24 Settembre 2015 8 commenti

The Knick – Cinque motivi per recuperarlo prima della seconda stagione di Eleonora Gasparella

Sta per ricominciare The Knick, ma c’è ancora tempo per mettersi in pari

Copertina, On Air

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In attesa della seconda stagione, che partirà su Cinemax il 16 ottobre, torniamo a parlare di The Knick, la serie diretta da Steven Soderbergh con protagonista Clive Owen. Il motivo? Invitarvi a recuperarla prima che ricominci.

Ne abbiamo parlato all’inizio della prima stagione: lo show racconta di quattro giovani chirurghi dell’ospedale Knickerbocker: John Thackery, Algernon Edwards, Bertrand Chickering ed Everett Gallinger, alle prese con la medicina e l’ostica società di inizio Novecento a Nuova Yorche.
Ora la prima stagione si è conclusa da un pezzo, e sta per arrivare la seconda.
Per questo vado senza indugio ad elencarvi 5 motivi per cui è d’obbligo recuperare The Knick prima del 16 ottobre.

1. Clive Owen. È ormai prassi comune che attori hollywoodiani più o meno conosciuti passino dal cinema alla tv. In questo caso Clive Owen torna alla tv diventando il pennello che disegna perfettamente il personaggio di John Thackery: un omone contraddittorio con un difficile rapporto con la spazzola. Da una parte scontroso, egocentrico, burbero e cocainomane perso, dall’altra filantropo, desideroso di cambiare e migliorare la medicina e il mondo, sempre in prima linea quando c’è bisogno di lui. Così Clive Owen ci restituisce un personaggio allucinato, perennemente in bilico tra il nichilismo assoluto e la volontà di rimanere a galla, una vera bomba a mano, mai scontato e mai prevedibile.

2. L’atmosfera. Nata dalla mente di Soderbergh e realizzata dalla mano di Cliff Martinez (sì, quello di Drive) la musica che contraddistingue The Knick è strisciante, ipnotica, è il ticchettio dell’orologio della sala operatoria, le ruote delle carrozze, i passi dei dottori in reparto. La trama musicale della serie si mescola poi alla luce delle candele, ai toni seppia dei vestiti e delle strade polverose e a una regia che preferisce suggerire piuttosto che dire. Tutto questo ci traghetta in una dimensione cupa e nebulosa, come se stessimo guardando la serie non nella nostra cameretta, ma direttamente dentro la fumeria d’oppio di Ping Wu. Ed è così che lo straniamento e l’allucinazione di Thackery diventano anche i nostri. Non male, eh?

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3. I comprimari. Qui ci sarebbe da aprire un grosso capitolo. La serie non vuole solamente presentarci John Thackery e le sue vicissitudini, ma è fatta soprattutto dai personaggi che girano allo Knickerboxer. E non si parla di storie di amorazzi e pernacchie tra colleghi: qui son veri e propri pugni in faccia: rapporti padre-figlio carichi di responsabilità e aspettative, mogli pazze portate via in camicia di forza, convivenza tra persone di colore e bianchi, morale cattolica vs aborti e tantissima altra carne al fuoco. Insomma è chiaro che in questo ospedale non stanno tutto il tempo nella stanza delle medicine a infilarsi la lingua in bocca.

4. True blood. Non avete idea di quante persone mi hanno detto: “The Knick? Ah sì bello eh, però non so se guardarlo perché si vede il sangue e che schifo gambe e braccia amputate dappertutto”. Amici, si parla di operazioni chirurgiche quando ancora si facevano con forchetta e coltello, certo che è cruento. Tuttavia mi sento di svelarvi un segreto: non sono arti veri, quelli sono PEZZI DE PLASTICA e quello che schizza da tutte le parti è sangue finto, quello che esce quando si schiaccia il flaconcino. Una volta che avete imparato questo, amici, allora potete senza problemi approcciarvi alla visione di The Knick.

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5. Le quote rosa. Le donne sono il protagonista silenzioso della serie, nonché l’ossessione di Thackery: dall’operazione sulla placenta previa che dà il via alle sue angosce, fino all’ultimo accanimento su una ragazzina che gli fa capire di aver toccato il fondo. Sullo sfondo dello Knickerboxer si muovono donne toste che ogni giorno tengono la testa alta in una società che dire bigotta è un eufemismo. C’è l’infermierina Lucy, che si accolla con leggerezza il compito di salvare l’anima di Thack, c’è Cornelia Robertson, che da sola porta avanti l’ospedale. E poi c’è la mia preferita, Sister Harriett: cuore cattolico e mente laica, che quando non indossa il velo gira per le case praticando aborti e scolandosi gran pinte nei peggiori bar di Manatthan. Orsù dunque, cantiamo con Beyoncé: Who run the world? Girls.

Dopo questo spiegone a punti elenco, andiamo a visionare il trailer della seconda stagione e per favore qualcuno spieghi a Thackery che le spazzole erano disponibili nei negozi già in quegli anni.

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