22 Settembre 2022

Prisma – Prime Video: una bella prova di maturità dagli autori di SKAM di Marco Villa

Dagli autori di SKAM, Prisma è una serie teen molto matura e questo non è una contraddizione in termini, tutt’altro

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Il rischio era chiaro: fare una SKAM riveduta e corretta, ma senza la freschezza dell’originale. Del resto, l’impressione superficiale era che in Prisma fossero rimasti gli stessi personaggi (un gruppo di liceali), le stesse dinamiche (difficoltà nelle relazioni e nella scoperta di sé) e un contesto spostato di meno di cento chilometri, da Roma a Latina. E la stessa coppia creativa, formata da Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo. E invece non è così. Il classico adagio gattopardesco recita “cambiare tutto affinché nulla cambi”. Con Prisma è vero l’esatto contrario: cambiare il meno possibile perché tutto cambi.

Disponibile dal 21 settembre su Prime Video, Prisma mette al centro della sua storia una coppia di fratelli gemelli, entrambi interpretati da Mattia Carrano. C’è Marco, timidissimo, quasi impaurito dalle relazioni di amicizia e sentimentali. C’è Andrea, in apparenza più spavaldo e a suo agio in tutte le situazioni, che in realtà nasconde a tutti una lotta interiore fortissima con il proprio corpo: non è uno spoiler, già da subito si scopre che Andrea non riesce a convivere con il genere che gli è stato assegnato alla nascita. Lui si sente una ragazza, il suo lato femminile è molto forte, ma nascosto e cerca di ritagliarsi piccole frazioni della giornata in cui vivere a suo agio con se stesso. Nessuno conosce questo turbamento, la prima che lo intuisce e con cui Andrea si apre è Nina, ragazza omosessuale che un anno prima gli aveva “rubato” la fidanzata.

I due fratelli si muovono nello spazio che separa il liceo che frequentano e la piscina dove si allena la squadra di nuoto locale. Questo spazio è abitato ovviamente da altre personaggi, tra cui spicca un terzetto di ragazzi con il pallino di diventare musicisti rap e un’altra ragazza, Carola (Chiara Bordi), che sin da subito si avvicina al timido Marco.

“Corpi ignudi, sgraziati o armoniosi / Perdenti per sempre, perfetti per oggi”, cantavano gli Zen Circus ormai più di dieci anni fa e in fondo potrebbe essere questa la tagline per descrivere Prisma, che è un flipper di corpi che entrano in contatto e si allontanano, si avvicinano e si perdono. Rispetto a SKAM, lo sguardo è un passo più distaccato: accade a livello visivo con inquadrature meno strette sugli interpreti, ma anche nella scrittura, con episodi da 40 minuti che danno maggiore respiro e permettono alla vicende di crescere e svilupparsi senza pressioni.

Prisma è una serie teen fatta e finita, che vuole raccontare l’adolescenza a un pubblico fatto non solo di teen. È una serie matura, che ruota intorno alle vicende dei due gemelli (e in particolare Andrea), ma che poi si riverbera su tutta la cerchia di amici. Problemi maggiori e minori, la consapevolezza di vivere in una provincia schiacciata tra Roma e il mare, ma anche tra un passato carico di simboli, che torna a più riprese e in qualche modo acuisce il peso sulle spalle dei personaggi. Come sempre accade, anche in questo caso il racconto di un’adolescenza di provincia è il racconto di una continua tensione tra il presente e il futuro, tra il restare e l’andare. E in mezzo ci sono appunto i corpi: in crescita, in evoluzione, in costante rapporto con personalità e quello che si diventerà.

Abbiamo fatto più di un riferimento a SKAM ed è inevitabile, visto il livello del paragone. Così come è inevitabile dire che forse il livello complessivo del cast è un filo inferiore rispetto a quello della serie di derivazione norvegese, pur riconoscendo a Bessegato e soci un talento assoluto nello scovare nuovi volti e nuovi nomi. Sarebbe potuta essere un passo falso, invece Prisma è un rilancio. Coraggioso e consapevole.

Perché guardare Prisma: perché è una versione matura di SKAM

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