19 Ottobre 2010 2 commenti

Il fottuto mestiere dell’attore – Prima parte di Diego Castelli

Ovvero: se luccica magari è oro. Ma è più facile che sia l’unghia smaltata di un dito mozzato.

Anche tu, mio buon lettore, vorresti diventare una star di hollywood.
Per la fama e per il denaro, certo, ma anche per “essere” un personaggio. Ti piacerebbe chiamarti David Duchovny o Matthew Perry, per essere ricordato come Fox Mulder o Chandler Bing. Credi che così la tua vita sarebbe tutta affetto e applausi.

Come ti sbagli…
Il mestiere dell’attore è duro, cattivo, colmo d’amarezza.

Prendi V. Astronavi, alieni, uomini-lucertola. Niente di tutto ciò. L’effetto speciale farlocco ci mostra la crudele verità: gli attori non camminano dentro astronavi di metallo lucente, ma solo in grossi stanzoni verdi. Tra l’altro, con addosso un triste pigiamino grigio.



Ma certo, lascia pure perdere la fantascienza. Convinciti che il drama ti darà più soddisfazioni. Povero stolto. Ti alzi al mattino e vai al lavoro sapendo che probabilmente dovrai piangere, urlare, litigare con tutti, confessare alla fidanzata che ti spupazzi la sua migliore amica, convincere l’FBI che quella polverina nella tua macchina è lo zucchero a velo per la torta di zia Matilde. Tutte cose che nella vita vera non vorresti mai fare. Non contento, dovrai assicurarti che il giardiniere non si ciuli tua moglie, occuparti del figlio che ha allagato la scuola, accettare il fatto che tua figlia ha la clamidia perché copula con ogni creatura senziente che passa per il portico. E se va davvero male, dovrai bisticciare con un partner dello stesso sesso o, molto peggio, diventerai un prete saccente.

Di slancio, sconfortato, passi al medical. Punti a fare il bel pediatria. Non hai fatto i conti con le mani lorde di sangue sintetico, il camice pieno di finto vomito, le comparse scelte apposta perché sembrano malate, le valanghe di parole di cui non conosci il significato ma che devi memorizzare una ad una. Nel peggiore dei casi zoppichi pure, con un bastone o una stampella.

Come dici? Ovvio che puoi provare con quelle belle serie moderne tipo Californication, piene di donnine attraenti! Però vediamo se riesci a dimenticare il fatto che nella realtà hai una moglie e tre figli perfettamente consapevoli che la tua lingua sta rovistando nel cavo orale di una ventenne siliconata.
“Papà, cos’hai fatto oggi al lavoro?” “Mah, guarda, stropicciavo tette. E non di tua madre. E lei lo sa.”
Bam, blocco immediato della crescita.

Ma tu sei un figo e, seppur frastornato, viri sul racconto maschio. Tipo Hawaii Five-0 o 24. Giustissimo. Però attento, perché non è che tutte le sante mattine hai voglia di correre e sparare, muoverti in cunicoli pieni di fumo e topi (magari sani, ma sempre topi), gettarti sull’asfalto mentre dietro di te esplode un camion di benzina al rallentatore. Se poi sei Jack Bauer, devi anche torturare un sacco di gente, e devi essere convincente mentre lo fai, sennò gli spettatori si accorgono della finta: finisce che vai a casa per cena e nel chiedere il sale a tua moglie le spezzi le dita finché non ti confessa che ha comprato una marca scadente solo perché era abbinata a un campione omaggio di crema depilatoria alla fragola.
Il tutto coi bambini che vi fissano sgomenti da sopra il passato di verdure.
Ri-blocco della crescita.

No, non ho finito. E no, non credo che la situazione migliorerà. Ma ora ti devo lasciare, ché se scrivo troppo il Villa cancella il mio account. Ma tu continua a disperarti, che domani ritorno…



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