15 Dicembre 2022

George & Tammy – Storia vera, bravi attori e tanto country di Diego Castelli

In George & Tammy, Michael Shannon e Jessica Chastain interpretano due stelle della musica country, nonché due personaggini ehm… complicati

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Le storie vere che Hollywood ama trasporre in film o serie tv si possono suddividere in due categorie: quelle che riguardano storie note anche al di fuori degli Stati Uniti (che ne so, Chernobyl, ma pure Pam & Tommy), e quelle che invece parlano soprattutto al pubblico americano.
Con George & Tammy – miniserie di Paramount e Showtime al momento non disponibile in Italia, ma che possiamo immaginare di vedere in un prossimo futuro su Paramount+ – siamo nel secondo gruppo, perché il mondo della storia è tanto amato dall’America profonda quanto sostanzialmente ignorato in Italia, eccezion fatta per pochissimi nomi imprescindibili: parliamo del country.

George & Tammy, creata da Abe Sylvia e diretta da John Hillcoat, racconta di George Jones e Tammy Wynette, considerate stelle assolute del country d’oltre oceano e pressoché sconosciuti al grande pubblico italiano, che però riconoscerà più facilmente i loro due interpreti, ovvero Michael Shannon e Jessica Chastain.

La serie, che inizialmente doveva essere un film con Josh Brolin (poi rimasto solo come produttore) è tratta da The Three of Us: Growing Up with Tammy and George, romanzo (auto)biografico scritto da Georgette Jones, figlia dei due protagonisti, che a cavallo fra anni Sessanta e Settanta iniziarono una tumultuosa relazione e un proficuo sodalizio artistico.

All’inizio della miniserie, George Jones è già un cantante famoso e apprezzato, anche se in una fase non brillantissima della sua carriera, mentre Tammy (nome d’arte di Virginia Wynette Pugh) è una giovane star con buon potenziale che è cresciuta idolatrando proprio la carriera di George.

Lui è sposato ma prossimo al divorzio, lei è sposata con Don (Pat Healy), cantautore in erba non particolarmente brillante o simpatico con cui ha messo su una famiglia numerosa, unendo anche figli da un matrimonio precedente.

Quando finalmente Tammy incontra George, con lo scopo primario di trovare il modo di collaborare con lui per lanciare definitivamente la sua carriera, ecco il patatrac: lui si innamora di lei, lei di fatto lo ama da quando era bambina, e in poco tempo arriva la decisione di mollare le rispettive famiglie per iniziare una storia d’amore e professionale che porterà a grandi successi ma sarà macchiata da molte ombre, fino a una separazione che avverrà non molti anni dopo (non è spoiler, è già accaduto 50 anni fa, non vale).

Siamo dunque in un contesto un po’ diverso dall’altra grande storia d’amore country che effettivamente è conosciuta anche da noi, cioè quella fra Johnny Cash e June Carter, raccontata fra le altre cose dal bellissimo Walk The Line e baciata dalla fortuna di un sentimento durato fino alla morte dei due.

Con George & Tammy, invece, ci si concentra su un periodo più breve, in cui le due stelle hanno brillato insieme più splendenti che mai, per poi separarsi nuovamente.

E fra i motivi di queste difficoltà c’è un torbido miscuglio di alcolismo, violenza domestica e un altro po’ di mattate, che ci aiutano a vedere sotto una luce diversa un mondo, quello del country, che per caratteristiche melodiche della sua musica (più che dei suoi testi) e per stereotipi legati all’abbigliamento, siamo sempre portati a pensare abitato da buffi cowboy e donzelle col vestitino a fiori.
Ecco, George & Tammy sembra volerci ricordare che dietro quella superficie luccicante, tipicamente considerata più bucolica e meno trasgressiva rispetto al mondo del rock, si possono comunque annidare tutte le dinamiche tossiche legate alla fama, allo stress, all’abuso di sostante e di persone, al fiorire di grandi sogni e al cozzare di grandi delusioni (come abbiamo anche visto, per la verità, in altri prodotti recenti, come Nashville o l’ambiziosa ma già cancellata Monarch).

