15 Settembre 2022

The Patient è un thriller claustrofobico con uno Steve Carell eccezionale di Marco Villa

Un serial killer che vuole smettere di uccidere e decide di rapire il suo psicologo per farcela: ecco The Patient

Pilot

Non ho le statistiche sotto mano, ma credo che, all’interno del nostro podcast SALTA INTRO, che riprende domani ufficialmente con la quarta stagione, la frase che ho pronunciato più spesso negli ultimi mesi sia stata: “Bastava un film”. Storie che sembrano stiracchiate già dal trailer, che vengono dilatate all’infinito in episodi magari anche lunghi, rinunciando a due pilastri fondamentali di qualunque narrazione: sintesi ed efficacia. In questa particolare categoria, The Patient arriva e cambia tutti i riferimenti, perché questo è di gran lunga la serie che sarebbe dovuta essere film. E pure corto. Stroncatura in vista, quindi? No, tutt’altro.

The Patient è una buona serie. Negli Stati Uniti è andata in onda sull’impronunciabile Fx on Hulu e in Italia arriverà su Disney+. La storia in pochissime parole: La routine quotidiana di uno psicologo viene distrutta quando uno dei suoi pazienti lo rapisce e lo tiene segregato in casa propria nel tentativo di mettere in piedi una sorta di terapia d’urgenza: è un serial killer e spera che il terapeuta riesca a impedirgli di commettere altri omicidi. The Patient è ambientata interamente in una stanza, quella in cui il terapeuta Alan Strauss si risveglia per scoprire di avere una catena legata al piede destro: dorme, mangia, espleta i propri bisogni sempre legato alla catena e ogni giorno il suo paziente-carceriere arriva per una seduta di terapia. 

Unità di tempo e spazio pressoché totale, a parte qualche flashback legato ai ricordi dello stesso Strauss. Una scelta estrema, che aumenta la necessità di una sceneggiatura di livello altissimo e interpreti in grado di prendersi sulle spalle tutto il peso della serie. Il primo punto è garantito da Joe Weisberg, che firma la serie con Joel Fields e che è il creatore di The Americans. Il secondo punto invece è garantito da Steve Carell, che interpreta il terapeuta e mette lì un’interpretazione che potrebbe anche portarlo a premi e Domnhall Gleeson, che invece interpreta il sequestratore.

La sensazione che sarebbe stato sufficiente un film deriva innanzitutto dal fatto che questa storia è molto chiusa su se stessa: nei primi quattro episodi sono davvero pochi i momenti in cui si esce dalla stanza o vengono introdotti altri personaggi. Anche la durata spinge in questa direzione, perché gli episodi sono da venti minuti, fatto inconsueto per un drama, anche se negli ultimi tempi non è così isolato. I dubbi su The Patient, insomma, sono soprattutto legati al formato e la sensazione di qualcosa di non definito si acuisce nel quarto episodio, quando di colpo veniamo portati da una scena nel luogo di lavoro del sequestratore: un cambio di direzione inatteso e soprattutto non necessario, che acuisce quei dubbi citati poco fa.

In compenso, tutti gli scambi tra lo psicologo e il paziente sono eccezionali, recitati dagli interpreti con una precisione millimetrica nelle battute e nelle microespressioni facciali. Per questioni di cuore, colpisce soprattutto Carell, fragilissimo e terrorizzato nella parte dell’ostaggio. Nonostante la chiusura di spazio e tempo, nel corso delle puntate non mancano i colpi di scena, che scandiscono bene gli episodi e li fanno scorrere con fluidità. A conti fatti, The Patient è una serie teatrale, nel senso più letterale del termine: potrebbe serenamente essere messa in scena su un palco con pochissimi accorgimenti. È una serie di qualità, a suo modo d’autore, che pecca solo nel non essere radicale come avrebbe potuto. E nel non essere un film, ma questo è un altro discorso.

Perché guardare The Patient: per l’interpretazione di Steve Carell

Perché mollare The Patient: perché il formato non convince fino in fondo

Argomenti The Patient


CORRELATI