25 Agosto 2022

Bad Sisters – Apple TV+: tra Desperate Housewives e i fratelli Coen di Marco Villa

Una donna soggiogata da un marito manipolatore, quattro sorelle che vogliono liberarla a ogni costo: ecco Bad Sisters

Brit, Pilot

Il primo aspetto positivo di Bad Sisters è che è difficile da incasellare. La definizione ufficiale è quella di comedy dark e oggettivamente è perfetta, ma anche talmente vaga da poter essere tutto e niente. Dentro questa categoria, Bad Sisters balla e cambia coordinate scena dopo scena, pescando toni ironici, grotteschi, ma anche apertamente drammatici. 

Un modo per raccontare la storia di Bad Sisters (su Apple TV+ dal 22 agosto) è proprio giocare sui registri. È la storia di cinque sorelle che affrontano insieme ogni problema, in modo rocambolesco e ognuna con le proprie nevrosi. Ma è anche la storia di come un omicidio cambia radicalmente le loro vite, con un improbabile investigatore assicurativo che cerca di stanarle. Infine, è una storia di violenza domestica giocata sul filo della psicologia e del ricatto emotivo, che fa piombare una delle sorelle in una situazione da cui sembra impossibile tirarsi fuori.

Bad Sisters è tutte queste storie insieme, ma in fondo la trama vera e propria è molto semplice da spiegare. La serie inizia con un uomo in una bara: è John Paul (Claes Bang), è morto di morte violenta ed era il marito di Grace (Anne-Marie Duff), la seconda delle cinque sorelle Garvey, rimaste orfane da piccole e cresciute dalla primogenita Eva (Sharon Horgan, anche creatrice della serie). Tragedia famigliare? Mica troppo, perché Grace e sua figlia soffrono, ma le altre quattro sorelle brindano: tutte chiamavano John Paul “the prick” (in italiano reso come “il minchione”), lo odiavano e assistevano quotidianamente alla angherie cui sottoponeva proprio Grace, tenuta sotto un controllo strettissimo e senza alcuna libertà d’azione o di pensiero. Grace non avrebbe mai divorziato da lui, anche perché siamo nella cattolicissima Irlanda e la famiglia è molto religiosa. Resta una sola soluzione: far fuori John Paul e liberare la sorella.

La serie si sviluppa su un doppio piano temporale: una linea narrativa ambientata nel passato, in cui viene raccontato come le sorelle arrivano alla decisione di eliminarlo e i successivi tentativi; una linea temporale ambientata nel presente, in cui l’uomo è morto e due assicuratori cercano di provare – con metodo poco ortodossi – che la morte non è stata accidentale, per evitare di pagare alla famiglia un indennizzo mostruoso, che manderebbe in bancarotta l’assicurazione stessa.

Bad Sisters ha due grandi meriti: il primo è quello di lasciare tutto sospeso. Tutto viene scoperto scena dopo scena, a cominciare dalla meschinità di John Paul, personaggio orrendo, capace di continue cattiverie e violenze psicologiche nei confronti di chiunque abbia intorno, senza alcuna esclusione. Un personaggio difficile da sopportare, ma scritto con estrema intelligenza, senza mai farlo sfociare nella macchietta. È estremo, certo, ma non sembra mai non realistico: uno così potrebbe capitarti come vicino di casa, ci credi e questo è il primo mattone fondamentale della serie. Allo stesso modo, anche l’omicidio non viene spiattellato: anzi, al termine dei primi due episodi non sappiamo ancora cosa è successo e a dirla tutta non sappiamo nemmeno se alla fine le sorelle hanno effettivamente ucciso l’uomo o se si è trattato di un incidente.

Il secondo grande merito della serie è il suo tono: per dare qualche riferimento, Bad Sisters è una Desperate Housewives filtrata con un gusto britannico e con una passata di fratelli Coen. A Wisteria Lane dominava il gusto per l’eccesso e l’esagerazione, che qui viene tenuto a bada e piuttosto virato al grottesco. Basti pensare che una delle sorelle (Bibi, interpretata da Sarah Greene) ha perso un occhio e va in giro con una benda tipo pirata. Il tono apparentemente leggero lascia però spazio anche a un contenuto di peso, che vuole essere uno sguardo sociale: è chiaro che John Paul venga ritratto in modo da rappresentare la parte più reazionaria e ottusa della società irlandese, ancorata a un cattolicesimo oltranzista, che considera il reggiseno uno strumento del demonio.

In questo senso, Bad Sisters è una serie molto intelligente: riesce a convogliare su un solo personaggio tutto il male del mondo, rendendolo insopportabile oltre ogni limite e continuando a porre allo spettatore una sola domanda: ma uno così merita di vivere? La risposta la conosciamo e ovviamente è sì ed è qui che si innesta la parte grottesca della serie, che si mette a indagare tutte le strade possibili che si aprono in caso di risposta negativa. Comedy dark è un termine che può sembrare vuoto, ma per fortuna Bad Sisters è una serie pienissima.

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