15 Novembre 2013 11 commenti

Homeland – Della terza stagione non si salva niente di Marco Villa

5 motivi per cui la terza stagione di Homeland è una pena

Copertina, On Air

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[SPOILER ALERT: LEGGERE SOLO SE SI E’ ARRIVATI ALLA 3X07]

Perché Homeland, perché farci questo? Ti abbiamo amato, esaltato ed elogiato in ogni modo possibile per due anni, godendo per 24 puntate pressoché ininterrottamente. Ti abbiamo difeso strenuamente quando qualche sprovveduto diceva che Carrie Mathison aveva rotto le palle. Ecco, Homeland, non ci meritavamo questo trattamento. Non ci meritavamo una terza stagione non solo brutta, ma così brutta. Una stagione che butta via tutto quello che aveva reso questa serie tv uno dei veri capolavori di questi anni di produzione televisiva, una di quelle che aveva fatto fare un ulteriore salto di qualità alla categoria seriale tutta. La dico brutale: di questa terza stagione di Homeland non si salva niente. No, non sono catastrofico, adesso motivo tutto, punto per punto.

92538-carrie-and-saul-in-homeland-season-31. Non si salva Carrie Mathison
Tutto quello che fa Carrie si è già visto: abbiamo già assistito alla scena fortissima dell’elettroshock, rimetterla nell’ospedale psichiatrico è solo riproporre in minore quella situazione. Certo, la vediamo soffrire e stare male, ma l’unico risultato è renderla un personaggio sopra le righe, con il mento ballerino di Claire Danes ormai dotato di una personalità autonoma. Carrie Mathison non è più l’agente superbrava con problemi serissimi. È una pazza, punto. Talmente oltre da non suscitare quasi nessuna compassione/immedesimazione. Diciamocelo: finché resta in ospedale, Carrie è una palla tremenda. Poi esce, si riscatta, ma non fa nulla di veramente figo, non fa nulla da Carrie. Vi ricordate come si riscattava dall’elettroshock al termine della prima puntata della seconda stagione? Ecco, quella cosa non c’è nemmeno lontanamente. Tutto quello che passa in queste puntate è che è disposta a tutto per la sua nazione. Non è poco, certo, ma per fare questo viene completamente annullata come personaggio. Complice l’assenza di Brody, il risultato è rendere Homeland una serie senza personaggi di carisma. E non dico niente sulla gravidanza, giusto il tassello che mancava nella distruzione di questo personaggio.

homeland-season-3-episode-3-brody2. Non si salva Nicholas Brody
E certo che non si salva, non c’è mai. Brody è ormai diventato l’elemento più complicato di Homeland: in che modo può tornare nella serie, senza far perdere alla serie stessa ogni briciolo di credibilità? Ormai è l’uomo più odiato d’America, dovrà restare per forza latitante a vita, oppure salvare l’intero paese un attimo prima della distruzione. In entrambi i casi, si tratta di soluzioni che probabilmente manderebbero a puttane tutta la serie. Poi è ormai evidente che Brody e Carrie viaggiano bene solo uno in funzione dell’altra: non ce ne frega niente dei loro destini separati, reggono solo incrociati. Lo si vede dalla puntata dedicata a Brody fuggiasco in Venezuela. Lui è lì che vaga nella torre, noi siamo annoiati. Come ha ammesso lo stesso Damian Lewis in alcune interviste, la verità è che Brody sarebbe dovuto morire tempo fa, ma il pubblico era troppo preso bene per la storia tra lui e Carrie. E adesso l’ex marine traditore è diventato un peso per Homeland.

Episode 3013. Non si salva la spy story
La vicenda di Majid Javadi emerge nelle ultime due puntate andate in onda, la sesta e la settima, e raggiunge subito l’apice. Nessuna preparazione, nessuna costruzione narrativa. Risultato: nessuna tensione. La scena dell’omicidio di ex moglie e nuora dovrebbe essere qualcosa di tragico, di devastante per lo spettatore. Di nuovo, come sopra, non ce ne frega niente: due persone mai viste prima, uccise da uno visto pochissimo. E dovrei stare male? Il punto più basso di questa stagione, però, è finora quello toccato al termine della quarta puntata, quando scopriamo che Saul e Carrie sono sempre stati d’accordo e che la reclusione nell’ospedale psichiatrico era un truccone. Quella scena, fondamentale per gli equilibri di tutta la stagione, è buttata via, presentata in modo sciatto, senza nessuna tensione. La cosa peggiore, però, è che è una scena totalmente parlata. La regola aurea, lo sappiamo, è “show, don’t tell” (tipo “fammi vedere le cose, non raccontarmele”), invece il super colpo di scena viene raccontato attraverso un dialogo senza nessuna emozione o scossa. E tutto questo, ricordiamolo, in una serie tv come Homeland che ci ha abituato a scene di una potenza devastante e a una tensione calibrata al millimetro.

image-14. Non si salvano i comprimari
Saul Berenson ha un moto di riscatto nell’ultimo episodio, quando decide di affrontare a muso duro il suo futuro capo. Per fortuna, perché fino a quel momento è stato un fantasma. Ok, c’è il lutto e lo shock per quello che è successo alla sede della CIA, ma è l’ennesimo personaggio che ha perso tutto il proprio spessore tra l’ultima puntata della seconda stagione e la prima della terza. Anche lo scontro con il senatore è banale: avesse avuto di fronte uno tosto, cazzutissimo, ci sarebbe stato un minimo di conflitto. Ha di fronte un cretino totale. Perdita di carisma e di interesse anche per il tormentato a tempo indeterminato Quinn, per non parlare delle signore Brody e Berenson che anche no, ma proprio proprio no.

article-2449239-189795CE00000578-936_634x3485. Non si salva Dana Brody
È il punto interrogativo più grosso dei primi episodi di questa stagione: perché tutta questa attenzione su Dana Brody e sul suo compagno di merende? Io all’inizio ho anche apprezzato, perché era un cambiamento importante, non una semplice variazione sul tema, ma c’è uno stallo incomprensibile. Il fidanzatino se ne è andato, lei ha cambiato cognome e si è trasferita, a noi, tanto per cambiare, non ce ne può fregare di meno.

Lo so, il “ma cosa ce ne frega” è il ritornello di questo pezzo. E già questo è parecchio significativo, visto che si parla di Homeland. Non vedo l’ora di poter scrivere un pezzo per dire che non avevo capito nulla di questa stagione. Non vedo l’ora, perché io ci spero ancora, sia chiaro.

 



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