20 Ottobre 2010

Il fotturo mestiere dell’attore – Seconda parte di Diego Castelli

Continua la distruzione dei tuoi sogni…

Ben ritrovato, fedele lettore. Ti sei ripreso dalle fatiche di ieri? Male! Perché sono qui per terminare la mia opera, e convincerti che i tuoi sogni sono nient’altro che illusioni. Ieri ti ho mostrato la doppia faccia del lavoro dell’attore nei drama, nei medical, negli action, nella fantascienza.

So che hai passato la notte a sperare in una scappatoia, e forse hai pensato alla ricostruzione storica, magari un po’ impegnata, tipo Boardwalk Empire o Mad Men. Ti sei convinto di aver trovato la soluzione, perché lì è sempre carnevale, e il grosso del lavoro lo fanno i poveracci che tiran su le scenografie. Però hai scordato tre grossi problemi: devi indossare strati di abiti scomodissimi (perché all’epoca “si faceva così”); devi bere ettolitri di quello che loro spacciano per whiskey, ma che in genere è the freddo (per la gioia del tuo intestino pigro); e soprattutto devi fumare come un turco perché sessant’anni fa mica pensavano ai tumori. Ovviamente, se già fumi sigarette, sta sicuro che ti chiederanno di passare al sigaro, o alla pipa. E una volta tornato a casa la impregnerai del tuo puzzo, che rimarrà lì per sempre, a prescindere dai tuoi prossimi telefilm.

So cosa si agita ora nella tua testolina. Vorresti puntare su una serie a metà strada. Un Baywatch, per esempio: tante belle ragazze, scene in costume da bagno (niente sbattimento in camerino), la maggior parte delle riprese in spiaggia. Bello, vero? Certo che no!
Ogni due minuti sei in acqua, con un salvagente che più che altro sembra un wurstel, e alla fine della giornata hai tutte le dita cotte, piene di grinze. E non sperare di schivare la bronchite per sempre: sei un bagnino, mica Wolverine. E se non sei in acqua sei in piedi sotto il sole cocente, grande festa per reni ed emorroidi. Non è nemmeno detto che superi la mattina: perché prima o poi, nel delirio delle scene e dei dialoghi, ti dimenticherai di quella impegnativa sequenza di nuoto, e a colazione avrai mangiato il frittatone di cipolle avanzato la sera prima, che col latte al cioccolato e i savoiardi ci sta sempre bene. E quindi giù gastriti e dolori lancinanti. Mai espressione sarà più calzante di “mare di merda”. Ah, sai le belle ragazze di cui ti dicevo? Tieni conto che non ne potrai toccare manco una, sennò rischi che si buchino e si sgonfino.

Come dici? Non capisco se singhiozzi… Il mistery intricato alla Lost? Ottima scelta: devi solo vivere tre anni su una cazzo di isola dove prendi continuamente multe per eccesso di velocità perché siete lì in dodici e non c’è verso di infinocchiare i vigili locali, che magari vanno in giro col gonnellino di paglia ma non hanno mai perso un episodio di Chips. Già che ci sei, aggiungi anche il fatto che tipicamente non hai la più pallida idea di cosa stia accadendo nel telefilm in cui lavori perché a te danno solo un dodicesimo della sceneggiatura di ogni puntata.

Rimane un solo, ultimo barlume di speranza. Vana, ovviamente. Nemmeno la sitcom ti salverà. Certo, pochi spostamenti, si gira tutto in studio e senza pareti verdi, moglie e figli son contenti, e spari minchiate tutto il tempo. Però cosa fai se un bel giorno non hai proprio voglia di scherzare? Magari hai litigato con la suocera, perché tua moglie “doveva sposare Luigi, che adesso è avvocato”; o hai dovuto raccogliere la po-po del cagnolino, che non ha ancora imparato a farla in giardino ma in compenso semina sterco ovunque, in quantità inverosimili. Vorresti solo bestemmiare, e invece devi correre a fare il simpatico. Che poi fare il simpatico vuol dire essere preso violentemente per il culo perché sei grasso/magro/alto/basso/calvo/ebreo/induista/cieco da un occhio. Il tutto di fronte a un centinaio di persone (il pubblico in studio) che è lì appositamente per ridere delle tue sfighe.

Lo so, è dura. Piangi pure, sfogati.
Ma poi smetti di frignare e accogli con gioia il piacere di lavorare a progetto per due lire in ambienti malsani e pieni di stronzi.

Ingrato.



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