancora non lo sappiamo. I due episodi lasciano chiaramente intendere che ci sia dietro un mistero potenzialmente inquietante, persone che guardano da fuori le vicende in bianco e nero di Wanda e Vision, messaggi che arrivano direttamente all’interno della sitcom a rivelare a Wanda il suo carattere fittizio.
La deduzione più semplice che si può fare in questo momento è che quello che stiamo vedendo e che vedremo (magari con excursus in altri momenti e generi della televisione americana degli ultimi settant’anni) è in realtà un mondo di sogno creato dalla stessa Wanda, i cui poteri di manipolazione della realtà giustificherebbero una tale mistificazione. Il che, naturalmente, è la traduzione letterale del titolo della serie, che in italiano può suonare come “Visione di Wanda” (con tutto il gioco linguistico legato al fatto che non solo “Wanda”, ma anche “Vision”, sono i nomi dei protagonisti).
In questo senso, e al netto dei riferimenti più dichiaratamente fumettistici che pure ci sono ma di cui non sono esperto, WandaVision avrebbe parecchio in comune con Legion, la bella serie di FX sui mutanti Marvel, che su queste pagine abbiamo incensato più volte durante i suoi pochi anni di vita, e che lavorava molto più sulla costruzione di mondi mentali che non sulla messa in scena di “normali” battaglie fra superumani.
A rimanere misterioso, in questo scenario, sono il motivo di questa auto-ipnosi, la natura di Vision (che in teoria era morto in Avengers: Infinity War e che quindi in questo caso sarebbe solo una costruzione di Wanda), l’identità e le intenzioni delle persone che spiano l’operato della protagonista, e via dicendo.

Come si è visto, siamo in un territorio ben diverso rispetto a quello normalmente battuto dall’MCU: dove solitamente ci sono avventure rumorose, battaglie campali ed esplosioni planetarie, qui troviamo enigmi misteriosi e raffinato citazionismo televisivo.
Da questo punto di vista, e considerando quello che dicevamo prima a proposito della posizione cronologica che si è trovata quasi casualmente a ricoprire, WandaVision rappresenta una sfida non da poco non solo per Disney, ma anche per la stessa critica televisiva.
È chiaro e pacifico che io posso darvi senza problemi il mio personale giudizio su questi primi episodi: li ho sostanzialmente adorati, e per vari motivi. Perché io amo questi giochi metatestuali. Perché ho trovato Elizabeth Olsen semplicemente deliziosa, come se fosse nata per questa parte. Perché ritengo che, nell’ottica di un ampliamento dell’MCU che raggiunga anche la televisione che offra al pubblico un numero sempre maggiore di prodotti, anche la varietà di quei prodotti diventa fondamentale per evitare un continuo effetto déjà vu.
Se però proviamo ad allargare un po’ lo sguardo, cercando di capire a quale pubblico la serie potrebbe piacere di più o di meno, e a quali condizioni, lo spettro diventa molto più ampio e sfaccettato, soprattutto perché, nel passaggio dal cinema alla tv, l’MCU pone la questione di quanto sia importante conoscere e apprezzare… il resto dell’MCU.

Possiamo probabilmente dare per scontato che chi è andato a vedere Avengers: Endgame avesse già visto, al cinema o in tv, Infinity War. Ma per quando riguarda WandaVision? La serie andrebbe giudicata di per sé, indipendentemente dai film Marvel e dalle precedenti incarnazioni dei personaggi, per venire incontro a chi, legittimamente, provasse a guardarla come suo primo tassello del mondo Marvel? Oppure va intesa e giudicata rigorosamente come un pezzo di un puzzle più grande, e chi è rimasto indietro cazzi suoi? Ma soprattutto, ognuno di noi è effettivamente in grado di fare questa operazione di isolamento di un’opera singola? Oppure l’esperienza personale (più o meno ricca) con il mondo Marvel cinematografico e/o fumettistico finisce con l’incidere in maniera decisiva sulle emozioni, le nostalgie e le curiosità generate da WandaVision, influenzandone pesantemente il giudizio?
Domande che rimangono almeno in parte senza risposta, e che vanno a toccare uno dei mantra di Serial Minds, cioè l’idea che la serialità televisiva vada giudicata di per sé, il più possibile a prescindere dai collegamenti con altri riferimenti esterni che possono naturalmente arricchire l’opera, ma non dovrebbero rappresentarne il fulcro imprescindibile.
Con WandaVision, e probabilmente con i prossimi prodotti seriali di Disney-Marvel, questa divisione sarà sempre più complicata, i giudizi sempre più fluidi, i discorsi sempre più articolati, con ovvie battaglie fra chi, magari, non riesce a capire tutti i riferimenti infilati in un episodio (io per primo eh) e chi invece ha passato la vita a leggere fumetti e conosce i più intimi dettagli della psicologia della Wanda Maximoff cartacea (che notoriamente, fra le altre cose, è un po’ diversa dalla sua versione cinematografica).

Avremo certamente modo di tornare su questo discorso, perché questa continua compenetrazione di piattaforme sarà una delle cifre più evidenti dei prossimi anni (con Disney a fare da guida, sia con Marvel che con Star Wars).
Senza avere una controprova, a me pare che WandaVision sia pienamente apprezzabile solo da chi già conosce almeno in parte il mondo in cui si muovono i personaggi, e che la sua funzione sia proprio quella di stupire presentando un angolo molto particolare di quello stesso mondo. Contemporaneamente, la serie si prende un bel rischio, perché arriva in un momento in cui tra gli appassionati c’è molta fame di Marvel (a causa dei ritardi del cinema dovuti alla pandemia), presentando però un racconto che si distanzia molto – per genere, ritmi, atmosfera e immagine – da ciò che la Casa delle Idee ha portato sul grande schermo in questi ultimi anni.
A guardarmi intorno, però, vedo anche un discreto favore nei confronti di WandaVision, da parte di segmenti molti diversi di pubblico. Sembra insomma che la confezione preziosissima, le interpretazioni impeccabili, la capacità di condirle con un senso di mistero comunque molto esplicito, e la voglia di provare a raccontare qualcosa di diverso rispetto al normale racconto cinematografico Marvel, stia aprendo brecce non scontate nel cuore del pubblico.
Un’elasticità che mi sento di applaudire e che è un’ottima base per sperare in sempre maggiore originalità.
Per tutto il resto, vedremo cosa succederà.

Perché seguire WandaVision: porta una ventata di novità nel Marvel Cinematic Universe e lo fa con eleganza, precisione, leggerezza e voglia di sperimentare.
Perché mollare WandaVision: chiede al pubblico una discreta conoscenza dell’MCU, ma contemporaneamente se ne stacca molto in termini di stile.

PS 
Ma quanto è BELLO che gli episodi non siano usciti tutti insieme, così che nelle prossime settimane potremo commentare e fantasticare su ognuno di essi, fino alla risoluzione dell’enigma? Madonna quanto odio il binge watching…

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