Per raccontare questa storia di luci e ombre, George & Tammy sceglie il classico taglio da biografia hollywoodiana, tutto sommato lineare e molto concentrata sulla descrizione e lo sviluppo dei due protagonisti e della loro relazione, scegliendo però di pendere abbastanza decisamente sul versante dell’oscurità.

Questo non significa che sia una serie sempre cupa e iperdrammatica (anche se la fotografia di Igor Martinovic non lascia molto spazio alla luce chiara e limpida, tranne in poche, studiate scene di performance musicale), ma è indubbio che le canzoni che spesso ci troviamo ad ascoltare, interpretate dalla viva voce di Michael Shannon e Jessica Chastain, ci appaiono sempre come una mano di vernice colorata spalmata su un muro grigio e pieno di crepe.

L’impressione che si ha nei primi due episodi (gli unici usciti al momento di scrivere questa recensione) è che certe tensioni e brutture nel rapporto fra i due protagonisti provino continuamente a trovare sfogo nella musica, riuscendoci solo in parte, come se le necessità dello showbusiness, pur malleabili entro una certa misura, non potessero esprimere davvero ciò che accade dietro le quinte (con tutto che la carriera musicale dei due non fu immune da controversie, come per esempio quella legata a “Stand By Your Man”, la canzone più famosa di Tammy Wynette ma anche la più criticata, perché celebrativa di un certo modo sottomesso e fin troppo leale di fare la moglie, usata nella serie proprio per creare un forte contrasto con gli abusi psicologici che la donna stava subendo in quel momento).

Forse non è un caso, dunque, che per George Jones sia stato scelto Michael Shannon, attore che finora abbiamo visto poche volte protagonista, e quasi sempre in parti ad alto tasso di oscurità, per il semplicissimo motivo, e spero che Michael mi perdonerà se lo dico, che Shannon ha proprio la faccia da bastardo psicopatico.

I due, in realtà, danno vita a una grande performance, attoriale e musicale, e nonostante la serie sia appena uscita, Jessica Chastain è riuscita a ottenere la candidatura come miglior attrice in una miniserie ai Goldel Globes (Michael Shannon è invece rimasto a bocca asciutta).

In generale, siamo di fronte a un prodotto classico nelle sue premesse e nei suoi sviluppi, la biografia hollywoodiana a cui siamo (ben) abituati, ma questo non toglie nulla alla sua solidità e alla sua capacità di valorizzare due grandi interpreti con inquadrature, dialoghi e musiche che spesso si reggono benissimo anche solo su uno sguardo, sulla vibrazione di un sopracciglio, sul contrasto fra una nota musicale apparentemente allegra e un’espressione di tensione o di paura.

Certo, se la musica country non vi piace per niente, è chiaro che una miniserie in cui tutta la musica, diegetica e non, dentro e fuori la storia, è country, potrebbe suonare indigesta.
Non è il mio caso, per mia fortuna, e se devo citare l’unica cosa che non mi torna è proprio la difficoltà nel creare una chimica romantica fra Shannon e Chastain: entrambi bravissimi a portare avanti le loro piccole beghe e frustrazioni, faticano più del dovuto a rendere credibile il fatto che questi due si innamorino per davvero, o che almeno ci credano.
Come detto, comunque, questa non è esattamente e precisamente una grande “storia d’amore”, o per lo meno non è solo quello, quindi è un problema tutto sommato superabile.

Perché seguire George & Tammy: è la classica biografia hollywoodiana luci&ombre, scritta e diretta con polso sicuro e interpretata da due ottimi attori.
Perché mollare George & Tammy: sono personaggi quasi sconosciuti in Italia, dediti a un genere musicale non particolarmente seguito da queste parti.



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